Gesù dà significato alla vita. XIX Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale a cura di S. E. Monsignor Francesco Cavina

Cristo Pantocratore
Foto: pubblico dominio
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Il brano di Vangelo di questa domenica ci presenta tre parabole di Gesù indirizzate a “un piccolo gregge”. Con questa espressione il Signore intende rivolgersi a quella minoranza di autentici discepoli che in mezzo ad una generale apostasia rimangono fedeli alla loro fede e mantengono vive nel tempo e nella storia le promesse del Signore Gesù. Questa loro fedeltà torna a vantaggio di molti perché desiderano il bene e hanno fame e sete di un mondo più giusto.

A questo piccolo gregge il Signore rivolge alcuni inviti. Il primo: Non temere! E’ lo stesso invito che il Signore rivolge agli Apostoli e alle donne impaurite dopo la risurrezione. La paura nel discepolo deve essere bandita perché il bene più importante per la nostra vita è già al sicuro, nessuno potrà portarcelo via: Al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno”.

Un altro aspetto che Gesù sottolinea è la vigilanza: Tenetevi pronti! Viviamo in una società dominata dal timore di una catastrofe totale. Dove trovare una ragione per mantenere viva la speranza? Il discepolo di Gesù sa che non ha quaggiù la sua dimora perché è straniero e pellegrino sulla terra. Egli si sente in cammino verso la sua vera patria, quella del cielo, la quale ha come architetto e costruttore Dio stesso. Per questa ragione il cristiano può guardare al futuro con fiducia. La vigilanza del cristiano non è evasione dal mondo, ma assume la caratteristica dell’operosità. Perché: Assonnarsi nel disimpegno, impigrirsi, rimandare, calcolare imprudentemente sul domani, potrebbe avere un esito tragico: quel ritorno improvviso a cui segue la punizione con rigore e il posto assegnato tra gli infedeli (Inos Biffi).

Per i cristiani il “principio” speranza è la persona di Gesù Cristo e il suo messaggio. E’ Lui che dà significato ultimo alla vita anche nelle due situazioni limite con le quali l’uomo deve confrontarsi: la morte e la storia. Di fronte alla morte il cristiano sa che non cammina verso il nulla, ma verso l’esistenza piena in Dio; di fronte alla storia il cristiano viene educato a leggere, nel caos spesso apocalittico delle vicende umane, una trama di vita che porta alla salvezza. Il Vangelo, pertanto, è annuncio di speranza non solo perché dice qual è il destino finale della vita, ma anche perché libera l’esistenza umana dalla prigione del contingente e ci annuncia che la realtà è più grande e oltrepassa di gran lunga quello che immediatamente vediamo e sperimentiamo.

Il criterio vero ed unico per ben operare nella vita e mantenersi in uno stato di vigilanza è guardare a Cristo perché Lui tiene in mano le sorti di questo mondo che passa. Lui che è Amore, Amore fatto carne, Amore crocifisso e risorto, Amore incessantemente presente tra gli uomini. E’ Amore eucaristico, fonte incessante di comunione tra Dio e l’uomo.

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