Dalle diocesi, la beatificazione di Giovanni Fornasini e la lettera di Papa Francesco

Pubblicate le linee guida della Conferenza episcopale calabra per combattere le mafie

Giovanni Fornasini
Foto: Chiesa di Bologna
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La diocesi di Bologna si prepara a una giornata di festa domenica prossima, 26 settembre, per la beatificazione di don Giovanni Fornasini, un sacerdote che percorreva con la sua bicicletta le pendenze montane, una forza data dalla fede e dal fatto di non “lasciare indietro nessuno”, come ha detto il card. Matteo Zuppi.

Don Giovanni Fornasini, morto il 13 ottobre 1944 a San Martino di Caprara, fu testimone degli eccidi avvenuti a Monte Sole nei giorni precedenti. A presiedere la celebrazione il card. Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. La giornata di festa sarà anticipata da una serie di iniziative. Da venerdì prossimo a domenica una mostra fotografica che descrive, anche con alcuni testi a commento, i passaggi più importanti della vita di don Giovanni Fornasini sarà ospitata in uno degli stand del Festival Francescano, una estemporanea di pittura da oggi a Marzabotto, un Memorial di calcio tra le squadre giovanili dei paesi in cui don Giovanni è vissuto.

Altre iniziative nei giorni successivi fino a mercoledì 13 ottobre con la celebrazione della prima memoria liturgica del Beato Fornasini. Alle ore 18.30 Messa a Sperticano presieduta dal card. Matteo Zuppi. Intanto nel giorno della beatificazione saranno portate nella basilica di San Petronio, insieme all’urna con i resti del corpo del martire, anche alcuni particolari oggetti che gli sono appartenuti: la bicicletta con cui accorreva verso chi aveva bisogno; gli occhiali e l’aspersorio che aveva con sé il giorno del martirio. 

Diocesi in piena attività nei primi giorni del nuovo anno pastorale con nuove iniziative come quella delle diocesi di Tivoli e Palestrina guidate dal vescovo Mauro Parmeggiani. Le due diocesi da tempo si sono interrogate  sulla domanda “Siete disposti ad aiutare?”. “Ci siamo posti il problema riguardante la figura ed il servizio dei padrini e delle madrine oggi sia nel sacramento del Battesimo che in quello della Cresima che vengono celebrati nelle nostre comunità”, scrive il vescovo evidenziando che “non sono mai state nascoste le difficoltà attuali nel reperire da parte delle famiglie o di quanti chiedono i sacramenti dell’Iniziazione cristiana per i loro figli, persone non soltanto idonee a svolgere tale servizio perché con una vita corrispondente alle caratteristiche morali e canoniche richieste, ma anche con un senso di appartenenza ecclesiale necessario per introdurre ed accompagnare nella vita di fede i fanciulli, i ragazzi ed anche i giovani ed adulti che chiedono di essere ammessi a ricevere tali sacramenti per la vita cristiana nella Chiesa e per il mondo”.

Alcuni avevano proposto di abolire la figura dei padrini e delle madrine ma tale scelta il vescovo la considera “troppo semplicistica” soprattutto perché “priverebbe il neofita di quel necessario accompagnatore nel vivere la vita cristiana che è appunto il padrino o la madrina il cui servizio”. La nota stabilisce che siano le comunità parrocchiali a proporre alle famiglie, quali padrino e madrina, “figure credibili e con un forte senso ecclesiale”, “scelte insieme da parroco, vicari parrocchiali, diaconi, Consiglio pastorale parrocchiale, catechisti e accompagnatori dei genitori”. Queste figure si prepareranno con una serie di incontri. E ad experimentum, è concessa la presenza anche di un “testimone”, legato affettivamente alla famiglia del battezzando o del cresimando. Vengono invece esclusi dal padrinato coloro che chiedono di ricevere la Cresima solo per diventare a loro volta padrini. 

Particolare significato ha avuto questa settimana la Giornata di fraternità dei vescovi lombardi al santuario di Caravaggio con i sacerdoti anziani e malati. A loro è giunto un messaggio da parte di Papa Francesco: “State vivendo una stagione, la vecchiaia, che non è una malattia, ma un privilegio”, ha scritto. Il Papa fa riferimento a Simeone e ad Anna evidenziando che “quando sono anziani il Vangelo entra pienamente nella loro vita e, prendendo fra le braccia Gesù, annunciano a tutti la rivoluzione della tenerezza”. Chi è malato – scrive ancora il Papa -  “vive un privilegio: quello di assomigliare a Gesù che soffre e portare la croce proprio come Lui” sottolineando che i sacerdoti anziani e malati sono “protagonisti attivi nelle comunità”, “portatori di sogni carichi cli memoria e per questo importantissimi per le giovani generazioni”.

E poi la richiesta di pregare per lui “un po’ anziano e un po’ malato ma non tanto!”, scrive in modo scherzoso. Al Caravaggio la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Milano, Mario Delpini insieme ai vescovi della regione durante la quale si è fatto memoria dei sacerdoti lombardi vittime della pandemia: su quasi 300 presbiteri morti in Italia, ben 92 erano originari della Lombardia.

Ed è di  ieri la pubblicazione delle linee guida della Conferenza episcopale Calabra dal titolo “No ad ogni forma di mafia” nella quale  si sottolinea che “le mafie esistono in Calabria nonostante ogni dichiarazione contraria o omertosa” e che “hanno volti, nomi, cognomi, appoggi, collaborazione, silenzi conniventi” oltre al fatto che “le mafie trovano terreno fertile perfino in certuni contesti religiosi”. 

I vescovi calabri chiedono “un grande progetto educativo alternativo” insieme alle altre agenzie educative che “affronti alla radice la questione e susciti applicazioni concrete” partendo dalla formazione delle persone “fin dalla tenera età, sullo sfondo dei problemi socio-culturali che rendono ancora possibile la fioritura della criminalità organizzata”.

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