Dalla Bosnia, il grido del Cardinale Puljic: c’è un esodo nascosto dei cristiani

Il Cardinale Vinko Puljic durante una conferenza stampa
Foto: Catholic News Agency
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I cristiani vanno via dalla Bosnia, dove vivono una persecuzione silenziosa e dove vedono la situazione incerta. E il Cardinale Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo, non manca di denunciare la situazione, a margine della Plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee che si è tenuto a Poznan dal 13 al 16 settembre.

Eminenza, più volte lei ha denunciato la presenza di un esodo nascosto dei cristiani dalla Bosnia. Da cosa deriva questo problema?

È un problema che arriva perché siamo una minoranza. L’accordo di Dayton (siglato nel 1995, che concluse la guerra nella ex Jugoslavia, ndr) non dà uguaglianza per tutti i cittadini della Bosnia Erzegovina. I mass media sono duri, e molti giovani vanno via perché si stancano di un clima in cui c’è pressione da tutte le parti, sia da parte serba che da parte croata. I politici, d’altro canto, non lavorano per tutti. Quelli che sono eletti lavorano solo per i loro elettori.

Cosa dovrebbe essere fatto?

Bisogna creare uno Stato dove i politici eletti lavorino per tutti i cittadini, ma soprattutto creare una uguaglianza a livello giuridico. Una uguaglianza basata sui diritti umani, che permetta di custodire l’identità nazionale e culturale della nazione, e faccia rispettare la libertà religiosa.

Come vivono i cattolici in questa situazione?

Il nostro popolo cattolico ha un grande problema. Noi facciamo quello che è possibile, a livello caritativo, a livello pastorale e anche pratico. Le nostre scuole cattoliche, di altissimo livello, non sono lo per cattolici: tutti possono iscriversi. E lavoriamo su molti progetti, con i giovani, con le famiglie.

Quali sono i problemi?

Abbiamo ancora un problema con il governo per la restituzione delle proprietà della Chiesa. È difficile avere la restituzione dopo la nazionalizzazione.

La visita del Papa del giugno 2015 non ha cambiato un po’ la situazione?

Durante la visita di Papa Francesco c’era un bel clima. Tre anni dopo, tuttavia, posso dire che niente è davvero cambiato a livello pratico.

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