Germania, il cardinale Marx dona 50.000 euro per salvare migranti nel Mediterraneo

Donazione del porporato alla nave salvataggio dell´associazione “United 4 Rescue”

Il Cardinale Marx, Arcivescovo di Monaco e Frisinga
Foto: Bohumil Petrik/CNA
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Il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca e arcivescovo di Monaco e Frisinga, ha donato 50.000 euro alla nave salvataggio dell´associazione “United 4 Rescue”, armata dalla Chiesa Evangelica di Germania, allo scopo di salvare i migranti sul Mediterraneo.

La nave, la cui missione in mare è prevista in questi primi mesi del 2020 e richiede fondi per un milione di Euro, sarà a disposizione della organizzazione di salvataggio “Sea Watch”. Alla missione partecipano, secondo informazioni della Chiesa Evangelica di Germania, circa 150 organizzazioni diverse, chiese locali evangeliche e perfino la città di Palermo. L´iniziativa è nata nel giugno del 2019 e già all´inizio di dicembre 2019 è iniziata la raccolta fondi in favore della “United 4 Rescue”.

Il nome della nave, “united” (“uniti”), non sembra dei più felici, dal momento che l'iniziativa ha già creato divisioni all´interno della stessa Chiesa Evangelica, con il teologo viennese Ulrich Körtner che ha accusato il presidente del Consiglio della Chiesa Evangelica, Heinrich Bedford-Strohm, di «comportamento moralistico nella politica dei rifugiati». Bedford-Strohm ha confessato al quotidiano di Augusta, la “Augsburger Allgemeine”, di aver persino ricevuto minacce di morte a seguito del suo impegno verso le organizzazioni di salvataggio dei migranti. «L´associazione “United 4 Rescue” vuole portare i responsabili in Europa a farsi carico dei propri doveri nel porre fine alle morti sul Mediterraneo e, al contempo, dare un contributo diretto a salvare queste persone», ha spiegato Bedford-Strohm. Quelli che invece vedono di buon occhio l´iniziativa, la prendono a pretesto per sottolineare le lacune della politica federale sui rifugiati.

Ma se Sparta piange, Atene non ride. Dopo le accese discussioni in “casa evangelica”, ora il gesto del cardinale Marx è destinato infatti ad allargare lo spettro delle polemiche. Dopo che si è sparsa la notizia della donazione - confermata dall´Arcidiocesi di Monaco e Frisinga su domanda del Servizio di stampa evangelico e dalla stessa “United 4 Rescue”, che ha ammesso l´avvenuto incasso dell´obolo – l´arcivescovo di Monaco e Frisinga, è già stato definito «cappuccetto rosso populista» o «cardinale-scafista». Altri invece lo hanno ringraziato «per il coraggio» o per avergli fatto ritrovare «l´orgoglio nella propria appartenenza alla Chiesa». Né è la prima volta che il cardinale Marx supporta queste organizzazioni di salvataggio in mare: lo aveva già fatto alla fine del 2018 e all´inizio del 2019 con due donazioni, ciascuna, ancora una volta, di 50 mila euro, che provocarono allora le stesse contrapposte reazioni.

Le critiche più feroci sono arrivate da Stephan Brandner, vice-portavoce del partito politico (che in Italia definiremmo “sovranista”) Alternative für Deutschland (AfD), che ha pubblicato su Twitter una lettera aperta al cardinale Marx, chiedendo «le motivazioni che avrebbero spinto verso questa decisione e se essa sia stata ratificata dalla comunità». Brandner chiede inoltre al porporato se i 50 mila euro provengano dal suo conto privato o se invece provengano dalle casse dell´arcidiocesi: «Mi chiedo se in questa donazione siano contenute anche le mie tasse per la Chiesa, che pago profumatamente da 30 anni, in barba al fatto che non ho nessuna intenzione di finanziare gli scafisti». Secondo Brandner, infatti, l´intervento di navi salvataggio sul Mediterraneo incoraggerebbe sempre più uomini a rischiare la vita nella traversata verso l´Europa. Il collega di partito e deputato Johannes Huber rincara la dose sui Twitter: «Marx sperpera 50 mila euro, provenienti dalle tasse per la Chiesa. In questo modo, lui e il suo compare evangelico, finanziano gli affari degli scafisti».

Una ricerca della agenzia di stampa KNA ha chiarito che in realtà molte diocesi tedesche, non solo quella di Monaco e Frisinga, avrebbero a disposizione un fondo cassa, da impiegare liberamente e senza troppi impedimenti burocratici, per fare fronte ad emergenze. La cassa sarebbe in grossa parte finanziata dalle tasse per la Chiesa, detratte in busta paga ad ogni cattolico tedesco. Difficile dire a quanto ammonti questo fondo: a fine 2018 si parlava di 1,5 milioni di euro.

La “cassa emergenze” della diocesi di Bamberga ammonterebbe a 300 mila euro. Quella di Würzburg a 400 mila, le cui modalità di impiego possono essere decise, a stretto giro, dall´arcivescovo e dal vicario generale. La stessa, snella procedura vale per la diocesi di Münster, il cui “fondo emergenze” serve ad aiutare altre diocesi in difficoltà, a causa di terremoti, alluvioni e altre catastrofi. L´arcidiocesi di Friburgo negli scorsi anni ha aiutato vittime di alluvioni in Perù, vittime del tornado in Mozambico e dello tsunami in Indonesia.

Con questi fondi, attingibili evitando le lungaggini della burocrazia, si aiutano in altre diocesi tedesche, famiglie o donne in cinta in difficoltà. Solo nel 2014 l´arcidiocesi di Colonia ha finanziato progetti, organizzati da comunità o organizzazioni, a favore di rifugiati per 5,9 milioni di euro.

Al di là delle diverse finalità e della diversa portata degli aiuti, tutte le diocesi hanno confermato alla KNA che nessuna di queste spese avviene in segreto o sfugge alla registrazione nei libri contabili.

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