Direttore AIF: "Lotta agli illeciti finanziari e coerenza alla natura della Santa Sede"

Tommaso Di Ruzza, direttore dell'Autorità di Informazione Finanziaria vaticana - Sala Stampa della Santa Sede, 29 maggio 2015
Foto: Daniel Ibañez / ACI Group
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Il continuo rafforzamento del quadro normativo interno. Il consolidamento della cooperazione internazionale. La progressiva stabilizzazione della vigilanza. Tommaso Di Ruzza, Direttore dell’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF), traccia un quadro dell’attività sinora svolta dall’Autorità, descrivendo i passi che sono stati fatti e quelli ancora da fare. Giurista, con un curriculum di studi internazionalistici condotti a Siena, Roma e Oxford, ed esperienza acquisita come consigliere giuridico della Santa Sede nel settore internazionale dal 2005, Di Ruzza ha seguito le questioni operative, giuridiche e internazionali dell’AIF sin dalla sua costituzione nel 2011, per poi essere nominato Vice Direttore nel giugno 2014. È accreditato tra i principali fautori del percorso che negli ultimi tre anni ha condotto all’introduzione e consolidamento del sistema di antiriciclaggio e di vigilanza prudenziale della Santa Sede e dello Stato di Città del Vaticano.

Dal gennaio di quest’anno è stato nominato Direttore, dopo un lungo percorso come funzionario della Santa Sede e quindi Vice Direttore dell’AIF. Ciò si inserisce in un contesto, quello finanziario vaticano, nel quale si nota la presenza di esperti provenienti da esperienze esterne. Le sembra una chiave di lettura corretta? 

Non vorrei entrare nel merito della mia nomina, che costituisce solo un dettaglio del percorso svolto dalla Santa Sede. Posso solo dire che è per me un attestato di fiducia che richiede massima responsabilità e dedizione. Direi poi che se si va in profondità del lavoro svolto negli ultimi anni dalla Santa Sede ai fini della prevenzione e del contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, emerge un quadro più articolato che non consente particolari cesure. Tutti coloro che sono stati e che sono coinvolti hanno offerto il loro contributo, nei rispettivi ambiti di competenza, come servizio alla Santa Sede.  

Può chiarire meglio questo punto?

Sin dagli inizi del percorso, avviato avviato con la sottoscrizione della Convenzione monetaria con l’Unione europea del 2009, dalla quale sono scaturiti, a livello interno,  il “Motu Proprio” di Papa Benedetto XVI e la prima Legge vaticana antiriciclaggio, la n. CXXVII del 2010, e a livello internazionale l’adesione e i programma di valutazione del Comitato MONEYVAL presso il Consiglio d’Europa , si è cercato un equilibrio tra il contributo degli esperti esterni, in particolare gli uomini che hanno composto il primo Consiglio direttivo e la Direzione della stessa AIF, e l’apporto dei funzionari interni alla Santa Sede e allo Stato della Città del Vaticano, ecclesiastici e laici, i quali hanno giocato un ruolo decisivo. Da questa “alleanza” e reciproco arricchimento, tesi all’adesione ai migliori standard internazionali, ma senza rinunciare alla natura unica della Santa Sede, discendono i risultati sinora conseguiti per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. L’obiettivo non è quello di “imitare” gli altri Paesi, dotati di una loro propria natura e missione, oppure quello di applicare “per analogia” gli standard internazionali, bensì quello più ambizioso di adottare questi in maniera coerente alla natura e alla missione della Santa Sede nel mondo.   

Dopo una prima fase c’è stato comunque l’adozione di un profilo più internazionale anche nella composizione della stessa AIF, non è così?

