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Diplomazia pontificia, un nuovo ambasciatore russo presso la Santa Sede

È stato nominato il nuovo ambasciatore russo presso la Santa Sede. Smentite le indiscrezioni sulla missione di pace di cui ha parlato Papa Francesco. La Santa Sede al summit dei capi esteri del Consiglio d’Europa

Consiglio d'Europa | Un momento del summit dei capi di Stato di Reykjavik | Twitter Iceland at CoE Consiglio d'Europa | Un momento del summit dei capi di Stato di Reykjavik | Twitter Iceland at CoE

È considerato vicino al Patriarca Kirill, ma anche un diplomatico fedele alla linea del Cremlino. Ivan Soltanovky, nuovo ambasciatore russo presso la Santa Sede, viene dalla carriera diplomatica, e questo è un segno di come Mosca voglia avere un rapporto ben fondato con la Santa Sede.

La nomina del nuovo ambasciatore viene al culmine di una settimana in cui si sono susseguite le indiscrezioni sulla missione di pace annunciata dal Papa in Russia. Queste indiscrezioni sono state per ora smentite. A Reykjavik, al summit dei Capi di Stato del Consiglio d’Europa, la Santa Sede è tornata a chiedere creatività nel cercare una soluzione di pace.

                                                           FOCUS RUSSIA

Ecco chi è il nuovo ambasciatore russo presso la Santa Sede

Dopo la visita di congedo al Papa della scorsa settimana, l’ambasciatore russo presso la Santa Sede Aleksandr Avdeev ha continuato il disbrigo delle pratiche, e terminerà formalmente il suo mandato entro un mese. Ma è già stato nominato il successore, Ivan Soltanovsky.

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Il profilo di Soltanovsky è quello di un diplomatico di fiducia del Cremlino e vicinissimo al Patriarca di Mosca Kirill, che ebbe una serie di incontri al Consiglio d’Europa nel marzo 2019 proprio grazie all’allora rappresentante russo a Strasburgo Soltanovsky.

A novembre, la Russia ha formalizzato l’uscita dal Consiglio d’Europa, e così Soltanovsky si è trovato senza incarico. Quella del Cremlino non era, comunque, una mossa inaspettata, perché era già stata annunciata pochi giorni dopo l’inizio dell’aggressione.

Il nuovo ambasciatore della Federazione Russa presso la Santa Sede ha 68 anni, e si è laureato all’Istituto Statale di Mosca per le relazioni Internazionali, la fucina dei diplomatici russi. Soltanovsky è entrato nel servizio diplomatico dell’Unione Sovietica nel 1977, ed è stato assegnato negli anni ad ambasciate e consolati in Pakistan e India. Dal 1993 al 1996, Soltanovsky è stato consigliere presso il Dipartimento di Affari di Sicurezza e disarmo, e dal 1996 al 2000 è stato consigliere presso la missione all’OSCE di Vienna. Tornato come capo unità al Dipartimento affari di sicurezza e disarmo, dal 2003 al 2009 Soltanovsky viene nominato vice-rappresentante permanente alla NATO, dal 2009 al 2011 lavora come vicedirettore del Dipartimento della Cooperazione Europea, di cui nel 2011 viene nominato direttore. Dal 2015 al 2022 ha rappresentato mosca al Consiglio d’Europa.

Una lettera di Papa Francesco per Putin?

Secondo Il Messaggero, Papa Francesco avrebbe affidato all’ambasciatore Avdeev in visita di congedo una lettera indirizzata direttamente al presidente Vladimir Putin. A Avdeev Papa Francesco pensò subito dopo l’aggressione russa, andando personalmente, con uno strappo protocollare, presso l’ambasciata della Federazione Russa presso la Santa Sede il 25 febbraio, cercando un contatto con il presidente Putin. E sempre ad Avdeev ha pensato il Papa tornando dall’Ungheria, e anche in altre circostanze, mostrando molta stima e confidenza per l’ambasciatore uscente.

Non che non ci fossero state tensioni. A novembre, il Papa aveva parlato della crudeltà delle truppe russe in Ucraina, e Avdeev si era affrettato a dichiarare a Ria Novosti di aver “espresso indignazione per tali insinuazioni e sottolineato che niente può far vacillare la coesione e l’unità del popolo multinazionale russo”.

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Sarà Soltanovsky ora ad ereditare il rapporto di Avdeev con la Santa Sede, e sarà chiamato a ricostruire il clima di fiducia che si era creato tra l’ambasciatore uscente e Papa Francesco.

Soltanovsky dal metropolita Antonij

Intanto, lo scorso 17 maggio l’ambasciatore eletto Soltanovsky è stato in visita al Dipartimento per le Relazioni Ecclesiastiche Esterne del Patriarcato di Mosca e ha incontrato il presidente del dipartimento, il metropolita Antonij, che si è congratulato per la sua nomina.

