Damasco, anche l’oratorio salesiano costretto a chiudere

Una delle stanze dell'Oratorio Salesiano di Damasco, ora chiuso
Foto: InfoANS
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Nel mezzo delle notizie drammatiche provenienti dalla Siria, la chiusura dell’Oratorio Salesiano di Damasco è un segnale che testimonia la gravità della situazione: mai la struttura dei figli di don Bosco, dall’anno della fondazione, aveva chiuso i battenti. Nemmeno nei momenti più gravi del conflitto siriano. 

La presenza dei salesiani in Siria risale al 1948, ma l’oratorio è stato fondato nel 1992, quando i figli di don Bosco sono stati invitati a Damasco dalle suore salesiane che già erano sul posto come responsabili di un ospedale italiano e di un asilo. E l’oratorio è presto diventato un punto di riferimento, come sempre succede alle strutture salesiane, ospitando 1300 giovani dalla seconda elementare all’università, concedendo qualche momento di serenità e anche servizi che in casa non hanno, come elettricità e acqua corrente.

Tutto questo è stato prudentemente sospeso con l’inasprirsi del conflitto a Damasco, in una situazione che Papa Francesco ha definito all’Angelus del 25 febbraio una “guerra disumana”.

Padre Munir Hanashy, direttore dell’oratorio, ha così diffuso una lettera, sottolineando che “le granate colpiscono quartieri, strade e intere aree della capitale, seminando continuamente morte e provocando il ferimento di numerosi cittadini”, e per questo si è deciso di chiudere fino a nuova comunicazione l’oratorio “al fine di salvaguardare l’incolumità dei bambini e dei ragazzi”. I bambini, infatti, arrivano spesso in pullman all’oratorio, ma attraversare la città sarebbe un pericolo troppo grande.

La lettera di padre Munir è densa di dettagli. Il direttore dell'oratorio dice che la situazione è difficile, ed “è sempre stato così, in questi sette anni di guerra in Siria, ma in questi giorni si soffre ancora di più”. Spiega che i missili e i colpi di mortaio arrivano dal Ghouta, zona della periferia di Damasco presidiata dall’ISIS e da tanti altri gruppi fondamentalisti che cercano di fare della Siria il loro califfato.

Tra pochi giorni, a marzo, la Siria entrerà nel suo ottavo anno di guerra e ora il bombardamento della zona di Ghouta si è intensificato nell’ultima settimana, in vista dell'assalto finale del governo che vuole riprendere il quartiere.

Abbiamo detto ai ragazzi – dice padre Munir - di stare in casa fino ad un miglioramento della situazione. Che al momento non arriva. Spero la mia voce possa giungere a tutti voi, voglio rompere il silenzio assoluto che avvolge la tragedia che sta vivendo il popolo siriano, la gente di Damasco. Per non parlare della manipolazione dell’informazione da parte di tanti mass media in occidente”. 

Giampiero Pettenon, presidente delle Missioni Don Bosco, ha commentato che alla notizia della chiusura dell’oratorio gli si è “gelato il sangue nelle vene”. Tornato di recente da una visita in Siria, Pettenon ricorda il suo viaggio, e il fatto che “ad ottobre erano tutti pieni di speranza per la fragile tregua che c’era in quel periodo e tutti si auguravano che il peggio fosse passato. Purtroppo così non è stato”.

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