Gänswein: il Volto Santo della misericordia è il segno distintivo dei cristiani

L'arcivescovo Georg Gänswein benedice i fedeli con la icona
Foto: Daniel Ibanez/ CNA
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“Oggi facciamo memoria del fatto che qui 808 anni fa, per la prima volta, Papa Innocenzo III fece portare in processione il Santo Sudario di Cristo da S. Pietro a S. Spirito. Si trattava di quel velo santo che ci mostra “il volto umano di Dio”, del quale papa Benedetto XVI non si mai è stancato di parlare; ovvero “il volto vivo della misericordia del Padre” al quale papa Francesco ha dedicato quest’Anno giubilare”.

Così l’arcivescovo Georg Gänswein, Prefetto della casa Pontificia, sabato pomeriggio ha ricordato la grande tradizione della venerazione e della processione del Santo Volto che si celebrava nella ottava dopo la Epifania. E l’immagine che accompagnava i pellegrini da San Pietro a Santo Spirito in Sassia era quella della Veronica. Oggi l'immagine da 400 anni è custodita e venerata a Manoppello e dall’ Abruzzo per due giorni ha fatto ritorno in Vaticano.

L’arcivescovo ha celebrato la Santa Messa al termine della processione che si è snodata dalla basilica vaticana fino alla chiesa a pochi passi dal colonnato, chiesa che da secoli è dedicata alla pratica della misericordia e che dal 1994 San Giovanni Paolo II ha voluto fosse il luogo dove si prega la “ Divina Misericordia” dove si custodiscono le reliquie di Santa Faustina Kowalska.

La prima processione avvenne nel 1208, per volere di Innocenzo III, e “in quella primissima processione- ha ricordato monsignor Gänswein- Papa Innocenzo III stabilì che l’immagine santa non venisse portata ai nobili di Roma, ma ai pellegrini malati e ai poveri della città, la cui dimora più importante già allora era quest’ospedale di Santo Spirito. E dispose anche che l’elemosiniere pontificio, attingendo all’Obolo di San Pietro, elargisse tre denari a ognuno dei trecento malati e ai mille poveri invitati ad assistere alla cerimonia e accorsi da tutta la città: un denaro per il pane, uno per il vino e il terzo per la carne. Egli inoltre legò consistenti indulgenze alla visita della “vera immagine” e alla partecipazione alla relativa processione”.

Una venerazione, quella del Santo Volto, che mosse migliaia di pellegrini per secoli, Dante compreso che forse proprio in una di queste processioni, ha detto l’arcivescovo, “imparò a conoscere il volto di Dio. È il volto davanti al quale finisce “l'escursione cosmica” della sua Divina Commedia, come disse Papa Benedetto XVI dieci anni fa, quando presentò la sua enciclica Deus caritas est. È il volto dell’amore, “che move il sole e l’altre stelle”, come Dante ha scritto nel passo più noto della letteratura italiana”.

Commentando le letture della liturgia domenicale Gänswein ha spiegato che si tratta della domenica Omnis terra, secondo le parole del Salmo 65: “Questa domenica era detta così anche ottocento anni fa; e anche allora, come oggi, in tutte le chiese cattoliche veniva proclamato il Vangelo delle nozze di Cana.Da allora sono tramontati imperi, spazzati via come foglie d’autunno; la Chiesa ha visto susseguirsi novantadue papi; violente rivoluzioni e guerre hanno scosso l’Europa; divisioni fatali hanno lacerato la cristianità. Per cui sembra quasi un miracolo la tranquillità con la quale, nella liturgia di questa domenica, cantiamo oggi come allora: Lodate il Signore, popoli tutti!”

Ma l’icona del Santo Volto che prima di arrivare a Roma è stata custodita a Gerusalemme, Edessa e Costantinopoli, è stata portata ai popoli del mondo grazie a migliaia di copie: “Non è possibile, infatti, che quel volto sia proprietà, sia tesoro di un singolo, nemmeno del Papa. Esso è il segno distintivo dei cristiani. Solo noi sappiamo che volto ha Dio – come e chi egli sia. Per questo, il volto di Cristo è il primo, il più nobile e più prezioso tesoro dell’intera cristianità, di più: di tutta la terra. Omnis terra! A questo volto dovremo sempre di nuovo aprirci. Sempre come pellegrini; sempre verso la periferia; e sempre avendo davanti agli occhi un solo obbiettivo: quel momento in cui saremo faccia a faccia di fronte a lui”.

Riferendosi al Vangelo delle nozze di Cana l’arcivescovo ha detto: “chi, infatti, può ancora meravigliarsi che Gesù abbia fatto il suo primo miracolo pubblico proprio a favore del matrimonio e della famiglia che oggi sono così in pericolo da avere Papa Francesco dedicato all’uno e all’altra due specifici sinodi! Anzi, nel tempo di Natale nel quale ancora siamo, possiamo intendere al meglio quel primo miracolo come un necessario ampliamento del mistero dell’incarnazione di Dio. Che, cioè, è solo all’interno di una famiglia che diveniamo uomini! Con una madre e un padre e – se siamo fortunati – con dei fratelli e delle sorelle. Per questo gli artisti cristiani hanno sempre ritratto il volto di Gesù rifacendosi a quello di sua madre, e viceversa”.

La processione di sabato e la ostensione del Santo Volto di Manoppello è un piccolo miracolo, che non avveniva da secoli. Alla processione hanno partecipato il sindaco di Manoppello Gennaro Matarazzo, il rettore della basilica del Santo Volto il cappuccino Padre Carmine e alcuni studiosi della immagine tra cui Paul Badde uno degli organizzatori dell’evento.

Nel suo saluto iniziale il rettore della Chiesa di Santo Spirito in Sassia padre Bart, ha ricordato la visita di Benedetto XVI al Santo Volto nella cittadina abruzzese il primo settembre del 2006. “ Anche oggi avvertiamo la sua presenza spirituale- ha detto- e affidiamo il cammino della Chiesa alla sua preghiera silenziosa”.

E come non ricordare che nell’ anno del giubileo della misericordia voluto da Papa Francesco la bolla di indizione è centrata proprio sul volto misericordioso del Padre, Misericordiae vultus appunto. Il Volto Santo e la Misericordia sono un tutt’uno.

 

 

 

 

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