Dall'India, un altro attacco al segreto della confessione

Il Cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay, esce dall'Aula Paolo VI insieme a Papa Francesco, durante uno dei recenti Sinodi dei vescovi
Foto: Archivio Il Sismografo
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Ancora una richiesta di abolire il segreto della confessione. Questa volta arriva dall’India, dove la Commissione Nazionale delle Donne ha chiesto al governo di abolire il sacramento perché “è una interferenza indebita in una questione sacra e vitale della vita cristiana”.

Una richiesta “assurda,” ha risposto il Cardinale Oswald Gracias, presidente della Conferenza Episcopale Indiana, in una dichiarazione del 27 luglio. Una dichiarazione che però si inserisce in un dibattito più ampio, che è solo arrivato in India, ma le cui radici sono lontane.

La Commissione Nazionale per le Donne ha infatti mosso la richiesta a seguito dello scandalo che ha visto coinvolti 4 sacerdoti della Chiesa ortodossa siro-malankarese. Questi sacerdoti hanno utilizzato confidenze che una donna sposata aveva fatto loro in confessione per ricattarla e abusare sessualmente di lei.

Anche le altre richieste di abolire la confessione sono arrivate a seguito di casi di abusi. In Australia, la Royal Commission ha attaccato la confessione sostenendo che il segreto non permetta ai sacerdoti di denunciare gli abusi su minori quando ne sono a conoscenza: ne parlerà la Conferenza Episcopale Australiana, nella sua riunione di agosto.

Richiesta simile era stata fatta in Irlanda, al tempo dello scandalo degli abusi, dal premier del tempo, Enda Kenny. E persino i Comitati ONU sulla Convenzione per i Diritti del Fanciullo e Contro la Tortura, andando oltre le loro competenze, avevano parlato di un “codice del silenzio imposto ai suoi membri” per attaccare il segreto della confessione.

Ora, anche il caso di abusi in India si trasforma in un tentativo di mettere sotto accusa il segreto della confessione, con una richiesta fatta direttamente al premier Modi. Tra l’altro, il tutto avviene in una situazione difficile per la Chiesa in India, dove le leggi anti-conversione creano serie discriminazioni nei confronti dei cristiani, mentre i rapporti tra Stato e Santa Sede sono difficili, tanto che ancora Papa Francesco non ha potuto compiere il desiderato viaggio nel Paese che aveva preannunciato.

“La richiesta della commissione – ha detto il Cardinale Gracias – mostra una totale mancanza di comprensione della natura, il significato, la santità e l’importanza di questo sacramento per la nostra gente”.

Il Cardinale ha anche spiegato che la Chiesa “ha leggi molto restrittive per prevenire ogni abuso del sacramento”, mentre il bandire la confessione rappresenterebbe “la violazione della libertà religiosa che è garantito dalla Costituzione”.

Il presidente dei vescovi indiani ha notato che la richiesta si basa su alcuni incidenti nella Chiesa Ortodossa Siro-Malankarese, e allo stesso tempo ha rivendicato che la Chiesa sta lavorando in molti campi proprio a stretto contatto con la commissione, per affrontare, ad esempio, il tema delle donne che sono maltrattate, la sicurezza delle donne, la prevenzione della violenza domestica, il recupero di donne che subiscono violenza”.

La richiesta non è stata ritirata, ma in questi giorni non è stata ripetuta, e per questo il clima sembra essere migliore.

Di certo, il tema ha sollevato un coro di proteste. “Non si può generalizzare citando alcuni incidenti. Se c’è un crimine, la legge dello Stato deve affrontarlo”, ha detto il Cardinale Baselios Cleemis, arcivescovo maggiore della Chiesa Cattolica Siro-malankarese

 

Ed anche la Conferenza Episcopale del Kerala ha sottolineato che la richiesta della Commissione Nazionale delle Donne ha “colpito il sentimento religioso della minoranza cristiana della nazione”, compiendo “un attacco alla fede cristiana e alla pratica spirituale”.

 

Ti potrebbe interessare