Emilia Guarnieri: il meeting è un’esperienza di popolo

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Foto: Meeting di Rimini
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Il Meeting dell’Amicizia tra i popoli, in svolgimento dal 20 al 26 agosto a Rimini, è sempre occasione di una ripresa. Non solo perché si colloca al termine della pausa estiva, quando ci sia appresta a riprendere l’attività in tutti i settori della vita pubblica; ma soprattutto perché con i suoi temi trasversali, come ha spiegato la presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, Emilia Guarnieri, ‘vuole favorire un dialogo senza barriere e lanciare messaggi costruttivi, mettendo in relazione mondi diversi’.

Il titolo dell’edizione di quest’anno è tratto dal Faust di Goethe, ‘Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo’, come ci ha spiegato la presidente della Fondazione: “In questo crollo generale delle evidenze, delle certezze, riguadagnare significa tornare a qualcosa di passato? L’immagine del manifesto, dell’albero, radicato a terra nelle solide radici e slanciato nella fantasia variopinta dei suoi rami, è l’immagine plastica che riguadagnare ha a che fare col nuovo, con la creatività con la libertà di un nuovo inizio. Che ogni uomo sia consapevole di ciò che ha ereditato, della ricchezza di cui è portatore, è fondamentale perché ci si possa lanciare verso un nuovo inizio”.

Perché come titolo avete scelto una frase del Faust di Goethe?

“Perché è ciò di cui secondo noi c’è bisogno oggi. Riguadagnare la ricchezza della nostra tradizione non in modo statico e passivo, ma come una riscoperta della libertà. Vale anche per la fede! Un’avventura di libertà e di scoperta, non la ripetizione di formule di cui in fondo non si capisce l’utilità. Don Giussani non ha fatto altro per tutta la sua vita”.

Ma cosa hanno lasciato i padri ai figli in eredità?

“Io credo che ogni padre lasci un’impronta, un’eredità al figlio. Non c’è nessuno al mondo che non sia figlio, e in quanto tale erede. Probabilmente quello che il titolo di quest’anno suggerisce è che nessuna eredità, neppure la più apparentemente ricca, può essere accettata senza beneficio di inventario, ovvero senza la fatica di una personalizzazione”.

Il Meeting è sempre stato uno spazio aperto di dialogo: nel mondo odierno si può coniugare il dialogo con l’identità?

“Per me che sono un’insegnante, è un’evidenza quotidiana. I ragazzi più aperti, più recettivi, più capaci di apertura sono quelli che hanno dei legami forti alle spalle, che vivono un’appartenenza forte e serena all’ambiente di provenienza. Un’identità debole invece determina incertezza, fragilità di rapporti, timore dell’altro, contrapposizioni. D’altra parte l’identità stessa nasce in un dialogo. Nel decimo capitolo de ‘Il senso religioso’ di don Giussani questa dinamica, che è di tutti, è descritta particolarmente bene. La mia consistenza anche psicologica si forma, fin dai primi istanti della vita, nell’interazione con una realtà esterna, a partire dallo sguardo della madre e dall’abbraccio del padre. Più è forte questo dialogo con altri ‘tu’ - e più in generale con il mondo esterno - più l’identità si sviluppa in modo ricco ed equilibrato”.

Il Meeting ha sempre coniugato nelle sue edizioni esperienza ed innovazione: come aiutare i giovani ad affrontare le sfide dell'oggi?

“Parto ancora dalla mia esperienza di insegnante. Noi docenti un tempo eravamo considerati i detentori del sapere, un sapere che andava semplicemente trasmesso agli allievi. Oggi non è più così, i ragazzi possono verificare in tempo reale su Google se quello che dici è vero, e spesso lo fanno, magari da sotto il banco e tenendo per sé i propri commenti. Anche nel rapporto tra medici e pazienti mi sembra sia in atto una dinamica simile. Per questo non credo sia saggio pensare di rincorrere i giovani sui temi dell’innovazione e del digitale. E’ molto più importante comunicare loro e condividere con loro domande di senso, perché queste sì sono le stesse in me come in loro. E poi proporre alla loro libertà la nostra esperienza, come uno strumento che può aiutarli ad andare a fondo delle loro domande. Come vede, il titolo del Meeting torna a galla. E’ qualcosa di estremamente semplice, lo vedevo in atto in questi giorni in un mio amico che affiancava un giovane apprendista in un lavoro manuale. Si fa con le mani, non con i discorsi. O almeno non solo con i discorsi”.

Può fare qualche esempio del modo con cui la frase di Goethe attraverserà il Meeting 2017?

Penso alla mostra ‘Ognuno al suo lavoro’ in cui i giovani in cerca di lavoro o appena entrati nel mondo delle aziende investiranno delle loro domande chi già lavora, dall’operatore scolastico al direttore di Repubblica. O al ciclo di incontri che Luciano Violante ci ha proposto sul tema della crisi, letto non solo al negativo però, ma come inizio di una possibile ripresa, sui temi della democrazia, dei flussi migratori e dell’economia. O ancora all’incontro sul tema del Meeting che quest’anno vedrà come relatore l’amministratore apostolico di Gerusalemme monsignor Pierbattista Pizzaballa. Sono stata molto colpita dal lavoro di preparazione e di approfondimento che padre Pierbattista sta facendo già da tempo su questo testo, per portare al Meeting un’esperienza utile per tutti”.

 

 

 

 

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