Fratelli della Carità, il Vaticano convoca il board pro-eutanasia

La sede romana della Congregazione dei Fratelli della Carità
Foto: www.brothersofcharity.org
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L’Organizzazione Fratelli della Carità, che a nome della Congregazione dei Fratelli della Carità gestisce i 15 ospedali della congregazione in Belgio, è stata invitata in Vaticano a spiegare le ragioni del “sì” all’eutanasia nei loro ospedali (sebbene a certe condizioni). Un sì che non è stato ritirato nemmeno in seguito alle dure prese di posizione della congregazione religiosa cui fanno capo, della Conferenza Episcopale Belga e della stessa Santa Sede.

La convocazione in Vaticano – per la quale non è stata comunicata un data – è venuta a seguito dell’ultimo incontro che Fratel René Stockman, generale della Congregazione, ha avuto con le autorità vaticane lo scorso 29 settembre. Al centro della riunione, gli sviluppi del caso dei Fratelli della Carità e i possibili sviluppi.

I Fratelli della Carità sono una congregazione religiosa belga, formata da “fratelli” (non sacerdoti) che si dedicano all’aiuto professionale agli ultimi, con un lavoro sul campo delle malattie psichiatrico considerato da tutti pionieristico.

Il caso è scoppiato quando l’Organizzazione Fratelli della Carità, una non profit costituita per la gestione degli ospedali in Belgio, ha ammesso nel protocollo dell’ospedale la possibilità di praticare l’eutanasia, considerata un “atto medico” a determinate condizioni. Una scelta che ha subito visto la fiera opposizione del generale della Congregazione, ma che è stata presa anche al di fuori dei protocolli stessi dei religiosi: il board dell’Organizzazione – di cui fa parte anche l’ex premier belga Hermann van Rompuy – è composto in maggioranza da laici esterni alla Congregazione religiosa, e i Fratelli professi che siedono nel Consiglio di Amministrazione sono solo 3 su 15 membri.

Alle richieste dei religiosi, dei vescovi belgi e del vaticano di cambiare il protocollo, inaccettabile per una istituzione considerata cattolica, l’ex premier van Rompuy ha risposto che “sono lontani i tempi in cui Roma aveva l’ultima parola”.

La Congregazione dei Fratelli della Carità ha rilasciato una breve nota in cui si spiega che “dato che l’Organizzazione Fratelli della Carità, nell’incontro dell’11 settembre scorso, ha deciso di non modificare il loro testo che riguarda l’applicazione dell’eutanasia e dunque la vuole accettare sotto certe condizioni nelle sue istituzioni, andando contro le richieste del Vaticano di conformarsi alla dottrina cattolica; e dato che gli sforzi per una concertazione in Belgio non hanno ottenuto i risultati sperati; l’Organizzazione Fratelli della Carità invitata in Vaticano a dare conto della decisione. Dopo di questo, sarà presa una decisione finale”.

La Congregazione ci tiene anche a sottolineare che questo dialogo non cambia in alcun modo la richiesta di conformare le linee guida degli ospedali alla Dottrina cattolica.

Il Cardinale Jozef de Kesel, arcivescovo di Bruxelles, ha sottolineato con ACI Stampa di sperare che “si troverà una soluzione al problema”, perché l’”eutanasia non può diventare un diritto. Se questa viene considerato un atto medico, diventa un diritto. Considerare l’eutanasia un atto medico è un controsenso”.

Il Cardinale De Kesel ha quindi affermato che “se si pone la domanda se l’eutanasia sia possibile o meno, la risposta è no. Ma questo è una sorta di tabù, e per la nostra società è difficile comprendere un tabù. Ma dire che in alcuni casi è possibile, è come aprire la porta alla pratica dell’eutanasia. La libertà non può essere assoluta, ci sono dei limiti. Limiti che non limitano la mia libertà, ma che piuttosto danno ad essa un senso”.

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