Europa, politica ed ecumenismo nei discorsi a braccio di Giovanni Paolo II

San Giovanni Paolo II
Foto: CPP/ Giancarlo Giuliani
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La giornata di oggi per Papa Francesco è molto significativa. Per un Papa latinoamericano che ha scelto di non accettare onorificenze e premi, ricevere in Vaticano un premio come il Carlo Magno, per l’impegno europeo è davvero un evento. Ma del resto, come per molti altri gesti di Papa Francesco, anche questo è il risultato di un lungo cammino della Santa Sede e dei predecessori di Bergoglio.

All’ Europa Giovanni Paolo II ha dedicato bene due assemblee sinodali, e una esortazione apostolica, oltre moltissimi interventi come del resto anche Benedetto XVI che già da cardinale proprio all’ Europa dedicò libri, interviste e conferenze.

Ma torniamo al 1991, a fine novembre quando si apre il primo sinodo speciale per l’Europa. Il Muro è appena crollato e l’entusiasmo per una Europa non più separata dalla Cortina di ferro è alle stelle.

Ma Giovanni Paolo II guarda lontano. E alla fine del pranzo con tutti i padri sinodali che concludeva il Sinodo, come spesso faceva, prende la parola. Tra politica ed ecumenismo il Papa racconta che durante il Sinodo ha incontrato alcuni personaggi politici. “Una di queste persone- dice- veniva dall’Europa occidentale e abbiamo parlato della situazione tragica che è quella dei territori di Croazia, Slovenia, Jugoslavia. Ma poi lui ha detto: io penso che la caduta del Muro di Berlino, sì, ha introdotto la liberazione di tanti popoli. Ma dall’altra parte quelli che si trovavano alla destra, o alla sinistra, dipende dal punto di partenza, di questo muro, per parte occidentale, forse hanno perso qualche cosa. Perché dietro questo muro dalla loro parte si sentivano molto più comodi. Era una situazione comoda. E adesso vengono sfidati, perché si deve cominciare a pensare con le categorie di tutta l’Europa”. Ed aggiungeva: “ho pensato subito che si doveva ripeterlo in un momento opportuno ai membri del sinodo, perché è una constatazione molto importante per tutti noi, per tutti gli europei, per tutti gli occidentali, soprattutto per tutti gli europei. E naturalmente per tutti i cristiani.

Ho incontrato anche un altro grande personaggio della politica internazionale e veniva dal così detto Terzo Mondo. Abbiamo parlato molto cordialmente di diverse cose e alla fine ha detto: sì, in questa situazione l’Europa, voi che vi interessate dell’Europa, non dovete dimenticare che non c’è solamente la contrapposizione o la relazione Ovest Est, ma c’è anche Nord Sud. E che questa è più importante. Io lo ripeterò sempre in ogni circostanza possibile. La prima visita che ho fatto dopo la caduta del Muro, Grazie a Dio la Provvidenza ha fatto così, era in Africa. Dove tutti mi chiedevano: adesso con questa nuova situazione in Europa, noi saremo abbandonati?Ho cercato di rassicurarli che non sarà così, ma il problema continua ad esserci”.

Le due questioni oggi sono drammaticamente attuali e se ne trovano gli echi nella Laudato sì.

E c’è un’altra questione a proposito di Europa, quella dell’ecumenismo. Giovanni Paolo II parte da San Giovanni della Croce, amato e studiato dal giovane Wojtyła: “Ma accanto a questi studi che ho fatto da giovane c’era sempre una domanda di tipo storico. Storia della Chiesa in Europa, storia della salvezza. Noi sappiamo che quel secolo XVI era per la cristianità in Europa, per la Chiesa, un secolo critico. Possiamo dire tragico. Se lo era l’XI nell’Oriente, qui era un secolo tragico il XVI . E in questo momento nella penisola Iberica arrivano i santi. Che cosa rappresentano quei santi, possiamo dire che sono fuori da questa problematiche che a quell’epoca preoccupava la Chiesa. Sono fuori e sono nello stesso tempo più dentro di questa tragedia della Chiesa nel continente europeo che noi sempre portiamo nei nostri cuori sulle nostre spalle. Tutti insieme, tutti i cristiani divisi. Ecco la coincidenza, con la divisione della Chiesa, con la impossibilità di riunirsi nonostante tutti gli sforzi. E la penisola Iberica appena liberata dai musulmani, una occupazione che durava da secoli, scoppia una grande preghiera. Perché è questo che rappresentano i due santi soprattutto San Giovanni della Croce, una grande preghiera, sono i vertici della preghiera della unione mistica con Dio, grande preghiera.

E io penso che con questo fenomeno, con questi fatti Dio ci ha dato già subito una consegna per la divisione, per superare questa divisione, per riunirsi di nuovo, ritrovare l’unità quella voluta da Cristo. Ci vuole una grande preghiera”.

Preghiera comune, ecumenica come quella che il Papa ha fatto in ogni paese europeo. “Noi abbiamo grande bisogno della preghiera. - dice il Papa - Certamente è necessario il dialogo, anzi il dialogo in un certo senso è principale, ma soprattutto c’è una preghiera. Una preghiera ancora maggiore di tutto quello che si è potuto fare fino ad ora. Una preghiera comune. Io vedo come dopo una tale preghiera cambia la situazione. In questo momento Cristo è presente e Lui è sempre superiore a noi! Noi siamo divisi, ma in Lui non possiamo essere divisi”.*

Otto anni dopo il secondo Sinodo dedicato all’Europa si svolge in una situazione molto differente, di “unità minacciata”.

“Non sarà — dice il Papa in una omelia in Polonia nel 1997 — che dopo la caduta di un muro, quello visibile, se ne sia scoperto un altro, quello invisibile, che continua a dividere il nostro continente, il muro che passa attraverso i cuori degli uomini? È un muro fatto di paura e di aggressività, di mancanza di comprensione per gli uomini di diversa origine, di diverso colore della pelle, di diverse convinzioni religiose; è il muro dell'egoismo politico ed economico, dell'affievolimento della sensibilità riguardo al valore della vita umana e alla dignità di ogni uomo. Perfino gli indubbi successi dell'ultimo periodo nel campo economico, politico e sociale non nascondono l'esistenza di tale muro. La sua ombra si estende su tutta l'Europa. Il traguardo di un'autentica unità del continente europeo è ancora lontano”.

Oggi quelle parole suonano come una profezia.

 

*Da “ Il Mistero dei Dodici” Angela Ambrogetti, TAU editore

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