Dire sì a Dio con la vita non solo a parole. XXVI domenica del tempo ordinario

I santi, hanno detto sì con la loro vita. Basilica dell'Assunzione di Maria e dei Santi Cirillo e Metodio, Nádvoří - 687 06 Velehrad, Repubblica Ceca
Foto: Centro Aletti
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Gesù anche questa domenica ci parla con una parabola la quale, pur avendo una grande connotazione polemica nei confronti della classe dirigente del suo tempo, è rivolta anche a noi. L’insegnamento appare molto chiaro.

E’ possibile dire di “si” a Dio con le parole, ma non con la vita. Questo accade, ad esempio, quando diciamo che siamo credenti ma non praticanti, oppure quando dichiariamo di amare il Signore, ma poi ci mostriamo freddi e scostanti verso i fratelli, oppure quando ci impegniamo nella preghiera, ma poi se le cose non vanno come vogliamo noi assumiamo un atteggiamento di ribellione nei confronti di Dio.

Tuttavia, è possibile anche l’atteggiamento contrario. Infatti, nella parabola, al “sì” inoperoso, troviamo anche il “no” ritrattato del secondo figlio, che dapprima rifiuta la richiesta del Padre ad andare a lavorare nella vigna, ma poi si pente e va.

In questo secondo fratello storicamente noi possiamo vedere i pubblicani e le prostitute del tempo di Cristo che si presentano con il carico del loro peccato, ma hanno fede e vengono liberati dalla loro colpa e iniziano un cammino di vita nuova. Gesù oggi ci dice una parola di grande consolazione perché evidenzia che nessuno è “chiuso” nel suo passato, ma tutti è offerta la possibilità, qualsiasi sia il suo vissuto, di cambiare vita e di accogliere la sua Persona. Il perdono e la vita nuova che segue al peccato è il più grande miracolo che possa accadere sulla terra, perché “è la vita dopo la morte, l’essere dopo il nulla, l’edificazione dopo lo sfacelo, la gioia dopo la disperazione. E’ il Vangelo che diventa realtà” (Inos Biffi). Il perdono dissolve la colpa e ridona la grazia e dona vita nuova.

Se la parabola raccontata da Gesù pone l’accento sul contrasto tra il “dire” e il “fare”, tra il “sì” delle labbra e il no” delle azioni, la conclusione pone in evidenza il contrasto tra “credere” e “non credere”. Gesù, a chiare parole, afferma che avere fede significa aderire alla sua Parola che ci interpella e ci chiama a “lavorare nella sua vigna”, la quale si identifica con la Chiesa.

Il modello del consenso e dell’obbedienza al Padre è il Figlio. Così ci dice l’Apostolo Paolo nella seconda lettura. Cristo è il “si” assoluto al Padre e proprio per questo è il modello unico e originale dell’adesione alla volontà del Padre. Con la sua obbedienza, Egli ci ha insegnato dove dirigere i nostri passi. L’obbedienza non è limitazione di libertà, ma è un frutto della libertà e conduce a una libertà maggiore. La corda che lega l’alpinista ai compagni di cordata non è un vincolo limitativo, ma strumento che dà sicurezza ed evita di precipitare. E’ l’amore che permette all’obbedienza di essere pienamente libera.

Ti potrebbe interessare