Finanze Vaticane, ecco come verrà applicato il Codice degli appalti

In vigore da oggi le norme applicative del codice degli appalti promulgato lo scorso luglio. Resta la possibilità di riferirsi alle materie riservate. Si aspetta un altro regolamento per le operazioni immobiliari

Veduta dall'alto dello Stato di Città del Vaticano. Al centro, il cortile su cui si affacciano gli uffici della Segreteria per l'Economia
Foto: gcatholic
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Con un decreto in 49 articoli e 7 allegati, con vari moduli che servono appunto per richiedere e definire spese e acquisti, il codice per gli appalti vaticani promulgato l’1 luglio 2020 prende forma, definisce le procedure, ma mantiene anche la necessaria riservatezza sul merito di alcune operazioni finanziarie, per le quali si rimanda alla Commissione per le Materie Riservate stabilita il 5 ottobre 2020. È un regolamento che non copre le operazioni nel settore immobiliare, per le quali ci sarà un regolamento ad hoc entro il 31 dicembre 2021.

Più che novità rispetto a quanto annunciato, le norme applicative del codice degli appalti vaticano chiarificano come, da oggi in poi, gli acquisti dei dicasteri vaticani saranno centralizzati, con istruzioni che vengono dalla Segreteria per l’Economia e dall’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Si tratta di un documento che si applica a tutti “gli acquisti di servizi, forniture, lavori e opere”, e interessa i dicasteri e gli altri organismi di Curia Romana, le istituzioni collegate alla Santa Sede o che vi fanno richiesta e i soggetti giuridici nell’elenco approvato su proposta del Consiglio per l’Economia.

Resta, però, la possibilità di rivolgersi alla Commissione Materie Riservate, in modo – si legge in una sintesi della Segreteria per l’Economia – di “contemperare le esigenze di riservatezza con i principi di trasparenza”.

Era un punto reso chiaro anche nel momento in cui il Papa aveva deciso di trasferire i fondi della Segreteria di Stato vaticana all’Amministrazione per il Patrimonio della Sede Apostolica, l’APSA, che sempre più dovrebbe assumere i contorni di una sorta di “banca centrale” vaticana. Nel decreto, infatti, si leggeva che la Segreteria di Stato sarebbe rientrata nelle regole generali di tutti i dicasteri, “salvo per ciò che riguarda le materie riservate che sono sottoposte a segreto, approvate dalla commissione nominata a questo scopo”.

Le regole generali di tutti i dicasteri sono quelle stabilite dalle norme applicative. Si parte dal budget preventivo, ma poi vengono puntualizzate le competenze di ciascuno, anche con ipotesi di deroga alla centralizzazione, che va appunto inoltrata alla Commissione Materie Riservate. La Segreteria per l’Economia deve nominare una Commissione giudicatrice per quanto riguarda le procedure di appalto, e vengono disciplinate situazioni di incompatibilità e conflitto di interesse, e vengono esclusi da ogni procedura di affidamento di appalti “gli operatori economici sottoposti a indagini per i reati, tentati o consumati”, come i reati per “indagini riferite a partecipazione a un’organizzazione criminale, reati terroristici e sfruttamento del lavoro minorile”.

Si può subappaltare fino a un massimo del 30 per cento del valore dell’appalto, la tipologia di gara viene scelta dall’APSA, le offerte tecniche sono valutate con punteggio, quelle economiche sono valutate con punteggio a ribasso sulla base d’asta, gli appalti con progetti innovativi sono banditi a prezzo chiuso.

La commissione giudicatrice si riunirà all’APSA, dove resterà la documentazione di gara, e l’APSA può decidere senza formalità in casi di urgenza.

Ci sono poi altre decisioni tecniche, dal modo in cui vengono disciplinati i contratti a come questi debbano venire archiviati.

Un regolamento, insomma, che serve a mettere in pratica le norme. Da vedere come sarà disciplinato poi il settore immobiliare.

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