E se la pace in Ucraina passasse per la GMG?

Arcivescovo Sviatoslav Shevchuk
Foto: ACI Group
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Una Gmg itinerante, con gli eventi sparsi in varie città. Non solo Cracovia, ma anche magari Leopoli in Ucraina e qualche città in Bielorussia. Così l’aveva pensata Sviatoslav Shevchuk, arcivescoivo  maggiore della Chiesa greco-cattolica in Ucraina, insieme ai suoi amici polacchi, già nel 2011. Ora che i venti di guerra nell’Europa orientale non accennano a diminuire, rilancia la proposta parlando con ACI Stampa. Perché la pace può partire solo dal basso.

Racconta l’arciprete Shevchuk: “L’idea della Giornata Mondiale della Gioventù da assegnare a Bielorussia, Polonia e Ucraina è nata a Roma, nell’Istituto Giovanni Paolo II in via Cassia. Seguendo il pensiero di San Giovanni Paolo II, che puntava all’incontro tra le persone per far abbattere i muri, avevamo pensato ad una iniziativa che potesse davvero abbattere i muri: una Gmg i cui eventi si svolgano in Ucraina, Bielorussia, Polonia. Un po’ come alla Gmg di Colonia, quando gli eventi erano distribuiti anche sulle città limitrofe.”

Questa idea, e la discussione che ne seguì, avvenne nel 2011, molto prima dei movimenti di piazza Maidan, e dell’inizio di un conflitto che non sembra fermarsi mai. Al momento, il progetto ha avuto riscontro soprattutto a livello intellettuale. “C’è una riflessione a livello sociale, accademico, abbiamo fatto anche un incontro all’Accademia della Diplomazia a Kiev. Ma il progetto per ora si è fermato, cerchiamo un vis a vis per ricominciare questo dialogo.”

Ad ogni modo, l’arcivescovo Shevchuk è ottimista, perché “l’idea della riconciliazione viene percepita, è un processo della recezione di questa idea. Molti intellettuali dicono che si deve parlare di una pace giusta. Non si tratta di una riconciliazione con il male, dobbiamo cercare la verità per riconciliarci con la verità, con la giustizia.”

Per questo motivo, Shevchuk ha fatto un altro appello per la riconciliazione e la pace, il secondo in due anni. Ma mentre lo scorso anno l’appello non ha avuto alcun riscontro, perché “tutti i leader politici e nazionali erano troppo concentrati sulla violenza,” ora invece c’è uno spirito nuovo.

“Tutti siamo coscienti che non c’è soluzione militare del conflitto in Ucraina. Non è una guerra civile, non dobbiamo riconciliarci tra di noi, il nostro scopo è di lanciare un appello al popolo russo, per dire: basta alla violenza, basta alla guerra. Il futuro è quello in cui vogliamo essere buoni vicini, fratelli e sorelle in Cristo,” racconta l’arcivescovo.

Che poi aggiunge: “È difficile dire quanto profonda è la voglia di riconciliazione, ma la gente è stanca di guerra. Tutti gli ucraini dicono: basta con la violenza, basta con la guerra. La gente è stanca della guerra.”

Il nuovo appello ha dunque “una base sociale capace di recepirlo,” anche se “un puro sentimento non basta per giungere alla pace.” E magari questa base sociale potrebbe essere rafforzata se qualcuno degli eventi della Gmg venisse organizzato anche in territorio ucraino o bielorusso. Per ora, poco più di una utopia. Ma chissà che non diventi realtà.

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