Esercizi spirituali: il valore dell'umiltà

Leggendo l'Autobiografia di Sant'Ignazio di Loyola ci si accorge da subito che ha sempre cercato di spogliarsi di ciò che non era vangelo

Fedeli in raccoglimento
Foto: Daniel Ibanez CNA
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Introduzione:

Leggendo l'Autobiografia di Sant'Ignazio di Loyola ci si accorge da subito che ha sempre cercato di spogliarsi di ciò che non era vangelo.
Abbandonata la propria casa, nel 1518, dopo la lunga convalescenza a seguito dell'assedio di Pamplona, si è messo in cammino per raggiungere la Terra Santa. Questa percorso caratterizzerà il modo con cui verrà chiamato, ovvero Il pellegrino.
Viaggiando più volte si spoglia del proprio modo di pensare abbracciando sempre e solo la nudità della croce e tutte le difficoltà che essa comporta.
Non vuole avere con se ne un compagno di cammino ne denaro che elargisce, con generosità, ai tanti poveri che incontra nel cammino ne altro. Tutto ciò lo vive con quell'umiltà di voler essere al servizio di Dio, che regnava nel suo cuore di credente.
Umiltà che, nella sua etimologia, deriva da humus e significa essere vicino alla terra vuol dire riconoscersi talenti e limiti, con normalità ed accettazione della natura umana.
Il vangelo, più di una volta, ha evidenziato la condizione del Figlio di Dio quale modello di tutto ciò, scegliendo una vita nel nascondimento e nella predicazione della buona novella.
Il santo prendendo spunto dalla vita del Maestro desidera lo stesso per coloro che partecipando agli esercizi vivessero in pienezza l'insegnamento evangelico.
Il testo degli Esercizi nel suo linguaggio del Millecinquecento insegna a prendere le giuste misure di equilibrio da tutte le cose, insegnando l'umiltà, in quanto il fine non saranno le privazioni, ma il servizio alla comunità scegliendo di voler essere una persona, autentica e sincera.

Dal testo degli Esercizi spirituali:

“Il primo modo di umiltà è necessario per la salvezza eterna e consiste nell'abbassarmi e umiliarmi, quanto mi è possibile, per obbedire in tutto alla legge di Dio nostro Signore; di modo che io non decida mai di trasgredire alcun comandamento divino o umano che mi obblighi sotto pena di peccato mortale, anche se fossi fatto signor di tutte le cose create, o anche a costo della mia vita terrena.
Il secondo modo di umiltà è più perfetto e consiste in questo, che io mi trovi in una disposizione tale da non volere né affezionarmi ad avere la ricchezza piuttosto che la povertà, a cercare l'onore piuttosto che il disonore, a desiderare una vita lunga piuttosto che una vita breve, purché sia uguale il servizio di Dio nostro Signore e la salvezza della mia anima; e inoltre che non decida mai di commettere un peccato veniale, neppure in cambio di tutte le cose create né a costo di perdere la vita.
Il terzo modo di umiltà è il più perfetto e consiste in questo: includendo il primo e il secondo modo, e posto che sia uguale la lode e la gloria della divina Maestà, io, per imitare più concretamente Cristo nostro Signore ed essergli più simile, voglio e scelgo la povertà con Cristo povero piuttosto che la ricchezza, le umiliazioni con Cristo umiliato piuttosto che gli onori; inoltre desidero di più essere considerato stolto e pazzo per Cristo, che per primo fu ritenuto tale, piuttosto che saggio e accorto secondo il giudizio del mondo”

Per riflettere:

Rifletto sulla virtù dell'umiltà nella mia vita?

Riconosco Dio nella mia esistenza ed in che modo?

Mi metto al servizio della comunità con spontaneità ed attenzione?

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