Francesco alla FAO propone la categoria dell'amore per la cooperazione internazionale

Papa Francesco durante il discorso pronunciato alla FAO, Roma, 16 ottobre 2017
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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La relazione tra la fame e la migrazione può essere affrontata solo se andiamo alla radice del problema, dice il Papa alla FAO, e ribadisce la necessità della pace, del dialogo, della cura dei poveri e degli emarginati e la necessità della cura del creato.

In un lungo discorso alla celebrazione della Giornata mondiale dell’Alimentazione, quest’anno dedicata al tema "Cambiare il futuro della migrazione. Investire nella sicurezza alimentare e nello sviluppo rurale", Francesco fa il punto sulla situazione dei migranti e ripete un principio che gli è caro: non si può restare fermi, pensando che qualcuno lo farà.

Poi ricorda il rischio delle speculazioni alimentari e definisce una “soluzione falsa” quelle di chi cerca di diminuire il numero di persone sul pianeta, con l’idea meno persone più cibo.

E lancia una proposta: inserire nella cooperazione internazionale “la categoria dell’amore coniugata come gratuità, uguaglianza di trattamento, solidarietà, cultura del dono, fraternità, misericordia?”

Si tratta, spiega il Papa, di “amare i fratelli, prendendo l'iniziativa, senza aspettare reciprocità, è un principio evangelico che trova anche in molte culture e religioni”, per cui “la diplomazia e le istituzioni multilaterali devono fa crescere e organizzare questa capacità dell'amore, perché è il modo principale che garantisce, non solo la sicurezza alimentare, ma la sicurezza umana nel suo aspetto globale. Non possiamo agire solo se gli altri fanno, nè limitarci ad avere pietà, perché la pietà è limitata agli aiuti di emergenza, mentre l'amore ispira, e la giustizia è essenziale per realizzare un giusto ordine sociale tra diverse realtà che aspirano all'incontro reciproco. Amare significa aiutare ogni paese ad aumentare la produzione e raggiungere l'autosufficienza alimentare. Amare si traduce nel pensare a nuovi modelli di sviluppo e consumo e ad adottare politiche che non peggiorino la situazione dei meno sviluppati o la loro dipendenza esterna. Amare significa non continuare a dividere la famiglia umana tra coloro che godono del superfluo e quelli che mancano di ciò che è necessario”.

Il Papa ricorda anche il Patto mondiale per una migrazione sicura regolare e ordinata delle Nazioni Unite, e a proposito della agricoltura da sviluppare il Papa mette il riflettore sullo scandalo del land grabbing compiuto a volte da chi dovrebbe invece difendere la gente.

E conclude: “La Chiesa cattolica, con le sue istituzioni, ha conoscenza diretta e concreta delle situazione che devono essere affrontate o devono essere soddisfatte, desidera partecipare direttamente questo sforzo in virtù della sua missione, che la conduce ad amare tutti e la costringe a ricordare, coloro che hanno responsabilità nazionali o internazionali, il grande dovere di soddisfare le esigenze dei più poveri”.

Al suo  arrivo poco dopo le 9.00 il Papa è accolto dal Direttore Generale della FAO,  José Graziano da Silva, e dall’Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni e gli Organismi delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (F.A.O., I.F.A.D.,P.A.M.), l’arcivescovo  Fernando Chica Arellano.  E al suo ingresso il Papa ha benedetto la scultura che lascia in dono alla FAO.

L’opera, dell’artista trentino Luigi Prevedel, raffigura Aylan, il piccolo profugo siriano annegato davanti alla spiaggia di Bodrum in Turchia nell’ottobre 2015. Immagine simbolo della tragedia delle migrazioni. Opera in marmo bianco Carrara: base a forma di ellisse, della misura di 1,77 m. larghezza 1,20 m. altezza 0,75 m. peso 9 quintali.

Dopo alcuni incontri privati con il Direttore Generale, con il Direttore Generale Aggiunto, Daniel Gustafson e con il Capo del Gabinetto, Mario Lubetkin e la firma del Libro d’Onore, il Papa ha salutato alcuni ministri poi dopo il discorso del Direttore Generale José Graziano da Silva, il Papa ha proposto la sua riflessione, e dopo la sospensione della seduta il Papa ha lasciato la FAO e fatto rientro in Vaticano dove, a Santa Marta, ha in agenda l’incontro con Arthur Roche, Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, e Filippo Iannone, Vicegerente alla Diocesi di Roma e il Cardinale Stanisław Ryłko, Arciprete della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore.

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