Anche in questo caso direi si tratti di sviluppi per certi versi naturali. Dopo l’esito positivo del Rapporto MONEYVAL del luglio 2012, la Santa Sede ha inteso accentuare il profilo internazionale del suo percorso, legato anche alla sua vocazione universale, dotandosi di un consulente ad hoc in materia di antiriciclaggio, René Brülhart, successivamente nominato Direttore, e poi Presidente del Consiglio direttivo dell’AIF. La sua esperienza e capacità professionale hanno permesso alla Santa Sede di migliorare ulteriormente il  sistema antiriciclaggio. Le diverse fasi che ha avuto la stessa AIF, ossia una prima fase nella quale è stato forte il contributo di esperti provenienti dal mondo italiano, e una seconda fase con un inserimento di esperti provenienti da altre parti del mondo, possono essere visti come passi consequenziali, da contestualizzare nei diversi momenti storici e nello spirito di un “et-et” e non di un “aut-aut”. Certamente sono passaggi non semplici, ma nella mia esperienza ho apprezzato il grande contributo e la professionalità dei miei due predecessori alla Direzione, e dei Presidenti e Membri che si sono avvicendati nel Consiglio direttivo. Anche la mia nomina si inserisce in questo solco, di collaborazione tra competenze esterne ed interne, con l’unico obiettivo di stabilire un sistema interno solido, sostenibile nel lungo periodo e coerente alla natura e alle prerogative sovrane della Santa Sede. Non si tratta solo di un percorso legato agli impegni assunti con la comunità internazionale, ma di un dovere morale verso la Chiesa.  

Negli ultimi anni ci sono stati casi di presunti illeciti finanziari ai quali hanno dovuto lavorare le Autorità della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano, alcuni dei quali hanno creato clamore anche nei media. Alla luce di tutto questo, come si può valutare il lavoro dell’AIF?

Non entro nel merito di casi specifici. In linea generale, il sistema che si sta stabilendo nella Santa Sede e nello Stato della Città del Vaticano, è di prevenzione e contrasto. Voglio dire che rispetto al passato, non si tratta solo di gestire in maniera emergenziale eventuali casi di condotte illecite, ma si ha un sistema di prevenzione e di contrasto, basato su procedure e regole certe. Anche i casi che sono stati oggetto di attenzione mediatica, se da un lato vanno giustamente deplorati, dall’altro lato fanno emergere condotte attribuibili a singoli e perseguite dalle Autorità competenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano, inclusa l’AIF. Se permette una metafora, una cosa è il rischio di malattia in assenza di un sistema immunitario, un’altra cosa lo è con un sistema immunitario. Purtroppo non si possono estirpare alla radice i rischi di tentativi di attività illecite, perché queste radici sono negli animi e nelle condotte dei singoli, ciò che si può fare è avere un efficace sistema immunitario, con cui prevenire e combattere le condotte dei singoli.

Tra i compiti dell’AIF c’è quello di ricevere le segnalazioni di attività sospette. Cosa dicono i dati quest’anno?

A guardare i dati, possiamo dire che il sistema di prevenzione e contrasto, e con esso i meccanismi di segnalazione di attività sospette, si va stabilizzando e consolidando. Le segnalazioni sono state solo 1 nel 2011, 6 nel 2012, 202 nel 2013 e 147 nel 2014. Con le riforme del 2012 e del 2013, che hanno portato al superamento della prima Legge n. CXXVII e all’adozione della Legge n. XVIII del 2013, è stato perfezionato il sistema con un crescendo anche nei dati statistici fino al picco del 2013, legato anche al programma condotto dallo IOR per la revisione ed eventuale chiusura di determinati tipi di conti. C’è da dire che il numero delle segnalazioni non implica necessariamente condotte illecite. Significa che è stato stabilito un sistema per cui il semplice sospetto obbliga le istituzioni finanziarie all’invio di un segnalazione all’AIF. È quindi compito dell’AIF, dopo l’analisi delle segnalazioni e l’eventuale collaborazione con l’intelligence finanziaria estera, quello di inoltrare i rapporti al Promotore di Giustizia presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, affinché sia condotta l’attività di natura giudiziaria.

A fronte dell’attività interna, come procede quella internazionale?

