Diplomazia pontificia, “La persona umana è più grande della nazione”

L'arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro degli Esteri della Santa Sede, durante la sua conferenza alla Fordham University
Foto: Holy See Mission
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Il quinto principio dell’Evangelii Gaudium non è scritto nell’esortazione apostolica di Papa Francesco, che funge un po’ da linea guida del Pontificato. È piuttosto declinato in diplomazia pontificia, con una formulazione resa così dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, “ministro degli Esteri vaticano”: “La persona umana è più grande della nazione”.

È questo un dettaglio di uno dei tanti interventi che la scorsa settimana il segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati ha tenuto a New York. Presente alla 72esima sessione generale, l’arcivescovo Gallagher ha approfittato per tenere una conferenza alla Fordham University, e per spiegare la prospettiva diplomatica della Santa Sede. Una prospettiva diplomatica che si ritrova negli interventi della settimana, nell’ufficio delle Nazioni Unite di New York, ma anche nell’ufficio di Ginevra.

La conferenza alla Fordham University

È ormai una tradizione che il capo della delegazione vaticana che partecipa alla Settimana delle Nazioni Unite dia una conferenza alla prestigiosa Fordham University. L’arcivescovo Gallagher non è da meno.

E lì, nell'accademia dei gesuiti, ha sottolineato che la diplomazia della Santa Sede non è come le altre diplomazie, perché la Santa Sede vede la sua missione internazionale attraverso le lenti della sua missione spirituale.

Ma c’è, nella conferenza, una spiegazione che non va sottovalutata: la differenza tra Santa Sede e Vaticano, che “non sono sinonimi”. La Santa Sede, o “in altre parole, il Papato – il Papa è i suoi collaboratori – è un soggetto accettato e riconosciuto nella legge internazionale, ed è esistito molto di più della maggior parte degli Stati moderni”.

Ci sono stati periodi (dal 1870 al 1929, per esempio) in cui la Santa Sede è stata accettata e riconosciuta anche quando “privata della sua base territoriale”. Nel 1929, fu costituito lo Stato di Città del Vaticano, come “un mezzo per provvedere alla Santa Sede un territorio minimo perché gli fosse assicurata indipendenza”.

Quale è lo scopo prioritorio della Santa Sede? L’arcivescovo Gallagher ha spiegato che la missione della Santa Sede dà la priorità alla eguale dignità di tutti gli esseri umani, alla dimensione trascendente della persona umana, al bene comune dell’umanità.

E in questo bene comune c’è anche il tema della pace, che è una delle priorità della Santa Sede. “Possiamo dire che la presenza internazionale della Santa Sede ha sempre promosso quello che Papa Francesco chiama il coraggio della pace”, ha affermato l’arcivescovo Gallagher, portando esempi che vanno dalla Dottrina Sociale della Chiesa alle parole di Pio XII contro la guerra.

“Sappiamo – ha continuato – che Papa Francesco ha detto in più occasioni che stiamo vivendo una Terza Guerra Mondiale a pezzi. Se guardiamo alla storia a partire dal 1945, possiamo dire che questa non è una cosa nuova, perché cominciata subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando la sconfitta dell’ideologia Nazista ha creato i presupposti per il conflitto diretto di due visioni dell’uomo riduzioniste e puramente economiche: il marxismo e l’assolutizzazione del mercato libero.”

Quando poi “questo conflitto ideologico è terminato simbolicamente con la caduta del Muro di Berlino, il mondo ha sperimentato una nuova era di pace, ma, tragicamente, il ritorno di vecchie ambizioni o tentativi per una egemonia nazionale o pseudo culturale”. E ancora oggi “è presente la tentazione di usare la guerra come un’arma politica”.

Quindi, l’arcivescovo Gallagher ha sostenuto che i quattro principi dell’azione prudente in diplomazia sono delineati nei quattro principi dell’Evangelii Gaudium, cui ne aggiunge un quinto: la persona umana è più grande della nazione e la persona umana fiorisce solo attraverso l’amore e la comunità.

