E' ancora possibile un giornalismo davvero credibile?

A colloquio con Vincenzo Varagona presidente UCSI per la Giornata delle Comunicazioni sociali

Vincenzo Varagona e il cardinale Bassetti con la rivista dell' UCSI Desk
Foto: UCSI
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“Lo scorso anno abbiamo riflettuto sulla necessità di ‘andare e vedere’ per scoprire la realtà e poterla raccontare a partire dall’esperienza degli eventi e dall’incontro con le persone. Proseguendo in questa linea, desidero ora porre l’attenzione su un altro verbo, ‘ascoltare’, decisivo nella grammatica della comunicazione e condizione di un autentico dialogo. In effetti, stiamo perdendo la capacità di ascoltare chi abbiamo di fronte, sia nella trama normale dei rapporti quotidiani, sia nei dibattiti sui più importanti argomenti del vivere civile”.

Così inizia il messaggio di Papa Francesco per la 56^ Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, intitolato ‘Ascoltare con l’orecchio del cuore’, che si celebra domenica 29 maggio, con l’invito a giornalisti e comunicatori sociali ad andare in profondità e cogliere l’essenza di ciò che si racconta, si pubblica, si registra. Quest’azione diventa possibile solo attraverso l’ ‘ascolto’, che non significa ‘origliare o spiare’ o tantomeno ‘parlarsi addosso’, ma ‘l’ascolto di sé, delle proprie esigenze più vere, quelle inscritte nell’intimo di ogni persona’. 

Per comprendere l’originalità del messaggio al presidente nazionale dell’UCSI (Unione  Cattolica della Stampa Italiana), Vincenzo Varagona, chiediamo di spiegarci come sia possibile accogliere l’invita del papa ad ascoltare con l’orecchio del cuore: “Se lo chiede, é possibile. Occorre cambiare la frequenza del nostro agire e pensare. Occorre orientare la nostra vita in altra direzione, ritrovare le frequenze tra i cuori”. 

In quale modo la comunicazione può essere credibile?

“Io vedo che la crisi non interessa tutti alla stessa maniera. Ci sono giornali che perdono tante copie, altri che ne perdono meno o anche ne guadagnano. Significa che la gente di questi giornali si fida di più. Occorre chiedersi perché di alcuni si fidano, di altri meno. Certo c’è un problema di affidabilità, di ricerca autentica della verità, di onestà intellettuale e professionale. Non sono cose di poco conto”. 

La stampa è capace di raccontare il ‘bello e buono’? 

“Che sia capace, credo non ci sia ombra di dubbio. Che lo faccia, un po’ meno. Io non credo, comunque, alla retorica della buona notizia. Credo invece che l’informazione recupererebbe credibilità se raccontasse in modo più fedele la vita che ci circonda. Ci sono direttori che teorizzano si debba dare solo la cronaca perché alza gli ascolti. Anche nel servizio pubblico. Il card. Martini nella lettera pastorale ‘Lembo del Mantello’ diceva che questo tipo di informazione forse nell’immediato premia, ma alla lunga deteriora questo rapporto di fiducia con il lettore. E’ esattamente quello che sta succedendo”. 

Nel messaggio il Papa invita all’ ‘apostolato dell’orecchio’: come l’UCSI racconta la realtà? 

“Papa Francesco sta realizzando una vera pastorale dell’informazione. L’invito all’ascolto attivo segue gli inviti a invertire la gerarchia delle notizie e a consumare le suole delle scarpe. Torniamo alla sintonia delle frequenze, fra chi fa informazione e i suoi destinatari. Il giornalista è chiamato innanzitutto a ascoltare se stesso e quindi anche, poi, ascoltare le fonti, la gente, per capire cose cercare, cosa desidera. Ascoltare con l’orecchio del cuore significa anche questo”. 

Nelle scorse settimane ‘Reporter senza frontiere’ ha denunciato un peggioramento mondiale per quanto riguarda la libertà di stampa: per quale motivo sono in costante aumento le minacce ai giornalisti? 

“Perchè l’informazione che dice la verità da fastidio. Non aumentano solo le minacce. Aumentano i morti ammazzati e i carcerati. L’Italia é scivolata dal 41^ al 58^ posto nella classifica di ‘Reporter sans Frontiers’ sulla libertà d’informazione. Un dato molto preoccupante. L’Ucsi in questa stagione si sta proponendo da una parte come laboratorio di pensiero professionale, per elaborare nuovi modelli, intercettare i segnali che arrivano, ad esempio, dalle realtà del giornalismo sociale.

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