Secondo una comunicazione del Patriarcato di Mosca, il metropolita Antonij e l’ambasciatore Soltanovky hanno discusso diversi temi riguardanti il dialogo ortodosso cattolico, nonché “un’ampia gamma di argomenti di reciproco interesse”.

All’incontro ha partecipato anche l’archimandrita Filaret, vicepresidente del Diaprtimento, e K.A. Nemudrov, addetto del primo dipartimento europeo del ministero degli Esteri Russo.

Smentita la “missione di pace” dell’arcivescovo Gugerotti

Papa Francesco aveva parlato di una missione per la pace in Ucraina da parte della Santa Sede nel volo di ritorno da Budapest lo scorso 30 aprile, anche se la missione era stata smentita sia da parte ucraina che da parte russa. Il Segretario di Stato Pietro Parolin, però, in più occasioni era tornato a difendere la versione papale, sottolineando che le due parti erano al corrente della missione.

La visita in Vaticano del presidente Zelensky, lo scorso 13 maggio, ha messo in luce un tema comune, che è quello della restituzione dei bambini ucraini deportati o trasferiti in Russia, e un generale impegno umanitario. In nessuno dei due casi si parla di una vera e propria missione di pace, mentre Zelensky ha reso chiaro di non avere bisogno della mediazione del Papa, ma piuttosto che il Papa aderisca alla formula di pace che è stata approntata proprio dal governo ucraino.

Negli ultimi giorni, le indiscrezioni – lanciate dal sito Il Sismografo – parlando di due inviati papali, uno a Kyiv e uno a Mosca, e indicano nel Cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI che fu protagonista delle mediazioni di pace di Sant’Egidio in Mozambico, il possibile inviato a Kyiv. Per quanto riguarda l’inviato a Mosca, la scelta sarebbe ricaduta sull’arcivescovo Claudio Gugerotti, attuale prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, che ha una ottima conoscenza del mondo russo e che fu scelto dal Papa come inviato in Bielorussia per risolvere la crisi che si era creata quando all’allora arcivescovo di Minsk Tadeusz Kondrusiewicz era stato impedito di rientrare nel Paese. Gugerotti, infatti, ha una buona relazione con il presidente bielorusso Lukashenko, che ha sviluppato quando era nunzio nel Paese, e Lukashenko è uno stretto alleato del presidente Vladimir Putin.

L’arcivescovo Gugerotti, tuttavia, ha smentito le informazioni con un secco comunicato diffuso dal Dicastero per le Chiese Orientali il 19 maggio.

È stata invece confermata nella serata del 20 maggio la missione di pace del Cardinale Matteo Zuppi, che sarà fatta in accordo con la Segreteria di Stato ed è ancora allo studio. 

Al momento, la guerra in Ucraina ha causato tra i 100 e i 200 mila morti, sia russi che ucraini, mentre l’Alto Commissario ONU per i Rifugiati sottolinea che 44 milioni di ucraini sono stati sfollati o costretti all’esilio a causa della guerra.

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Non ci sono dunque conferme dell’invio di alcun inviato speciale, una idea che ricorderebbe quella dell’invio del Cardinale Roger Etchegary in Iraq nel 2003, almeno secondo il corrispondente di America Gerald O’Connell.

                                                           FOCUS SANTA SEDE

La Santa Sede al vertice dei capi di Stato al Consiglio d’Europa

Monsignor Marco Ganci, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, è parte della delegazione della Santa Sede al quarto vertice dei capi di Stato e di governo del Consiglio d’Europa, che si è tenuto a Reykjavik, in Islanda, presidente di turno del Comitato dei ministri e del Consiglio d’Europa. Capo delegazione è il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano.

È il quarto summit del Consiglio d’Europa, e la presenza del Cardinale Parolin, ha spiegato monsignor Ganci al Sir, “dimostra l’attenzione e l’importanza che la Santa Sede rivolge verso le attività del Consiglio d’Europa e al quale guarda con attenzione, soprattutto per le tematiche che saranno discusse in questo vertice, legate soprattutto alla situazione e al sostegno dell’Ucraina, e al problema dei bambini che sono stati deportati in Russia”.

Monsignor Ganci ha anche sottolineato che la Santa Sede dà grande attenzione anche al tema della pace, che è “a fondamento del Consiglio d’Europa”, e che la Santa Sede “cerca sempre, con le sue possibilità, di essere parte attiva della ricerca di una possibile soluzione di pace, perché dobbiamo pensare sempre a tutte le persone che soffrono e che muoiono”.

