Francesco e Kirill, non teologia ma ecumenismo del sangue

L'incontro di Ravenna del 2007
Foto: interetnica.it
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L’evento è importante, storico per certi versi, delicatissimo per altri. L’ incontro del Papa argentino con il Patriarca di Mosca in terra cubana avviene lontano da gli sguardi dei fedeli.

Non ci sarà un liturgia comune come è sempre avvenuto per incontri di questo genere.

Sarà un faccia a faccia di un paio di ore, e un saluto pubblico alla stampa con la firma di una dichiarazione comune che però non sembra avrà valore teologico.

E del resto il dialogo teologico tra Roma e Mosca di fatto non c’è mai stato, mentre procedeva con altre Chiese ortodosse.

Basta ricordare Ravenna, nel 2007. Si era arrivati ad un punto importante: “Resta da studiare in modo più approfondito la questione del ruolo del vescovo di Roma nella comunione di tutte le Chiese. Quale è la funzione specifica del vescovo della «prima sede» in un’ecclesiologia di koinonia, in vista di quanto abbiamo affermato nel presente testo circa la conciliarità e l’autorità ? In che modo l’insegnamento sul primato universale dei Concili Vaticano I e Vaticano II può essere compreso e vissuto alla luce della pratica ecclesiale del primo millennio ? Si tratta di interrogativi cruciali per il nostro dialogo e per le nostre speranze di ristabilire la piena comunione tra di noi”.

Era  il 13 ottobre 2007  e la Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa aveva lavorato ad un documento significativo.

Allora i russi lasciarono i lavori per la presenza dei rappresentanti della Chiesa ortodossa d’Estonia, non riconosciuta da Mosca.  Dopo Ravenna il metropolita Hilarion, che oggi si occupa degli affari esterni del Patriarcato ed è uno degli organizzatori dell’incontro di Cuba, aveva dichiarato che il documento era ambiguo.

E’ proprio nel 2007 che Benedetto XVI incontrò quello che allora era il metropolita Kirill con l’intento di arrivare ad un incontro con Alessio.

Per due volte nel pontificato di Benedetto si andò vicinissimi all’incontro. Ma poi rimaneva sempre la questione dei cattolici di rito bizantino in Ucraina.

Cirillo, pur in accordo di pensiero con il Papa teologo, non voleva forse sembrare troppo “cattolico” . Ma Bergoglio non punta sulla teologia e il patriarca di Mosca, a Cuba gioca in casa. A Cuba il permesso di costruire nuove chiese per gli ortodossi è arrivato molti anni prima che per i cattolici.

Francesco sembra aver scelto una strada diversa. Già lo scorso anno ricevendo i vescovi ucraini non aveva accennato alla questione del rapporto con gli ortodossi. I cattolici di un paese invaso dalla Russia di Putin, legatissimo al Patriarcato, erano rimasti delusi.

Niente teologia dunque, niente questioni dei rapporti tra le Chiese, ma soprattutto un intento comune per trovare una soluzione per i cristiani in Medio Oriente, combattere il terrorismo, rafforzare il ruolo della cristianità.

Un incontro con un significativo risvolto politico, considerando anche che tra i promotori c’è Raul Castro che più volte è volato tra Roma e Mosca. 

Cirillo del resto è anche il volto buono di una Russia sempre più isolata politicamente, e questo sarà importante anche a Creta nel grande concilio che gli Ortodossi hanno organizzato per giugno.

Il Patriarcato di Mosca è il più grande come numero, ma è meno importante nella storia, ed è preceduto da Costantinopoli. E sul tema del primato ci sono grandi differenze tra le due Chiese.

E il metropolita Hilarion si affretta a dichiarare che questo incontro non anticipa un invito di Kirill al Papa di Roma per una visita a Mosca e in una intervista ci tiene a dire che il Papa e il Patriarca non pregheranno insieme.

Lontani dall’ Europa e dalla sua storia con un Papa non europeo, in una terra amica della Russia sembra che le carte migliori le abbia Kirill. Ma certamente Francesco saprà cogliere l’occasione per rendere l’incontro un passo avanti verso la comunione. 

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