Estate e covid, l' Oratorio come luogo di aggregazione ed evangelizzazione

David Lo Bascio presidente del Centro Oratori Romani spiega perché l'oratorio è sempre un ottimo metodo pastorale

L'Oratorio
Foto: COR
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La scuola è terminata, almeno per la maggior parte degli studenti, e l’estate è arrivata; i ragazzi cercano un po’ di riposo, pensando di fuggire alla quotidiana noia tra mascherine e la ripresa della normalità della vita, dopo la ‘quarantena’ dovuta al Covid 19.

Ed allora si aprono gli oratori che, sempre nel rispetto delle regole, ospitano ragazzi e ragazze, che riflettono e giocano con un’ambientazione da Far West, affrontando il tema di fondo dell’amore, in quanto l’oratorio fa sentire tutti a casa.

Il sussidio, ‘Ricomincio da qui. Nuove avventure nel Summerland’ è frutto del progetto degli oratori estivi romani stilato dal Servizio diocesano di pastorale giovanile con il Centro oratori romani, l’Azione cattolica ragazzi e l’Agesci.

A David Lo Bascio, presidente del Centro Oratori Romani (COR), abbiamo chiesto di spiegarci questa estate negli Oratori romani: “Non possiamo dire che sia un’estate di ripartenza, come si usa per molte delle attività che hanno subìto un arresto a causa del Covid. L’Oratorio infatti (con la sola eccezione delle zone rosse) fin dall’estate dello scorso anno non si è mai fermato. E questo non per offrire una prova muscolare del non arrendersi, di rifiutare la fragilità del tempo che abbiamo vissuto e stiamo vivendo; ma semplicemente per non smettere di farsi accanto ai bambini ai ragazzi, nella gioia e nella prova, come Gesù stesso fece con i discepoli di Emmaus… ‘si accostò e camminava con loro (cfr. Lc 24, 15)’.  Potremmo quindi dire che sarà un’estate di ‘tessitura’: perché la vicenda drammatica dentro cui siamo inseriti richiederà il lavoro paziente del riallacciare legami e del curare le solitudini generate dagli isolamenti e dai distanziamenti. Dovremo rieducarci, tutti, a una relazionalità di cui abbiamo dimenticato il linguaggio, ma di cui possiamo riscoprire il senso. ‘Nessuno si salva da solo’ ha detto papa Francesco: ecco, l’Oratorio esprime proprio questa dimensione comunitaria che è propria dell’appartenenza ecclesiale”.

Quale importanza riveste l’apostolato nell’Oratorio?

“L’Oratorio è nella sua interezza un apostolato. Molto spesso si pensa all’Oratorio come uno spazio fisico nel quale si propongono attività, alcune magari di apostolato. In realtà l’Oratorio, prima ancora che un cortile o un campetto sportivo, è un luogo del cuore: un contesto dentro cui si realizzano relazioni educative e dinamiche evangelizzatrici. E questo l’abbiamo sperimentato specialmente durante il lockdown, quando il legame tra i catechisti e i ragazzi non si è interrotto, ma ha proseguito a esprimersi in forme nuove e creative. Se poi pensiamo che l’Oratorio nel 2020 ha riaperto le sue porte prima della scuola, quando la paura del coronavirus era molto forte perché scarsa era ancora la conoscenza del fenomeno, capiamo quale prova di coraggio evangelico i giovani catechisti abbiano affrontato e perseguito con determinazione lungo tutto questo periodo: li ha sostenuti la fede in Cristo e l’amore per i più piccoli, con la convinzione che l’annuncio non conosce sosta, anzi si fa più forte quando nell’uomo cresce il bisogno di speranza”. 

Quale narrazione di Dio si offre ai ragazzi nell’Oratorio?

“La narrazione che ogni catechista offre ai ragazzi è anzitutto personale, cioè quella del proprio incontro con il Signore; in questo senso potremmo dire che il catechista, come afferma il Documento di Base (cfr. RdC n. 186), è anzitutto un testimone. E’ tale narrazione che rende credibile l’evangelizzazione: perché il catechista d’Oratorio non parla di verità lontane, ma della verità d’amore della sua vita che viene dall’amicizia con Gesù. ‘Prendi Gesù per amico’ è uno dei grandi motti del COR: antico eppure ancora bellissimo, ci dice che nell’Oratorio a tutti è offerta questa possibilità”.

A maggio con la lettera apostolica ‘Antiquum Ministerium’ papa Francesco ha istituito il ministero laicale del catechista: cosa significa il riconoscimento da parte della Chiesa del ministero del catechista?

“Che non si ‘fa’ il catechista, ma lo si ‘è’: è una realtà che sfocia da una vocazione, ovvero da un disegno di Dio più che da una scelta personale. Il catechista esprime con la vita quella testimonianza cristiana che manifesta nella catechesi semplicemente in maniera più sistematica: l’efficacia della catechesi passa tutta dalla qualità dei testimoni. Il ministero pertanto non va letto come un riconoscimento secondo una logica meritocratica, ma di servizio: sprona ad accrescere la consapevolezza della responsabilità che la Chiesa ci consegna”.

Il 31 maggio scorso il COR ha celebrato il centenario della conversione di Arnaldo Canepa: chi era?

“Arnaldo Canepa è il fondatore del COR: laico romano e benestante, non per suo desiderio o tornaconto, ma perché chiamato da Dio, nel maggio del 1921 ha lasciato la sua vita ‘stupida’ per donarsi ai fanciulli di Roma, all’epoca forse amati, ma certamente poco stimati. Avvia oratori nelle borgate e nelle periferie della Capitale, per poi metterli insieme in quella che oggi definiremmo una rete: la condivisione delle idee e delle esperienze, per crescere insieme, in una logica comunionale. Quella realtà, divenuta il Centro Oratori Romani, da 75 anni porta avanti questa missione verso i più piccoli, affinché la Chiesa rivolga sempre loro uno sguardo d’amore che ha il nome dell’Oratorio. Arnaldo Canepa era un uomo di cui conosciamo la capacità profetica, e del quale auspichiamo sia presto riconosciuta la santità, affinché possa divenire modello spirituale e pastorale per tutti quei catechisti appassionati delle giovani generazioni”.

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