Francesco e Giovanni Paolo II, celibato, donne, gender, misericordia: ho imparato da lui

Un colloquio su Giovanni Paolo II del sacerdote Luigi Maria Epicoco

La foto storica del 2001 quando Giovanni Paolo II creò cardinale Jorge Mario Bergoglio
Foto: Vatican media
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

“ Sono convinto che il celibato sia un dono, una grazia e, camminando nel solco di Papa Paolo Vi e poi di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, io sento con forza il dovere di pensare al celibato come a una grazia decisiva che caratterizza la Chiesa Cattolica Latina. Lo ripeto: è una grazia non un limite”.

Parola di Papa Francesco  che alla vigilia della pubblicazione della esortazione apostolica post sinodale dedicata all’ Amazzonia in cui di celibato o no si parla molto, fa questa dichiarazione.

L’occasione è un libro intervista su Giovanni Paolo II scritto dal sacerdote aquilano Luigi Maria Epicoco. San Giovanni Paolo Magno, edito da San Paolo è un libro- colloquio su Giovanni Paolo II che Papa Francesco in effetti ha conosciuto pochissimo come ammette

Pochi incontri ufficiali. Piuttosto Francesco ammette di aver imparato dal Magistero del Papa polacco e dalla sua vicenda storica. Un po’ come tanti.

Oltre a qualche piccolo ricordo personale ci sono nelle parole del Papa alcune considerazioni interessanti sul pontificato di Giovanni Paolo II.

Ad esempio sul rapporto tra il Papa santo e l’ America Latina Bergoglio dice: “L’America Latina ha amato Giovanni Paolo II. Molti paesi avevano difficoltà a comprendere come la Teologia della liberazione, che usava un’analisi marxista, rischiasse di prendere la via ideologica, che, in un certo senso, poteva tradire il genuino messaggio del Vangelo. Giovanni Paolo II veniva da un paese che aveva sofferto il marxismo e aveva una grande capacità di intuire questo rischio. Si capiva allora come alcune sue precisazioni non fossero dettate da chiusure nei confronti di alcune iniziative, ma dal tentativo di voler trattenere nella genuinità del Vangelo, intuizioni e desideri leciti che partivano dal basso, da situazioni di ingiustizia sociale, ma che avevano bisogno di essere rilette più alla luce del Vangelo che alla luce dell’ analisi marxista”.

Certo il rischio delle interpretazioni ideologiche c’è anche per il Magistero di Giovanni Paolo II dice Bergoglio: “ Valorizzare il Magistero di Giovanni Paolo II significa difenderlo da ogni forma di ideologizzazione e poterne cogliere le intuizioni profetiche, che non soltanto sono ancora valide, ma hanno bisogno di essere ulteriormente approfondite”.

Uno dei temi che Papa Francesco affronta è la questione donna. Tra le poche cose portate dall’Argentina al momento di diventare Papa c’è una copia della Redemptoris Mater spiega Bergoglio: il ruolo della donna trascende la semplice funzionalità dice.

Le domande su Giovanni Paolo II si intrecciano con quelle più generali sui grandi temi. Come quella sulla presenza del male. Quali le modalità con cui si manifesta? Bergoglio non ha dubbi: “ Una di queste è la teoria del gender” . Il Papa la definisce “una pericolosa radice culturale” che si propone di distruggere il “il progetto creatura che Dio ha voluto per ciascuno di noi”. E aggiunge: “ Nel gender si vede come un’idea voglia imporsi sulla realtà e questo in maniera subdola”.

Il tema della sofferenza porta il lettore alla conclusione. Con una nota molto interessante. Alla affermazione dell’intervistatore: misericordia gioia sembrano anche le parole chiave del pontificato di Giovanni Paolo II, il Papa risponde. "Io ho imparato da lui”. 

Ti potrebbe interessare