Gaudì, simbolo cristiano di una città secolarizzata

Una foto d'epoca di Antonio Gaudì
Foto: Museo della Sagrada Familia
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Lo scorso 10 giugno si sono ricordati i 90 anni della morte del grande architetto e forse presto beato Antoni Gaudì. Catalano, modernista, innovatore, Guadì è il simbolo della città di Barcellona. Una città no facile da comprendere, con una storia fatta anche di violenza e che oggi raccoglie giovani di tutto il mondo non esattamente in cerca di misticismo.

Ma Gaudì affascina tutti. Ecco perché la nuova facoltà di arte della università cattolica è intitolata a lui, a questo simbolo dell’arte e del cristianesimo della città con opere come la Sagrada Familia come ci spiega monsignor David Abadias decano della Facoltà.

“In una città come Barcellona, la Sagrada Familia è un faro di cristianità e lo diventerà ancora di più quando sarà finita la torre centrale con la croce dalla quale partirà una luce e andrà verso le altre torri diventando una stella di luce, fantastico. E così il simbolo della città che è già oggi di giorno, lo diventerà anche di notte. 

Il nome di Gaudì per la Facoltà lo abbiamo scelto anche per questo. Un cristiano laico, un cristiano convinto che diventa un maestro con la sua arte e che diventa un catecheta con l’arte, con l’architettura e la sua costruzione che è artistica, ma anche teologica e biblica.

Molti dei visitatori non riescono a capire tutto il simbolismo che stanno guardando, e questa è anche una sfida della nostra facoltà cioè formare delle guide che siano in grado di far leggere questo capolavoro, con una visione totale, cioè quella dell’arte, ma anche la simbologia, la teologia e la liturgia che è raccontata nella Sagrada Familia. Gaudì aveva proprio questa mentalità che è quella che noi vogliamo riproporre ai nostro studenti, una visione poliedrica di tutto che crea una tensione positiva.  Insomma abbiamo preso il suo nome come modo giusto di essere legati alla città.

A che punto siamo con la beatificazione di Gaudi?

"Procede, va avanti ma con un suo ritmo. Alcuni miracoli ci sono, ma il tempo per la valutazione sembra sia lungo, e siamo in attesa delle risposte. Quest’anno abbiamo avuto molti segnali che indicavano che questa strada va avanti. Vedremo. Ovviamente noi saremo in prima linea".

Anche per far finire i lavori alla Sagrada Familia?

"In effetti non ci sono problemi, per quello, il piano è pronto per il 2026. I turisti e le visite sono un grande aiuto. E ora c’è da sistemare il problema dei palazzi che sono stati costruiti sulla terra che è destinata alla chiesa. Occorre ripensare la vita delle famiglie, perché si tratta di abusi edilizi degli anni ‘60 e ’70 e si devono assistere le famiglie. Invece magari tra dieci anni canonizzazione di Gaudì alla Sacrada Familia, un sogno che diventa realtà".

Come Facoltà Siete nati da meno di due anni, il primo grande evento internazionale è stato il simposio sui battisteri paleocristiani, ma avete già un programma per altri eventi ?

"Si abbiamo un paio di eventi in cantiere. Sono eventi che facciamo con l’ Ateneo ovviamente, e con la Facoltà di Teologia, e nel 2017 in occasione dei 500 anni della Riforma Luterana faremo un congresso che si svolgerà su tre aree, filosofica, teologica e storica che ci riguarda direttamente. Ci saranno diversi professori professori di diverse parti del mondo. E si svolgerà in tre anni, la prima parte sarà dedicata al tema “ Riforma e riforme”. Poi nel 2018 ci sarà un congresso in collaborazione con il Pontificio Comitato di Scienza Storiche, si parlerà del “Maggio del ’68”  e si svolgerà a Barcellona".

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