Fratel Fortunato Allemand, un redentorista alla sequela di Sant'Alfonso

Sant'Alfonso Maria de Liguori
Foto: pubblico dominio
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Nella storia della Congregazione redentorista, ricordare la testimonianza di un fratello laico, che ha speso la sua esistenza nell'adempimento delle proprie mansioni, non è un'operazione inusuale. 

Un esempio è dato dalla santità di San Gerardo Maiella (1726-1755) che ha fatto della sua vocazione la pietra angolare della spiritualità della famiglia redentorista E fra questi è bello ricordare, anche, la memoria di uno di questi che, con la sua silenziosa attività, ha scritto una pagina della spiritualità dell'istituto. 

Fortunato Allamand nacque  il 5 febbraio 1858 presso Saint Jean de Tholme, in diocesi di Annency.

Non si hanno notizie specifiche della sua nascita, ne degli studi intrapresi, prima di sentire la chiamata alla vita religiosa. La sua famiglia era però rinomata per il profondo spirito religioso e per la rispettabilità del proprio nome.

Conoscendo l'attività dei padri Redentoristi, che predicavano le missioni, quale forma centrale di apostolato, chiese di entrare in questa famiglia religiosa ed il 19 luglio 1855, terminato il consueto anno di noviziato, emise la professione religiosa in qualità di fratello laico, nella Provincia redentorista di Lione. 

Da questo momento è un religioso professo ed è vincolato a quanto la Regola redentorista  (mutata a seguito del Concilio Ecumenico Vaticano II) prescrive per tale categoria di religiosi. Questa, nell'edizione del 1923, al  punto 1544 (parte quinta) disponeva che “la vocazione dei fratelli nella Congregazione, ha per fine principale che prestino la loro opera nei servizi e nei lavori materiali, ed essi innanzi tutto devono mostrarsi assidui e diligenti nell'adempiere gli uffici -omissis- ed all'operosità di Marta uniscano la quiete della Maddalena , cioè la vita spirituale; per dir meglio si sforzino di imitare Gesù Cristo, la cui vita nella casa di Nazareth, mentre esternamente era dedita al lavoro era tutta nascosta in Dio”.

Tranquillità, puntualità e profonda pietà sono le doti di fratel Fortunato che, per i buoni risultati ottenuti, viene scelto per prestare la sua opera al Rettor maggiore. 

Per questi pregi, i primi anni della sua vita religiosa li vide accanto a padre Nicola Mauron (1818-1893)nella Provincia Gallica e stimandolo lo volle con se, presso la casa generalizia Roma.

In tale sede, Fratel Fortunato ricoprì l'incarico di sacrestano e portinaio. In queste attività, i confratelli lo ricordano come un religioso umile, tranquillo e preciso nello svolgere i normali adempimenti giornalieri.

Ammalatosi accettò, con la consueta serenità e profonda pietà, sorella morte che lo colse il 13 gennaio 1914, a Susa.

Questo fratello redentorista, con la sua esistenza, vuole insegnarci che la santità è un cammino che si fa nel silenzio e nella calma delle proprie occupazioni. 

Da religioso, laico o professionista, il cristiano  è chiamato ad offrire il proprio contributo, con fedeltà e serenità, per la costruzione di quel Regno, che come il lievito dà sapore a tutta la pasta. 

E questo fratel Fortunato non lo ha solo letto,nella sua copia del Vangelo, bensì lo ha vissuto.

 

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