Francesco alle claustrali del Perù: la preghiera per guarire le piaghe dei fratelli

Il Papa incontra le claustrali
Foto: TW/ Antonio Spadaro
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L’ultima giornata del viaggio del Papa in Perù si apre con un incontro con la vita contemplativa. Quasi una sintesi dei diversi incontri con i religiosi, in Perùin Cile.

Il Papa ha lasciato la Nunziatura dove ieri sera al suo rientro da Trujillo, come ogni sera a Lima, ha saluto i fedeli che lo attendevano in nunziatura. "Grazie per essere venuti a salutarmi- ha detto-  Prima di entrare in nunziatura ho salutato alcuni fratelli e sorelle malati. Ora preghiamo per loro tutti insieme. Sono malati e sono voluti venire. Gesù ci chiede sempre di stare accanto ai malati. Preghiamo per tutti quelli che sono qui".  Questa mattina alla Nunziatura a salutare il Papa c'erano 4 detenuti che hanno avuto un permesso speciale. 

Poi l'arrivo al Santuario del Signore dei miracoli dove ha recitato l'Ora Terza con 500 religiose di vita contemplativa. "Mi viene in mente che avete approfittato per iscire dal convento" scherza il Papa. E poi manda un saluto alle 4 carmelitane di Buenos Aires che lo hanno accompagnato nel suo saluto in diocesi. 

Papa Francesco continua a parlare della gioia che i religiosi devono vivere e diffondere rifuggendo mondanità, conflitti, brama di potere e scoraggiamento.

In una terra ancora definita di missione per molti aspetti, dove la nuova evangelizzazione come disse più volte Giovanni Paolo II nelle sue visite, deve vivere una realtà rinnovata che combatte come in Occidente con la secolarizzazione.

E per rinnovare la gioia di saperci figli di Dio i contemplativi più degli altri hanno una “via privilegiata”, la preghiera. Quella “ missionaria- dice il Papa-  è quella che ottiene di unirsi ai fratelli nelle varie circostanze in cui questi si trovano e pregare perché non manchino loro l’amore e la speranza”. E cita Santa Teresa di Gesù Bambino: “Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore”.

Ma cosa vuol dire oggi essere l’amore? “È saper stare accanto alla sofferenza di tanti fratelli” che, ricorda il Papa, “sono carcerati, migranti, rifugiati e perseguitati, per tante famiglie ferite, per le persone senza lavoro, per i poveri, per i malati, per le vittime delle dipendenze, per citare alcune situazioni che sono ogni giorno più urgenti”. E così , sottolinea Francesco “con la vostra preghiera potete guarire le piaghe di tanti fratelli”. Non abbiate vergogna dice il Papa di insistere nella preghiera. 

E questo perchè “la vita di clausura non imprigiona né restringe il cuore, ma piuttosto lo allarga grazie alla relazione con il Signore e lo rende capace di sentire in modo nuovo il dolore, la sofferenza, la frustrazione, la sventura di tanti fratelli che sono vittime di questa “cultura dello  scarto” del nostro tempo”.  E dice Francesco non si può essere monache con il cuore ristretto, trovate un rimedio per aver un grande cuore. E le monache con il cuore ristretto nonsono madri, si lamentano di tutto. Il Papa chiede amore fecondo. 

Preghiera che si affianca al servizio, anche rispettando la clausura, e all’anelito di unità: “ Quanto abbiamo bisogno dell’unità nella Chiesa! Che i battezzati, i sacerdoti, i vescovi siano uno.  Oggi e sempre! Uniti nella fede. Uniti dalla speranza. Uniti dalla carità. In quell’unità che promana dalla comunione con Cristo che ci unisce al Padre nello Spirito e, nell’Eucaristia, ci unisce gli uni agli altri in questo grande mistero che è la Chiesa”.

Il demonio, dice il Papa, cerca di dividere le comunità, e ritorna al terrorismo delle chiacchiare: suore terroriste no, dice.

Unità che si deve vivere soprattutto nel monastero che deve essere “un faro che possa fare luce in mezzo alla disunione e alla divisione. Aiutate a profetizzare che questo è possibile. Che chiunque si avvicini a voi possa pregustare la beatitudine della carità fraterna, così propria della vita consacrata e tanto necessaria nel mondo di oggi e nelle nostre comunità”.

Fedeltà alla vocazione quindi, come insegna Teresa di Gesù  perchè, conclude il Papa, “ la Chiesa ha bisogno di voi, con la vostra vida fedele siate fari con la vostra vita fedele e mostrate Colui che è via, verità e vita, l’unico Signore che offre pienezza alla nostra esistenza e dà la vita in abbondanza. Pregate per la Chiesa, per i pastori, per i consacrati, per le famiglie, per quelli che soffrono, per quelli che fanno il male, per quelli che sfruttano i loro fratelli".

Il saluto iniziale è stato dalla Superiore delle Carmelitane scalze, Madre Soledad, una anziana monaca che ha detto "siamo missionarie della contemplazione".

L’incontro avviene nel Santuario del Señor de los Milagros con il Monastero delle Nazarene, un complesso religioso, situato nel centro storico di Lima, dedicato al culto del Patrono del Perù, il Signore dei Miracoli, gestito dalle Madri Nazarene Carmelitane Scalze. Il Signore dei Miracoli è un dipinto su muro del XVII secolo rappresentante la Crocefissione di Cristo. Il devastante terremoto del 1655 risparmiò il muro sul quale era dipinta l’immagine sacra, da qui la devozione della comunità cattolica e i miracoli che ne sono derivati. Una copia ogni anno, nel mese di ottobre il  “mese viola”, colore della penitenza, viene portata in processione per le strade di Lima. Il Papa dona al santuario un ostensorio in bronzo creato da don Benito Rugolino, per lunghi anni parroco della chiesa torinese del Santissimo Nome di Maria che si ispira alla corona di spine di Gesù.

  Subito dopo il Papa si sposta nella Cattedrale di Lima per pregare davanti alle reliquie dei Santi peruviani.

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