Dalle diocesi, la Chiesa italiana si prepara a vivere un doppio sinodo

Il Sinodo della Chiesa universale e il Sinodo italiano, assemblee diocesane che durano anni

Una assemblea diocesana
Foto: www.diocesicassanoalloionio.it
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La Chiesa universale verso il sinodo. Ad aprirlo papa Francesco domenica 10 ottobre. L’assise proseguirà poi nelle diocesi di tutto il mondo per culminare nel Sinodo dei Vescovi previsto tra due anni, nell’ottobre 2023. 

Questa settimana è stato diffuso e presentato il documento preparatorio e il vademecum. Il sinodo riguarderà anche la Chiesa italiana che a maggio, durante la 74ª Assemblea Generale dei vescovi ha avviato il cammino sinodale e a luglio, nella sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, è stato tracciato, alla luce della Carta d’intenti presentata in Assemblea, un primo disegno del cammino, individuando un percorso quadriennale. Un cammino illustrato in una lettera della presidenza della Cei ai vescovi per aggiornare su quanto fatto finora – percorso ancora in evoluzione – in attesa della sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente e dell’Assemblea Generale Straordinaria che si svolgerà a novembre.

Nella lettera si sottolinea che l’epoca che attraversiamo è colma di dolore e di grazia”: la crisi sanitaria “ha svelato innumerevoli sofferenze ma anche enormi risorse. Le nostre comunità devono fare i conti con isolamento, disgregazione, emarginazioni e tensioni; la creatività che hanno espresso, ora messa alla prova dal perdurare della pandemia, racchiude un desiderio di relazioni profonde e rigeneranti”.  “Nel primo anno (2021-22) – si legge nel testo della lettera della presidenza –  faremo nostre le proposte della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi per la XVI Assemblea Generale Ordinaria; nel secondo anno (2022-23) la consultazione del popolo di Dio si concentrerà su alcune priorità che saranno individuate dall’assemblea generale della Cei del maggio 2022”.

La seconda fase è rappresentata da un anno (2023-24) in cui le comunità, insieme ai loro pastori, “s’impegneranno in una lettura spirituale delle narrazioni emerse nel biennio precedente, cercando di discernere ‘ciò che lo Spirito dice alle Chiese’ attraverso il senso di fede del popolo di Dio”. In questo esercizio saranno coinvolte le Commissioni episcopali e gli Uffici pastorali della Cei, le Istituzioni teologiche e culturali.

La terza fase culminerà, nel 2025, in “un evento assembleare nazionale da definire insieme strada facendo”, scrivono i vescovi: “In questo con-venire verranno assunte alcune scelte evangeliche, che le nostre Chiese saranno chiamate a riconsegnare al popolo di Dio, incarnandole nella vita delle comunità nella seconda parte del decennio (2025-30)”. “Il cammino sinodale non parte da zero, ma s’innesta nelle scelte pastorali degli ultimi decenni e, in particolare, nei Convegni Ecclesiali di Verona e Firenze”, precisa la Cei: il discorso del Papa a Firenze, insieme all’ Evangelii gaudium, scandirà la traiettoria del percorso.

Il metodo è quello di “consultazione capillare” proposto dal Sinodo dei Vescovi, che prevede il coinvolgimento di parrocchie, operatori pastorali, associazioni e movimenti laicali, scuole e università, congregazioni religiose, gruppi di prossimità e di volontariato, ambienti di lavoro, luoghi di assistenza e di cura… “Per questo è fondamentale costituire gruppi sinodali diffusi sul territorio: non solo nelle strutture parrocchiali, ma anche nelle case e dovunque sia possibile incontrare e ascoltare persone”.  

Naturalmente il sinodo riguarderà tutte le diocesi italiane alcune delle quali, nei mesi scorsi, hanno concluso o avviato delle fasi sinodali. Per il vescovo di Cassano allo Ionio, Francesco Savino, il sinodo deve “elaborare una visione pastorale: non c’è mission senza vision, ci vuole una strategia e una tattica”, ha detto intervenendo all’assemblea della diocesi di Reggio Calabria-Bova spiegando che il Sinodo è “mettersi in ascolto del futuro, partendo dalla realtà che stiamo vivendo, per non cedere ai soliti paradigmi pastorali: si è fatto sempre così”. 

Nella diocesi di Acireale il cammino si aprirà il 20 ottobre. Il vescovo, Antonino Raspanti,  evidenzia che la Chiesa Italiana, “stimolata dal Santo Padre, già dalla scorsa primavera progettava un Cammino Sinodale da avviare con l’Assemblea generale dei vescovi italiani dello scorso maggio, in seguito al forte scossone provocato dalla pandemia. Si sono così intrecciate – scrive in una lettera - due chiamate, vero segno della voce dello Spirito, che vogliono destare da un torpore o uno scoraggiamento, che serpeggiano in tanti animi, per lanciare le comunità cristiane in un percorso che avrà un arco temporale che va dal 2021 al 2025”. È coinvolto – aggiunge -  “l’intero Popolo di Dio con momenti di ascolto, ricerca e proposta nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle aggregazioni ecclesiali e, possibilmente, anche in chi si sente o si pone in posizione più distante dalla Chiesa”.

In diocesi – aggiunge – “coniugheremo pertanto le istanze sia dell’appello papale sia del cammino della Chiesa italiana, riaccendendo in noi la passione per il Vangelo che induca a spargere semi di rinascita e di missione evangeliche”.  Il Sinodo, spiega - “è invece un singolare con-spirare tra fedeli e pastori, muoversi insieme sotto l’azione dello Spirito, che è immagine del con-spirare trinitario. L’esistenza dell’autorità è per servire, non per essere servita, come una piramide rovesciata con il vertice che sta sotto, dice Papa Francesco; il suo servizio è a garanzia della partecipazione responsabile di tutti i fedeli”.

La Chiesa – ha scritto il vescovo di Forlì- Bertinoro, Livio Corazza, – “non rimane passiva di fronte alle sfide del tempo. Non si volge indietro, con nostalgia, non è un gregge smarrito e non si perde d’animo, se si affida al Signore lasciandosi guidare e nutrire da Lui. È Lui il nostro cibo e la nostra speranza”.

 Del Sinodo si è parlato ad Assisi durante la 70ª edizione della Settimana di aggiornamento pastorale che si è svolta ad Assisi, occasione “per una riflessione previa alla sinodalità (necessario momento per attuare il processo sinodale), un momento ‘educativo-formativo’ prima di vivere il momento dell’ascolto, di ricerca e di proposta”.

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