Ecco come Ginevra aspetta Papa Francesco

Il World Council of Churches a Ginevra, dove Papa Francesco sarà il 21 giugno
Foto: AG / ACI Group
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Arriveranno 40 mila fedeli, per una Messa che si attende partecipata anche ecumenicamente e attesa. Ma il viaggio del Papa a Ginevra è prima di tutto un pellegrinaggio ecumenico. E così, la prima tappa dell’incontro sarà al Consiglio Mondiale delle Chiese, che in questi giorni è in fermento, e non solo per la visita del Papa: c’è il Comitato Centrale, che celebra i 70 anni delle fondazione dell’organismo.

Sarà di fronte a questa assemblea che Papa Francesco si rivolgerà per una preghiera ecumenica, all’inizio di un viaggio che avrà nel cuore proprio il movimento ecumenico.

Le misure di sicurezza sono imponenti, gli accreditamenti dei giornalisti sono stati approvati solo all’ultimo minute, e ci sarà una gestione rigorosa dei trasporti interni della città Organizzazione svizzera, si direbbe.

La città è abituata ad accogliere Capi di Stato, vengono spesso per visitare le organizzazioni internazionali, ma quello accade in un quartiere quasi periferico, seppur vicino al centro della città. Papa Francesco non passerà da questo quartiere, né visiterà la chiesa di San Nicolas de Flue, la parrocchia delle Nazioni Unite a Ginevra, dove c’è una cappella dedicata alla Pacem In Terris.

Ginevra ha il privilegio di ricevere la terza visita da parte di un Papa: Paolo VI ci venne nel 1969, Giovanni Paolo II nel 1982 e nel 1984. “Sono pochissime le città che accolgono personalità di questo calibro: New York, con la sede delle Nazioni Unite, oppure Gerusalemme, con i suoi Luoghi Santi e la diversità religiosa”, ha spiegato l’ambasciatore di Svizzera presso la Santa Sede Pierre Yves Fux.

Il quale poi aggiunge che Ginevra, la città di Calvino, non ha solo questo interesse per il Vaticano, ma è anche la “seconda casa del Papa”, perché “è il Paese della Guardia Pontificia e i valori della nostra politica umanitaria, di pace e di neutralità hanno molte affinità con quelli della Santa Sede”.

L'intero viaggio, che inizia al Consiglio Ecumenico delle Chiese e termina con la Messa al PalaExpo, non sarà a porte chiuse avrà un taglio ecumenico del viaggio che è qualcosa di molto svizzero.

Tutte le cappellanie, in Svizzera, sono ecumeniche. Padre Giovanni Fognini, che è responsabile della cappellania dell’Ospedale di Ginevra nonché parroco di San Francesco di Sales, spiega che la cappellania dell’ospedale “include pastori della varie confessioni cristiane, e nessuno di loro cura solamente le anime della sua confessione: quando vengono chiamati, tutti si occupano di tutti”.

Anna Bernardo, responsabile della comunità dei sordomuti che si ritrova nel tempio Montbrillant, sottolinea come il lavoro ecumenico porti anche a straordinarie esperienze di esegesi.

E Sandro Iseppi, responsabile del centro parrocchiale ecumenico di Meryn, racconta come il Centro Ecumenico è nato dalla necessità di costruire un luogo di culto. Si decise di farlo insieme, cattolici e protestanti, in un luogo diviso da un muro che viene tirato su in caso di celebrazioni comuni, e con una Messa ecumenica che si celebra nella Domenica delle Palme, dove c’è anche l’ospitalità ecuaristica tra cattolici e protestanti.

Un tema spinoso, quest’ultimo, che in Svizzera però viene vissuto con naturalezza, secondo la coscienza di ogni pastore e con la consapevolezza che non c’è alternative al dialogo.

Anche perché le statistiche raccontano che a Ginevra i cattolici sono la maggioranza, circa il 52 per cento, ma solo il 3 per cento pratica, mentre i protestanti soffrono un po’ del fatto di essere solo un quarto della popolazione, in un territorio dove la Riforma si è sentita comunque con forza.

Iniziato all’inizio del XX secolo, il dialogo tra le confessioni cristiane è la risposta, infatti, a decenni di guerre religiose. Ed è significativo che, a guidare il dicastero vaticano per la Promozione dell’Unità dei Cristiani ci sia uno svizzero, il Cardinale Kurt Koch, il cui impulso è stato decisive perché Papa Francesco scegliesse Ginevra tra un centinaio di altri inviti.

Ma la Svizzera che ha visto fiorire il movimento ecumenico è un Paese in cui molte città si fregiano del titolo di città della Riforma, in una dialettica che vedeva da una parte i protestanti lavorare sulla scolarizzazione dei bambini e dall’altra i cattolici della Controriforma rispondere con scuole e college e santuari e chiese barocche.

Erano, quelli, i periodi in cui si parlava di Sonderbund (Lega separate) o Kulturkampf (battaglia culturale), scontri durissimi, che hanno lasciato spazio oggi al movimento ecumenico.

Un movimento ecumenico che è molto avanzato, certamente al di là delle questioni dottrinali, sostenuto da una coscienza pratica, ma che ha anche le sue asperità. Anna Bernardo racconta come molti, della comunità protestante, abbiano chiesto di partecipare alla Messa con Papa Francesco. Ma ci sono anche quelli che preferiscono non andare al Palaexpo, perché la Messa sarà strettamente cattolica, senza alcuno spazio a nessun momento ecumenico e tantomeno all’ospitalità eucaristica, che tra l’altro non è una prassi, ma è praticata in alcune circostanze.

“Non ci sentiamo invitati”, dicono i Protestanti che hanno deciso di non andare. Perché magari – si spiega a Ginevra – si aspettano una parola dal Papa stesso, che invite tutti a partecipare, magari anche al banchetto eucaristico. O che magari il Papa faccia la Chiesa finalmente membro del Consiglio Ecumenico delle Chiese che compie 70 anni.

Praticamente impossibile questo succeda. Ma il fatto che lo si pensi dice molto della Svizzera.

 

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