Dalle diocesi, ricostruzione e santità dall'Umbria al Veneto

Padre Ezechiele Ramin
Foto: pd
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San Benedetto è stato un grande ricostruttore. “Anche noi dobbiamo ricostruire”. E’ stato l’appello forte lanciato dal vescovo di Spoleto-Norcia, Renato Boccardo, lo scorso 21 marzo in occasione della festa di San Benedetto dalla città di Norcia dove per la prima volta, dopo il terremoto del 30 ottobre scorso che ha distrutto interi Paesi, si è potuto celebrare una liturgia eucaristica all’interno delle mura cittadine.

Una celebrazione non in una chiesa - gran parte, infatti, sono crollate e le altre seriamente lesionate – ma nella piazza centrale della città dove c’è la statua in marmo di S. Benedetto, a pochi metri dalla Basilica edificata sul luogo di nascita del santo patrono d’Europa, distrutta dal sisma. Per il presule le ferite del recente terremoto sono ancora “sanguinanti e ci vorrà̀ tempo perché́ si mutino in cicatrici. In questo percorso, non sempre facile e spedito, l’amicizia e la solidarietà̀ di tanti, però, costituiscono per noi come l’olio della consolazione e il vino della speranza”. 

Mons. Boccardo ha quindi sottolineato che sarebbe poca cosa la ricostruzione della basilica di san Benedetto a Norcia se, nello stesso tempo e “forse anche con maggiore urgenza, non si provvedesse alla ricostruzione interiore dell’uomo e della  società, non solo a Norcia, ma in Italia e in Europa. Come cristiani, non vogliamo far mancare a questa ‘impresa’ il nostro contributo generoso e responsabile. E lo facciamo richiamando con forza quell’ideale di umanesimo cristiano che san Benedetto ha incarnato e che può essere ancora oggi fecondo di frutti”.

La Chiesa continua ad essere vicina alle popolazioni colpite. Sono aperte ancora delle collette per dare un piccolo aiuto alle popolazioni  di questi centri come sta avvenendo nelle Missioni cattoliche Italiane di Germania e Scandinavia. Certamente sono piccole gocce che parlano, però, di una solidarietà attenta e costante.  Una solidarietà che va a sostenere anche progetti culturali, perché nelle terre del Centro Italia flagellate dagli eventi sismici, anche la storia e la cultura sono state tragicamente ferite.

Nel periodo natalizio il Museo Diocesano di Padova aveva lanciato una piccola campagna di solidarietà con l’esposizione dell’Adorazione dei Magi “di Torreglia”: il ricavato dei biglietti del periodo di esposizione sarebbe andato a sostenere il restauro del dipinto di Anastagio Fontebuoni, la Madonna col Bambino e i santi Agostino, Benedetto, Pietro, Paolo, Bernardino da Siena e Chiara da Montefalco, una pala d’altare della chiesa di Sant’Agostino a Norcia, pesantemente danneggiata dal terremoto. La somma raccolta sarà interamente devoluta alla diocesi per sostenere il restauro della chiesa di Sant’Agostino a Norcia.

Sempre a Padova  oggi la chiusura della rogatoria diocesana per la causa di beatificazione del servo di Dio, padre Ezechiele Ramin, dopo che l’indagine sulla fama di santità, avvalorata dall’indicazione “super martyrio” – ossia nella consapevolezza che il religioso è morto nella difesa della propria fede, per la pace e la giustizia – era stata avviata il primo aprile 2016 dalla Diocesi di Ji-Paranà, in Brasile, dove il missionario è stato ucciso il 24 luglio 1985. Il vescovo di Ji-Paranà, mons. Bruno Pedron, aveva richiesto al vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla – informa una nota - di aprire un processo rogatoriale nella Diocesi di origine di padre Ramin per poter procedere alla raccolta di testimonianze di numerose persone che hanno conosciuto il comboniano. P. Ramin era nato a Padova (parrocchia di San Giuseppe), il 9 febbraio 1953. Dopo l’emissione dei i voti perpetui e l’ordinazione sacerdotale arriva in Brasile all’inizio del 1984 dove prende a cuore la problematica indigena della ripartizione delle terre.

Pochi giorni dopo la sua morte papa Giovanni Paolo II ha parlato di questo missionario comboniano come un “martire della carità”. E di “santità” si parla ancora questa settimana con la promulgazione dei decreti relativi ai miracoli di alcuni beati come il Beato Angelo d’Acri, figlio di san Francesco e “sacerdote illustre” della diocesi di Cosenza-Bisignano, come ricorda la diocesi in una nota rendendo grazie a Dio “per il dono di questo nuovo testimone della misericordia il cui culto sarà esteso alla Chiesa universale”.

Insieme a lui anche altri santi e beati (http://www.acistampa.com/story/saranno-santi-i-due-pastorelli-di-fatima-5675). Le date delle celebrazioni saranno annunciate da Papa Francesco nel prossimo concistoro che dovrebbe tenersi a breve. E sempre in Calabria, nella diocesi di Cassano allo Jonio, domani l’apertura della causa diocesana di beatificazione di “Zi Monaca”, come veniva chiamata sr. Semplice Maria Berardi. Dopo la Santa Messa, presieduta dal Vescovo, mons. Francesco Savino, l’insediamento del Tribunale Ecclesiastico per l’apertura del processo.

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