L’osservatore della Santa Sede al Consiglio d’Europa ha individuato anche nella protezione dell’ambiente una priorità affrontata dal vertice.

Parolin a Reikjavik: la Santa Sede farà la sua parte per agire per una pace giusta in Ucraina

Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha preso la parola a Reykjavik al Vertice dei Capi di Stato e di Governo del Consiglio di Europa, sottolineando come sia “il momento di agire e di stabilire una pace definitiva e giusta in Ucraina e in tutte le altre zone cosiddette ‘grigie’ d’Europa. Vi assicuro che la Santa Sede continuerà a fare la sua parte”.

Nel suo intervento, il Segretario di Stato vaticano ha messo in luce che “purtroppo la guerra in Ucraina mostra che l’appassionata ricerca di una politica di comunità e il rafforzamento delle relazioni multilaterali sembrano un malinconico ricordo di un passato lontano”, e che sembra che “stiamo assistendo al triste tramonto di quel sogno corale di pace”, chiedendosi tra l’altro “dove sono gli sforzi creativi per la pace”.

Questo perché, aggiunge il Cardinale, “non possiamo accettare passivamente che la guerra di aggressione in quel martoriato Paese continui. Dobbiamo sempre tenere a mente il popolo ucraino che soffre o muore". La Santa Sede, ha concluso, vuole fare la sua parte per “una pace definitiva e giusta”.

Durante il summit, il Consiglio d’Europa ha istituito un registro dei danni per l’Ucraina, cui però non hanno aderito 7 Paesi su 46. Si tratta di un passo che va verso un meccanismo di risarcimento per le vittime dell’aggressione russa. “Una decisione storica”, ha commentato il Primo Ministro ucraino Denys Shmyhal.

Il viaggio del Cardinale Parolin a Fatima

In occasione dell’anniversario dell’apparizione della Madonna di Fatima, e in vista della Giornata Mondiale della Gioventù, il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, è stato due giorni in Portogallo.

Nell’occasione, il Cardinale ha anche avuto degli incontri bilaterali. Il 13 maggio, il Segretario di Stato e il primo ministro portoghese Antonio Costa hanno visitato la sede della Giornata Mondiale della Gioventù

Costa ha detto che “in un mondo caratterizzato da guerra, conflitti, divisioni e separazioni, la migliore forma di risposta è fare il contrario: unire quando si vuole separare; parlare di pace, quando c’è una guerra, parlare di pace; e soprattutto, imparare a conoscere la differenza di ciascuno”.

Costa ha anche parlato delle relazioni secolari del Portogallo con la Santa Sede.

Il Cardinale Parolin ha inoltre sottolineato la collaborazione tra la Chiesa e le autorità pubbliche nella preparazione dell’incontro mondiale.

Il Cardinale Parolin ha anche visitato il Parco Tejo, accompagnato dal presidente della Camera Municipale di Lisbona.

                                                           FOCUS NUNZIATURE

In pensione il nunzio a Monaco

Il 16 maggio, è stato comunicato che l’arcivescovo Antonio Arcari, nunzio apostolico nel principato di Monaco, ha rinunciato all’incarico. Aveva compiuto 70 anni, e ha approfittato della possibilità offerta dall’art. 20 par. 2 del Regolamento per le Rappresentanze Pontificie di andare in pensione prima del compimento dei 75 anni di età, come avviene per tutti i vescovi.

Le rinunce dei nunzi apostolici sono pubblicate dal bollettino della Sala Stampa della Sede in seguito alle nuove norme stabilite dal Motu proprio “Imparare a congedarsi”, pubblicato il 15 febbraio 2018. Secondo il motu proprio, i nunzi seguono la stessa procedura di vescovi e capi Dicastero della Curia non cardinali: anche i rappresentanti pontifici “non cessano ipso facto dal loro ufficio al compimento dei settantacinque anni di età, ma in tale circostanza devono presentare la rinuncia al Sommo Pontefice”. Per essere efficace, la rinuncia dev’essere accettata dal Papa.

L’arcivescovo Arcari aveva una lunga carriera diplomatica alle spalle, cominciata nel 1982 in Repubblica Centrafricana, e continuata con posizioni nelle rappresentanze pontificie di Stati Uniti d’America, Bolivia, Gerusalemme, Irlanda, Croazia, Albania e Perù.

Dal 2003 al 2008, l’arcivescovo Arcari è stato nunzio apostolico in Honduras, quindi dal 2008 al 2014 è stato ambasciatore del Papa in Mozambico, e infine ha servito in Costa Rica dal 2014 al 2019, prima di approdare a Monaco nel 2019.

