Francesco arriva Cuba sulle orme di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI incontra Fidel Castro nel marzo 2012
Foto: OR/CPP
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Papa Francesco arriva a Cuba 17 anni dopo Giovanni Paolo II e 3 dopo Benedetto XVI. Quella di Jorge Mario Bergoglio è infatti la terza visita di un Pontefice nell’isola caraibica. Le attese sono tante, soprattutto per la comunità cattolica che proprio grazie ai viaggi apostolici di Karol Wojtyla prima e di Joseph Ratzinger poi ha visto migliorare sensibilmente le proprie condizioni di vita.

Il primo viaggio apostolico di un Vescovo di Roma nella Repubblica di Cuba – marxista, comunista, rivoluzionaria e atea – risale al gennaio 1998.

 E’ Papa Wojtyla a tirare giù l’ennesimo e storico muro scendendo dalla scaletta dell’aereo atterrato sulla pista di L’Avana il 21 gennaio 1998. Ad attendere il Papa polacco il Lider Maximo, il Presidente della Repubblica Fidel Castro in doppio petto. La divisa da guerrigliero, da sempre indossata da Castro, rimase emblematicamente chiusa nell’armadio.

Papa Wojtyla rimase a Cuba fino al 25 gennaio 1998, girando l’isola in lungo e in largo. “Sono venuto – ebbe a dire Giovanni Paolo II – come messaggero della verità e della speranza, a confermarvi nella fede e a lasciarvi un messaggio di pace e di riconciliazione in Cristo”.

Durò circa 48 ore il viaggio apostolico a Cuba – il penultimo del pontificato – di Benedetto XVI. Il Papa arrivò nell’isola il 26 marzo 2012 e vi ripartì alla volta di Roma due giorni dopo.

Molte cose erano cambiate dalla prima visita papale del 1998. Molte, ma non tutte. Fidel Castro, anziano e malato, aveva lasciato la presidenza al fratello Raul, tuttora Capo dello Stato. Resta indelebile, forse quanto quello avuto dal suo predecessore, l’incontro tra il Papa e il Lider Maximo, nella Nunziatura Apostolica. “Cosa fa un Papa?”, la domanda a bruciapelo di Castro a Joseph Ratzinger. Immediata la risposta del Papa: “E’ a servizio della Chiesa”.

Nonostante le aperture, spesso più a parole che con i fatti, a Cuba le restrizioni internazionali provocate dall’embargo vigevano ancora, tanto che lo stesso Papa Benedetto denunciò pubblicamente una “Situazione che risulta aggravata quando misure economiche restrittive imposte dal di fuori del Paese pesano negativamente sulla popolazione”.

 

 

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