Dopo la Gmg. “Senza Giovanni Paolo II, la Polonia non sarebbe la stessa”

Krzyzstof Szczerski, ministro degli Esteri del gabinetto del presidente polacco Duda.
Foto: Wikimedia Commons
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C’è ancora l’eco del milione riunite a Blonia, e poi dei due milioni a Campus Misericordiae. Un mese dopo la Giornata Mondiale della Gioventù, Cracovia è tornata alla normalità. La normalità di una città inserita in un contesto cristiano, nonostante il comunismo, nonostante la campagna secolare. Lo racconta ad ACI Stampa Krzyzstof Szczerski, ministro degli Esteri del gabinetto del presidente polacco Duda.

L’azione di Giovanni Paolo II ha proiettato la Polonia sotto i riflettori internazionali. Come Giovanni Paolo II ha influenzato la società polacca?

La Polonia non sarebbe la stessa nazione senza Giovanni Paolo II. Saremmo piuttosto come molte altre nazioni post-sovietiche. In Polonia, i valori cristiani sono promossi nella vita pubblica. Siamo molto conservatori e tradizionali, e questo è dovuto alla presenza del Papa. A questo si è aggiunto lo sforzo di modernizzare la nazione, creare un avanzamento nell’economia. Ma, grazie a San Giovanni Paolo II, abbiamo mantenuto la nostra tradizione nella modernità.

Come descriverebbe lo scenario politico e sociale in Polonia?

La Polonia si è costruita con il suo Battesimo, e dunque la nazione polacca è iniziata con il cristianesimo. Qui i valori cristiani sono vissuti nella vita di ogni, lo stile di vita è tipicamente cattolico. Si vede dal modo in cui le famiglie crescono, dal modo in cui battezzano i figli. E questo ricade anche nella società politica. Per i polacchi, l’unico codice possibile di condotta è seguire gli insegnamenti morali della chiesa.

Una situazione idilliaca…

Tutt’altro… a partire dagli anni Novanta, abbiamo assistito ad una grande campagna da parte delle forze liberali, una campagna che si gioca soprattutto in contrapposizione della Chiesa cattolica. I media liberali hanno attaccato la Giornata Mondiale della Gioventù, e nella loro quotidianità promuovono una agenda anti-cattolica. E la maggioranza dei media, almeno quelli mainstrem, sono in mano alle forze liberali. Stanno lavorando per ripulire l’identità cattolica della Polonia, e a volte sono persino più influenti della Chiesa.

E i giovani polacchi come vivono questa situazione?

Le giovani generazioni che abbiamo visto a Cracovia sono come dei sopravvissuti. La religione non è più la scelta più popolare, specialmente all’estero, ma in Polonia lo è ancora. Stiamo combattendo, stiamo forse anche perdendo, speriamo di poter sopravvivere come credenti. Certo, quello che offre il mondo secolare è più facile da seguire, perché il consiglio è fare come ti pare. È più facile per i giovani.

Si sente ancora il comunismo?

In alcuni casi, sembra che il cervello delle persone sia stato sottoposto a un lavaggio. Quando parliamo dei nostri valori, ogni volta che un cattolico ne parla, viene bollato come fondamentalista. È anche questo un retaggio del comunismo. La propaganda sovietica sottolineava che non ci devono essere valori nella vita pubblica.

Eppure la Polonia è sempre rimasta cattolica, nonostante le pressioni. Può ancora il cattolicesimo essere una forza trainante della società?

Credo che il dato fondamentale sia che nelle famiglie, nella vita cristiana, tutto viene costruito nella vita cristiana di ogni giorno. In Polonia la pace sociale è costruita sulla famiglia, nella nostra famiglia. E questo è qualcosa che possiamo dare, insegnare, specialmente oggi che c’è una grande inquietudine sociale… ecco, questo possiamo dare alla società come cattolici.

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