Nomina del nunzio apostolico in Libia e del nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana

Ci sono voluti circa sei mesi perché arrivasse anche l’agreament della Libia, ma l’arcivescovo Savio Hon-Fai Tai, che dal 24 ottobre 2022 è nunzio apostolico a Malta, ha potuto aggiungere lo scorso 17 maggio l’incarico di nunzio apostolico in Libia. La nunziatura di Libia è infatti tradizionalmente legata alla nunziatura della Valletta.

Salesiano, proveniente da Hong Kong, Savio Hon è arcivescovo dal 2010, quando Benedetto XVI lo nomina segretario per la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, incarico che conserva fino al 28 settembre 2017. Comincia la carriera diplomatica il 28 settembre 2017, con la nomina a nunzio apostolico in Grecia.

Dal 6 giugno al 30 novembre 2016 ha anche ricoperto l’ufficio di amministratore apostolico sede plena dell’arcidiocesi di Agana, in Guam.

Sempre il 17 maggio, Papa Francesco ha nominato l’arcivescovo Piergiorgio Bertoldi nunzio apostolico in Repubblica Dominicana e Delegato Apostolico in Portorico.

Bertoldi ha lavorato nelle missioni diplomatiche della Santa Sede in Uganda, Congo, Colombia, ex Jugoslavia, Romania, Iran e Brasile. Il suo primo incarico da nunzio è arrivato nel 2015, quando è stato nominato “ambasciatore del Papa” in Burkina Faso e Niger. Nel 2019, è stato nominato nunzio apostolico in Mozambico.

                                                           FOCUS AMERICA LATINA

Un Cardinale paraguyano chiede trasparenza nel processo elettorale

Lo scorso 14 maggio, il Cardinale Adalberto Martinez, arcivescovo di Asuncion, ha officiato il Te Deum per l’Indipendenza del Paraguay, e non ha mancato nell’occasione di chiedere trasparenza nel prossimo processo elettorale, arrivando a chiedere un “patto sociale” per rispondere alle grandi ineguaglianze che colpiscono il paese.

“Per la gestione del bene comune – ha affermato – ci sarà bisogno di pace e riconciliazione. La pace sarà veritiera se sarà frutto di giustizia”.

Il Cardinale ha anche chiesto una trasparenza assoluta del processo elettorale, una “condizione indispensabile per la legittimità di origine delle nuove autorità”. La richiesta di elezioni trasparenti è anche un modo indiretto di affrontare le denunce di brogli alle ultime elezioni.

Il Cardinale ha chiesto agli organismi competenti che “provano e espongano tutte le informazioni che permettano di generare confidenza e tranquillità”. L’arcivescovo di Asunciòn ha anche riconosciuto che il Paraguay “necessita di una profondo trasformazione morale”, perché “la corruzione, l’impunità e il crimine organizzaato corrompono le istituzioni e debilitano il sistema democratico”.

Inoltre, il Cardinale Martinez ha sottolineato che è necessario “garantire l’indipendenza del potere giudiziario, del ministero pubblico, della direzione dei contratti pubblici”, e ha detto che sono “improrogabili” riforme strutturali che permettano di far fronte alla diseguaglianza economica e sociale, affinché la popolazione possa accedere a servizi di qualità e a condizioni di opportunità per una vita piena e felice.

                                                            FOCUS ASIA

Il viceministro della Cultura di Taiwan in Vaticano

Il 17 maggio, Sue Wang, vice ministro della Cultura di Taiwan, è stata in Vaticano per migliorare scambi culturali tra Taiwan e la Santa Sede. Accompagnata dall'ambasciatore di Taiwan presso la Santa Sede Matthew Lee, il viceministro wang ha avuto incontro con il vescovo Paul Tighe e monsignor Carlo Maria Polvani, segretario e sottosegretario aggiunto del Dicatero per la Cultura e l'Educazione

Durante l'incontro, sono state confermate le cordiali relazioni tra Santa Sede e Taiwan sul campo della cultura, e ci è impegnati a sviluppare futura cooperazione e scambiare progetti dopo la pandemia

La viceministro Wang ha poi incontrato il professor Ulderico Santamaria, capo del Laboratorio per la Diagnostica per la Conservazione e il Restauro dei Musei Vaticani. Santamaria è anche attualmente tutor di uno studente taiwanese, Yi-Yang Tsu, che sta facendo uno stage di restauro ai Musei Vaticani da conclduere all fine del primo semestre 2023. 

Taiwan e Santa Sede hanno uno scambio sulla questione del restauro dal 2017. 

La viceministro Wang ha quindi incontro il direttore dei Musei Vaticani Barbara Jatta, con la quale ha scambiato opinioni sulla conservazione dell'eredità culturale, discusso i progressi del programma di formazione e anche la futura collaborazione tra musei.

(articolo aggiornato con l'annuncio della missione di pace del Cardinale Zuppi)