Il “ministro degli Esteri” vaticano sostiene che il rispetto per la vita umana e la dignità deve essere il punto di partenza per ogni discussione, che sia di tipo politico, giuridico ed economico, e che il nazionalismo che mette la sicurezza nazionale sopra ogni altra cosa crea disordine.

“Un vero nazionalismo – ha detto – “deve essere caritatevole nei confronti di tutta la famiglia umana”. E ha reiterato la richiesta della Santa Sede – contenuta già nella Pacem In Terris di Giovanni XXIII e poi riproposta in un volumetto di Giustizia e Pace che creò moltissime discussione – di una “autorità mondiale” per regolare problemi globali, una idea che non “è stata portata avanti fino on fonde perché i sistemi per rafforzare regole comuni e linee guida non si sono mostrati strumenti di successo, sebbene alcune organizzazioni internazionali e trattati hanno raggiunto questo sistema di controllo. Sono sforzi che la Santa Sede incoraggia.

 Disarmo Nucleare

La Santa Sede ha preso una posizione molto netta sull’abolizione delle armi nucleari, che l’ha portata per la prima volta a votare come Stato membro in un trattato, pur essendo solo Osservatore Permanente, e durante la scorsa settimana ha ratificato alle Nazioni Unite l’adesione al Trattato delle Armi del Bando Nucleare.

Il 26 settembre era la Giornata Internazionale per la Totale Eliminazione delle Armi Nucleari, ed è stato l’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede alla missione ONU di New York, ha prendere la parola. “Il trattato – ha detto – è un segno e una speranza che un giorno il mondo sarà libero dalle armi nucleari e per queso un mondo più libero e stabile. Si tratta di un passo significativo verso la completa non proliferazione nucleare e il disarmo”.

Traffico di esseri umani

Il 27 settembre, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha discusso di come migliorare il piano Globale di Azione per Combattere il Traffico di persone. L’arcivescovo Gallagher ha sostenuto la necessità di elevare il livello del piano, perché “sin dal 2010, quando è stato adottato, la situazione del traffico di esseri umani è peggiorata”, anche se le risorse per combattere il fenomeno “sono cresciute”. Le quattro parole d’ordine per elevare il livello sono prevenire il traffico, proteggere le vittime, processare i trafficanti e promuovere partnerships per combattere il traffico. E, per quanto riguarda la prevenzione, ha lodato la grande campagna educativa che è stata svolta e la decisione di focalizzarsi su sforzi per eliminare la richiesta per lo sfruttamento degli esseri umani. Allo stesso tempo, ha chiesto anche una franca e coraggiosa presa di posizione per sradicare pratiche come la pornografia e la prostituzione.

Qui Ginevra: la situazione nella Repubblica Democratica del Congo

Nella Sede delle Nazioni Unite di Ginevra si è discusso invece della situazione nella Repubblica Democratica del Congo. L’arcivescovo Ivan Jurkovic, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di Ginevra, ha sottolineato la “preoccupazione” della Santa Sede per il deterioramento della situazione socio economica ed umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo, situazione che è aggravata dalla crisi.

In particolare – ha detto l’arcivescovo Jurkovic – “le aree colpite da conflitto continuano da essere segnate da un gran numero di violazioni dei diritti umani e di abusi”, una violenza che ha causato la morte di 3 mila persone nella regione secondo l’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. L’Osservatore denuncia anche l’inasprimento delle violenze nelle regioni di Kasai, Tanganyika, Nord Kivu e Sud Kivu, dove è cresciuto il numero di milizie e gruppi e armati.

“La Santa Sede – ha detto l’Osservatore – è molto preoccupata per le precarie condizioni di vita della popolazione, a causa della mancanza di cibo, medicine e con il rischio dello scoppio di epidemie”.

La Santa Sede denuncia la mancanza di uno Stato di diritto e la crescita di esecuzioni sommarie, e richiama il governo a fare tutti i passi necessari per condurre indagini trasparenti e imparziali sulle accuse di violazione di diritti umani, perpetuate anche da ufficiali dello Stato”.

 

C’è bisogno di “una soluzione politica”, l’unica – sottolinea la Santa Sede – che “possa affrontare e indirizzare il crescente livello di violenza che avviene nella Repubblica Democratica del Congo”.

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