" Dio o niente", Robert Sarah, il cardinale, l'Africa e le sfide del sinodo

Il cardinale Robert Sarah
Foto: Paul Badde/ CNA
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Ha scelto di essere in Benin, nella sua Africa, il cardinale guineano Robert Sarah, Prefetto della Congregazione del Culto divino, nei giorni in cui al Meeting di Rimini veniva presentato il suo libro intervista “ Dio o niente” in italiano.

“Ho un’assoluta fiducia nella cultura africana, ho una fede assoluta nella fede africana e sono certo che l’Africa salverà la famiglia, che l’Africa salverà la Chiesa. L’Africa ha salvato la Sacra Famiglia, in questi tempi moderni salverà anche la famiglia umana” ha detto a La Croix du Benin il 19 agosto, durante la sua visita in occasione del pellegrinaggio nazionale mariano di Dassa-Zoumè.

É una dichiarazione che sembra proprio tratta dal libro che sta velocemente facendo il giro del mondo. “Dieu ou rien” edito da Fayard, è già un bestseller in Francia, a settembre sarà in libreria  per i tipi dell’Editrice Cantagalli con il titolo “Dio o niente. Conversazione sulla fede con Nicolas Diat”. Nel colloquio con Nicolas Diat il cardinale che da giovane vescovo accolse Giovanni Paolo II in Guinea Conakry offre un pensiero chiaro e lucido su Dio e sui problemi più scottanti del nostro tempo. Ordinato prete nel 1969; consacrato vescovo nel 1979, il vescovo più giovane del mondo venne chiamato da Giovanni Paolo II nel 2001 a Roma come segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Benedetto XVI lo scelse come presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum nel 2010 e nel 2014 Francesco lo ha destinato a presiedere il dicastero vaticano che si occupa della liturgia. Nicolas Diat è il  giornalista e scrittore che si è occupato di comunicazione per vari ministri francesi, ed è autore di un libro su Papa Benedetto XVI, “L’homme qui ne voulait pas être pape - histoire secrète d’un règne” (Albin Michel, 2014).

Nel libro emerge la forza della spiritualità di un ragazzo africano che ha iniziato a conoscere il papato con Pio XII “molto popolare in Africa” racconta. L’ Africa deve molto a Pio XII dice Sarah, e alla sua intuizione evangelizzatrice dei Fidei donum, i sacerdoti che dalle Chiese più antiche sono stati donati alle giovani Chiese africane.

Nella storia del suo rapporto con i Pontefici c’è la storia della fede non solo in Africa, ma in tutto il mondo cristiano, fino a Benedetto e Francesco, dal “quaerere Deum” di Ratzinger alla coscienza della difficoltà del suo compito di Bergoglio.

I temi che il cardinale affronta sono quelli spinosi del dramma degli abusi sessuali del clero, con la forza e la decisione di Ratzinger e Giovanni Paolo II nel decidere di affrontare la questione e il coraggio di Francesco a proseguire su quel cammino, ma anche le grandi questioni del mondo postmoderno, un mondo che vive come se Dio non esistesse. Ci sono pagine intense sulla politica, intesa in senso alto: “ la democrazia è una invenzione del cristianesimo? Incontestabilmente, esiste una concezione cristiana dell’uguaglianza tra gli uomini.” E prosegue spiegando che “una democrazia che contribuisce allo sviluppo integrale dell’ uomo non può sussistere senza Dio”.

Il cardinale racconta la sua storia e la storia travagliata delle Chiesa in Guinea con mano sapiente. Ricorda l’impatto in Africa della riforma liturgica del Concilio.

Spiega la carità come “intima natura della Chiesa”, legge la “Evangelii gaudium” di Papa Francesco e arriva alle parole chiare sulla situazione dei divorziati risposati: “ Si trovano in una situazione che contravviene oggettivamente alla legge di Dio”. Alla famiglia è dedicato un capitolo intero, “Le pietre angolari e i falsi valori” con le  sfide pastorali della difesa della sacralità della vita, della sacramentalità del matrimonio, della santità della famiglia.  A proposito della ideologia del gender Sarah non esita a dire: “ Non vedo nessun avvenire possibile per una tale frode. La mia inquietudine è più dovuta al come alcuni stati e organizzazioni internazionali tentano di imporre in tutti i modi, spesso a tappe forzate, la filosofia destrutturante detta del genere.

Collegialità, ruolo del sacerdote, ma anche una lettura della rinuncia di Papa Benedetto, tutto è detto con profondità e semplicità senza mai scadere nella banalità e alla luce del Magistero.

Il cardinale porta con sé la grande spiritualità africana che ha le radici nei Padri, da Cipriano ad Agostino. Così i passi del libro dedicati alla preghiera toccano il misticismo. “ Non c’è fecondità spirituale, dice, che in un silenzio verginale, e che non mescoli troppo parole e rumore interiore.”

E quando l’intervistatore gli chiede : l’eternità in tre parole? Il cardinale risponde con semplicità: “ La vita, l’amore e la comunione.”

 

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