Domenico Savio, un ragazzo come tanti altri...

San Domenico Savio
Foto: Wikicommons pubblico dominio
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Domenico Savio (1842-1857) nacque presso Chieri e morì a causa di una malattia che non perdona poco distante da tale luogo, a Mondonio poco più che quindicenne.

Figlio di una modesta famiglia di contadini per studiare fu accolto nel collegio di Don Bosco a Valdocco e li incarnò tutto il fiore della santità salesiana fatta di una vita allegra e responsabile.

La sua vita si spese tutta o quasi  in questo oratorio al seguito del santo torinese.

“Mi confesserò  e mi comunicherò sovente, i miei amici saranno Gesù e Maria, la morte ma non il peccato”. Questi i suoi propositi nel giorno della sua prima Comunione.

A don Bosco, scrisse un biglietto”mi aiuti a farmi santo!” ed il sacerdote torinese rispose con il segreto della santità: allegria, preghiera, doveri del proprio stato e far del bene. Niente altro che questo. Ed il ragazzo che ben comprendeva lo prese alla lettera.

L'otto dicembre del 1854 si consacrò a Maria tanto era devoto della Madonna e spesso recitava il Rosario in segno di devozione ma di più di amore a colei dalla quale “tutto dipende

Sempre allegro e disponibile a tutte le opere di pietà spesso girava per Torino alla ricerca di malati o poveri che morivano soli ed abbandonati. Tanta era la sua attenzione verso quest'ultimi che spesso si privava del suo poco cibo per sfamare i poveri che bussavano alla porta del suo cuore.

Un giorno- si racconta- che uscendo ad intuito entrò in un palazzo dove in una soffitta una povera donna stava per morire. Certamente ciò sorprende noi, ma non chi lo ha conosciuto che di questi fatti ne è stato il fortunato testimone.

Allegria, fede e costanza gli valsero il titolo di amico speciale della gioventù. Fu canonizzato da papa Pio XII nel 1954.

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