La cooperazione internazionale procede di pari passo con l’attività interna. Nel 2014, l’AIF ha sottoscritto Protocolli di intesa per lo scambio di informazioni con le unità di informazione finanziaria di: Argentina, Australia, Cipro, Francia, Liechtenstein, Malta, Monaco, Perù, Polonia, Regno Unito, Romania, San Marino e Svizzera. Attualmente, l’AIFintrattiene rapporti formali con le unità di informazione finanziaria di 20 Paesi, inclusi oltre a quelli menzionati: Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d’America. Nello stesso anno, l’AIF ha avuto 113 scambi di informazioni a livello internazionale, 20 su richiesta dell’AIF, 93 su richiesta delle controparti estere. Ciò implica non solo un consolidamento del sistema interno, ma anche il fatto che le controparti estere confidano nella collaborazione dell’AIF e in ultima analisi della Santa Sede per la prevenzione e il contrasto di eventuali attività illecite anche a livello internazionale. 

Può dirci qualcosa sul piano della vigilanza? In cosa consiste e come procede l’attività del’AIF in tale ambito?

Il nuovo Statuto dell’AIF approvato da Papa Francesco nel 2013, che articola e potenzia quello precedente approvato da Papa Benedetto XVI nel 2010, chiarisce che l’AIF è l’Autorità centrale competente per l’intelligence finanziaria e per la vigilanza degli enti che svolgono professionalmente un’attività di natura finanziaria, che attualmente sono lo IOR e, limitatamente ad alcuni ambiti, l’APSA. La Legge n. XVIII del 2013 disciplina quindi l’attività dell’AIF inclusa la vigilanza, sia ai fini della prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, sia ai fini prudenziali. Con riferimento alla prima, nel 2014 l’AIF ha svolto la prima ispezione in loco dello IOR, mentre sul piano internazionale ha sottoscritto protocolli d’intesa con le Autorità di vigilanza di 3 Paesi, ossia l’Office of the Controller of the Currency (OCC) degli Stati Uniti, la Commission de Surveillance du Secteur Financier (CSSF) del Lussemburgo e Bundesanstalt für Finanzdienstleistungsaufsicht (BaFin) della Germania. Con queste Autorità ci sono stati già 4 scambi di informazione, e con le Autorità di vigilanza di altri Paesi si sono avviati costruttivi dialoghi in vista di formalizzare la collaborazione.

Che cosa è la vigilanza prudenziale?

La vigilanza prudenziale è un pilastro di un regime di vigilanza, riguardando i criteri di autorizzazione , di organizzazione e gestione delle istituzioni finanziarie, inclusi i requisiti di competenza e di onorabilità di chi riveste ruoli chiave. Nel mese di gennaio 2015 è entrato in vigore il Regolamento AIF n. 1 in materia, e ciò consolida l’ordinamento interno e pone anche le fondamenta per il dialogo con le Autorità di vigilanza estere.

Perché l’AIF non aveva questo Regolamento prima?

Fa parte della consequenzialità dei passi con cui si sta costruendo il sistema interno. La Legge n. XVIII del 2013, al Titolo III introduce la normativa quadro. È stato quindi compito dell’AIF, in veste di Autorità competente in materia, quello di attuare nel dettaglio le norme.

Quanto questi sviluppi hanno un’eco a livello internazionale ed europeo?

Il Regolamento AIF n. 1, se da un lato è stato adottato in attuazione di una Legge vaticana, dall’altro lato risponde anche all’esigenza di adottare i migliori standard internazionali ed europei in materia. Si comprende però come il parametro per le istituzioni finanziarie che svolgono attività nello Stato della Città del Vaticano è l’ordinamento interno. In altre parole, e questo è forse una delle principali novità anche nel lungo periodo, la maniera di essere conformi agli standard internazionali, è rappresentata dalla conformità alla normativa vaticana. Del resto, e anche questo è un progresso notevole, anche la Commissione europea, nel contesto dell’attuazione della Convenzione monetaria del 2009, con una intesa ad hoc, ha riconosciuto formalmente “l’unicità dell’architettura istituzionale, giuridica e finanziaria” della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano, del Vaticano, e nella coerenza a tale “architettura” la certezza dell’effettività del rispetto degli standard europei in materia di vigilanza prudenziale. Sempre in ambito europeo assume poi un particolare peso il Protocollo d’intesa, con il Bafin, l’Autorità di vigilanza della Germania. Ripeto, è un processo costante, e dall’equilibrio tra adozione degli standard internazionali e coerenza al quadro interno potrà scaturire un sistema interno realmente efficace e sostenibile nel lungo periodo.

