"E ora la Lettonia attende il Papa"

Un momento dell'incontro del Cardinal Parolin con i vertici dello Stato lettone. Al suo fianco, l'arcivescovo di Riga Zbignevs Stankevics
Foto: Account Twitter @Latvian_MFA
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Ora la Lettonia attende il Papa. Dopo la visita del Cardinal Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, la speranza è che Papa Francesco arrivi nel Paese baltico a confermare quella periferia nella fede, facendo seguito all’unica visita di un Papa nel territorio, quella di San Giovanni Paolo II nel 1993. “Abbiamo inoltrato l’invito a Papa Francesco. Il Cardinal Parolin ha detto che lo avrebbe trasmesso, ma che spetta al Papa decidere”, racconta ad ACI Stampa Zbignevs Stankevics, arcivescovo di Riga.

Il Cardinal Parolin è stato in Lettonia dall’11 al 13 maggio. “La ragione ufficiale della visita – racconta l’arcivescovo Stankevics – è stata il 25esimo anniversario dello stabilimento dei rapporti diplomatici tra la Santa Sede e lo Stato lettone. Nel 1993 venne San Giovanni Paolo II, sono passati 23 anni, e c’era bisogno di una visita autorevole della Santa Sede per celebrare questo anniversario”.

Ma ora c’è bisogno di un Papa, per una terra mariana, dove si trova il santuario internazionale di Aglona. Lì, Giovanni Paolo II celebrò Messa. E lì potrebbe celebrarla anche Papa Francesco. Cosa darebbe il Papa alla terra lettone?

“Prima di tutto – risponde l’arcivescovo Stankevics - la visita del Papa potrebbe confermare nella fede. La vicinanza del Pontefice per noi è molto importante. Nella nostra Chiesa c’è la coscienza che dobbiamo essere fedeli al Papa, perché il Papa è guida visibile della Chiesa. Abbiamo tante lacerazioni nella nostra società. I lettoni sono poco più della metà dei russi, abbiamo anche rappresentanti delle altre nazioni. I cattolici sono una minoranza, ci sono molti luterani, ortodossi, anche gruppi più piccoli. E il Papa arriverebbe come messaggero della pace e dell’unità”.

Una unità che è davvero vissuta in Lettonia, incaricata quest’anno di comporre il sussidio di preghiera per la Settimana dell’Unità dei Cristiani. Ma quale è lo stato dell’ecumenismo oggi?

L’arcivescovo di Riga racconta che “alla fine del suo soggiorno in Lettonia, il Cardinal Parolin ha detto che non ha mai visto un livello di collaborazione ecumenica come quello che ha sperimentato in Lettonia”.

Un ecumenismo che ha segni visibili e pratici. “Da dieci anni – racconta l’arcivescovo Stankevics - abbiamo a Riga la Via Crucis ecumenica nel Venerdì Santo, e la processione passa attraverso le strade della Città vecchia. Ci sono cattolici, luterani, battisti, qualche volta qualcuno delle Chiese libere. E da Riga l’iniziativa della Via Crucis ecumenica si è diffusa anche in altre città. E c’è una cappella di preghiera, che sarebbe una cappella di adorazione permanente cui partecipano anche luterani e ortodossi”.

Soprattutto, questa collaborazione ecumenica incide sulla società. “Ogni volta si cerca in Lettonia di spingere in avanti qualche legge contraria ai valori cristiani, o vengono sponsorizzate manifestazioni come l’Europride nei Paesi baltici, tutti i capi delle comunità religiose principali della Lettonia firmano una lettera, parlando ad una sola voce. E i politici ci rispettano proprio per questa nostra unità, e perché sanno che i fedeli potrebbero non votarli se non loro non tengono in considerazione la nostra parola forte”.

Tra i risultati di questa collaborazione ecumenica, l’arcivescovo ricorda “il riferimento ai valori cristiani come uno dei tre pilastri della nazione lettone” nel Preambolo della Costituzione dello Stato; la nozione di famiglia formata da uomo e donna, inserita sempre nella Costituzione; una legge che impedisce la propaganda immorale nelle scuole, che “serve a contrastare la propaganda omosessuale nelle scuole”.

 

E chissà che il Papa non decida di toccare con mano i frutti di questo sforzo ecumenico con un viaggio nei Paesi baltici che nel 2018 festeggeranno tra l’altro il 100 esimo anniversario dalla loro costituzione.

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