Georg Gänswein, la Via Crucis anche all'epoca del Covid è una vera grazia

Un colloquio con l'arcivescovo segretario del Papa emerito sulle riflessioni che ha scritto per il pio esercizio della Via Crucis

L'arcivescovo Georg Gänswein
Foto: Daniel Ibanez/ Aci Group
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Oggi è il giorno della Via Crucis. Il Venerdì Santo in ogni parte del mondo cattolico i fedeli piangono e meditano la Passione di Gesù.

Tanti testi, tante riflessioni. Ma la Passione del Signore non si può chiudere e definire. E così sacerdoti, giovani, anziani, laici, religiosi uomini e donne trovano sempre nuove parole per quel dramma salvifico. 

Tra loro anche l’Arcivescovo Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia e segretario personale del Papa emerito Benedetto XVI. 

In un colloquio con AciStampa ci spiega personalmente perché ha deciso di scrivere queste riflessioni semplici, brevi a volte crude. 

Eccellenza perché una Via Crucis?

La Via Crucis per i fedeli è una scelta, come il Rosario, che dovrebbe nutrire la vita spirituale. Guardare, meditare e riflettere sulle quattordici stazioni aiuta a mettersi in contatto con Gesù Cristo nostro Salvatore. Pregare la Via Crucis per me è stato sempre una consolazione e un incoraggiamento e non credo che lo sia stato solo per me, ma anche per altri. Intensificare tramite questa prassi di preghiera il rapporto personale con Cristo è lo scopo della Via Crucis. Ed è uno scopo che non ho scoperto intellettualmente, ma è una esperienza della mia vita spirituale.

Questo è stato un anno da Via Crucis, e lo sarà ancora, per molti in modo tragico. Cosa ci può insegnare la Via Crucis di Gesù?

Noi non possiamo scegliere le sfide che la vita ci presenta, vengono da sole. La pandemia del Corona-Virus è una sfida dura e dolorosa, per tutto il mondo. Ci ha provato tanto, e continua a provarci. Nessuno di noi si aspettava questo, né come tale né che fosse così lunga. Il prezzo da pagare, in tutti i sensi, è molto, molto alto. Rispondere a questa realtà con un pensiero religioso, con lo spirito cristiano è un aiuto per affrontarla con coraggio e forza. È vero che “il prima del covid” non è come sarà “il dopo covid”. D’altra parte, la situazione attuale ci offre un’occasione per riflettere sul nostro stile personale e sul nostro comportamento riguardo anzitutto al Creato. Sono convinto che la fede è un grande aiuto per trovare gli antidoti proprio nel nostro tempo. Se solo si pensa alla morte in solitudine! Quante famiglie sono state colpite in modo bruttissimo. È una vera grazia sentire in questi momenti dolorosi, con lo sguardo verso il Crocefisso, una consolazione e un incoraggiamento. Non dobbiamo dimenticare che il dolore e la sofferenza non hanno l’ultima parola. Per un credente l’ultima parola l’ha il Risorto. E questo conforta e apre uno spiraglio di speranza. 

Con frasi come: “In questo processo non ha avvocato”, e “Sa che sta per morire e vuole restare lucido”, ha scelto di parlare non di un elenco di situazioni, ma definizioni esistenziali che toccano la vita di ognuno e di tutti? 

L’attualità nelle diverse stazioni è proprio tangibile. Non ho voluto accennare ovviamente a cose concrete. Però stuzzicare il cuore e il cervello con brevi frasi e allusioni invita a riflettere… Se si segue attentamente il processo contro Gesù, si può notare che è un processo che si ripete, mutatis mutandis, durante tutta la storia. Perciò è bene, collegarsi con Cristo per essere più preparati e per dare una risposta più convincente. Perché una persona che non è convinta di ciò che dice la fede non può parlare in modo convincente e non è convincente nel suo comportamento. Spesso mi viene in mente la famosa frase di san Francesco: Predicate, se necessario anche con le parole. L’esempio della vita è una forma che convince anzitutto quelli che non credono o che hanno difficoltà con la fede. Vedere una persona fare che ciò che dice ed è convinta di questo, anche se non si condivide il suo pensiero, è un aiuto. Essere accompagnato da qualcuno che dà forza e speranza è un incoraggiamento per fare almeno qualche passo avanti con meno fatica, ma con più convinzione. 

Qual è la stazione che è più vicina al suo cuore, alla sua spiritualità? 

Non ho una stazione specifica che è la mia “preferita”. Durante gli ultimi anni, le stazioni “preferite” sono cambiate. Dipende dalla situazione personale dove trovo più sostegno, consolazione, speranza e incoraggiamento. Per un certo tempo è stata la quinta stazione, quella di Simone di Cirene, una persona che aiuta Gesù a portare la croce. Questa è stata una stazione che mi coinvolgeva. Poi anche le stazioni con le tre cadute di Gesù. Il Signore cade non soltanto una volta sotto il peso della croce. Ci sono situazioni in cui ho sentito il peso della vita e mi sentivo crollare. In quei casi vedere “faticare” Gesù è stato una fonte di consolazione, speranza e forza.

Per molti è solo un rito triste, di sconforto, invece è anche consolazione. Sarebbe bello farlo non solo in Quaresima ma tutto l’anno.

È vero, la prassi della Via Crucis viene esercitata soprattutto durante la Quaresima, ma ci sono non poche persone che la praticano ogni venerdì per tutto l’anno. Meditare la Via Crucis anzitutto in Quaresima è già qualcosa. Accettare e confrontare la sofferenza personale non è una cosa che fa piacere. Ma la sofferenza fa parte della Passione ed è “solo” un passaggio, la meta ultima è la Resurrezione. Nessuno di noi sa qual è e quanto dura la sua sofferenza, la sua “passione”. Ma speriamo che ognuno di noi arrivi a questa grande meta della resurrezione, credendo in Cristo e portando la propria croce. Qualche volta si pensa la croce che porta un altro è leggera rispetto alla mia. Ma non lo sappiamo! Oppure: non ha senso se il Signore ci ha dato questa croce. Ma Lui saprà perché. Tutto quello che facciamo per amore di Gesù è un dono. Alla fin fine devo confessare che la preghiera della Via Crucis nutre e fa maturare la mia fede in Cristo Risorto.

 

 

 

 

 

 

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