Questo vorrà dire che anche altri Paesi, che per ragioni diverse, hanno assunto un atteggiamento più cauto, potranno sciogliere qualche riserva, come ad esempio l’Italia?

Non posso certamente parlare a nome delle Autorità di altri Paesi, che legittimamente svolgono le loro valutazioni. Posso tuttavia affermare che anche con la Banca d’Italia si ha un buon grado di dialogo e di fiducia reciproca, e che ci si augura che ciò potrà condurre a formalizzare dei canali di collaborazione e di scambio di informazione, come è già accaduto con l’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) per l’Italia, con la quale oramai dal 2013 si ha un intenso livello di collaborazione fondato sul rispetto e sul riconoscimento reciproco.

In poche parole, come descriverebbe l’impegno vaticano per la lotta contro gli illeciti finanziari? E quali sono le ragioni profonde di questo impegno?

Per la Santa Sede si tratta di un impegno su diversi piani, quello morale e quindi quello istituzionale e giuridico. Dalla coerenza su questi due piani, ossia agli impegni assunti a livello internazionale, e prima di tutto ad un più profondo dovere morale, scaturisce una “trasparenza” non solo funzionale alla sicurezza delle transazioni, ma fattore con cui si rende “tracciabile” che la finanza ha lo statuto di “mezzo” e non di “fine”, ordinata anch’essa allo sviluppo delle persone e dei popoli. L’impegno per questo modello di trasparenza, forse in passato poco visibile, e spesso posto in discussione, ora invece è visibile, e i suoi frutti si vedono.

In questi anni, la Santa Sede ha guadagnato credibilità internazionale per il proprio impegno per la trasparenza nel settore finanziario. Quali le ragioni di questa crescente fiducia da parte delle istituzioni finanziarie?

Non si tratta di un premio oppure semplicemente del risultato di un esame. Si tratta piuttosto del riconoscimento dei passi compiuti dalla Santa Sede, di quanto questa sia un attore attivo e un contributo alla comunità internazionale anche nella prevenzione e nel contrasto degli illeciti finanziari a livello globale. Si potrebbe citare il credito che la Santa Sede ha acquisito a seguito delle valutazioni favorevoli da parte del Comitato MONEYVAL, che certamente resta un elemento decisivo, ma il cammino della Santa Sede, è fondamentalmente credibile in quanto animato da una precisa visione e un obiettivo fermo: prevenire ogni forma di rischio nel settore finanziario. 

Quali sono i prossimi passi dell’impegno antiriciclaggio della Santa Sede?

Il prossimo dicembre, il Comitato di MONEYVAL discuterà il secondo Progress Report sulla Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano. Si tratta di una procedura ordinaria per tutti i Paesi e le giurisdizioni. Ci si augura che anche in questo caso, come è già accaduto con il Progress Report del 2013, si tratti di una tappa in cui si prenda atto dell’effettivo funzionamento di un sistema interno di trasparenza e di legalità, dal quale prendere spunto per proseguire con sempre più coerenza e determinazione.

Un’ultima domanda. L’AIF è l’Autorità di vigilanza dello IOR. In che modo procedono la riflessione interna sull’eventuale riforma dell’Istituto e la revisione dei conti?

Non spetta all’AIF discutere la riforma dello IOR o del suo Statuto, il quale è attualmente in vigore nella versione approvata da Giovanni Paolo II nel 1990, e che allo stato attuale non presenta elementi di criticità anche in vista dell’attuazione del nuovo quadro regolamentare introdotto con il Regolamento AIF n. 1 in materia di vigilanza prudenziale. La revisione di tutti i conti, e la chiusura di un determinato numero di conti, che spesso è stata enfatizzata anche nei media, può essere vista come una conseguenza del nuovo quadro normativo introdotto a partire dal 2010, oltre che un effetto di precise politiche interne dello stesso IOR, tese a rendere sempre più precisi e trasparenti i criteri e le procedure per l’attivazione e mantenimento di un rapporto con l’Istituto, il quale rimane un Istituto dalla natura e dalla missione unica al mondo.

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