Gesù è il nuovo Tempio. Terza Domenica di Quaresima

Gesù caccia i mercanti dal tempio
Foto: Centro Aletti
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Gesù si reca al tempio di Gerusalemme e trova che tutto, da un punto di vista formale, è a posto, in ordine, ma in realtà Egli non trova quello che cercava: un culto secondo Dio e cioè un cuore puro capace di offrire a Dio un sacrificio a Lui gradito. E il fatto che il tempio sia diventato “luogo di mercato” lo accende di ira e così porta a compimento la parola del salmo: Lo zelo per la tua casa mi divora. Scrive san Tommaso: “Lo zelo propriamente sta ad indicare un amore intenso, per cui chi ama intensamente non tollera nulla che contrasti con il suo amore”. 

La passione di Gesù per il Padre è tale che non solo caccia con violenza i trafficanti ma offre una motivazione del suo operato che ha dell’incredibile: “la casa del Padre mio”. Parole che rivelano l’identità di Gesù di Nazareth, la coscienza che egli ha di sè. 

Ma Gesù non si ferma qui. Va ben oltre: “Distruggete questo tempio…”. Proferisce una bestemmia. Il tempio era l’orgoglio della Nazione, un luogo di preghiera e meta di pellegrinaggio di migliaia di persone ogni anno. Era l’unico luogo di culto di Israele. Pertanto, l’affermazione di Gesù ha dell’incredibile. Per comprendere l’impatto che le parole di Gesù dovevano avere avuto sulle persone, proviamo ad immaginare che oggi si presenti qualcuno in Piazza San Pietro e dica “Distruggete la Basilica di San Pietro, o il Santuario di Lourdes…”.

Gesù in realtà parlava del suo corpo. Infatti, egli distruggerà il suo corpo nella morte, ma poi, dopo tre giorni lo farà risorgere. Dopo la morte e la resurrezione di Cristo il luogo della presenza di Dio non è più un edificio, ma è Qualcuno. Il luogo del nuovo culto, il luogo nel quale è possibile incontrare e lodare Dio e il Corpo di Cristo. Ma non solo! L’offerta che Gesù fa della sua vita sostituisce, in modo definitivo, il culto fatto di colombe e di agnelli. Lui è il nuovo tempio, lui è il nuovo sacerdote, lui è la nuova vittima. 

Commenta san Tommaso: “Nel Corpo di Cristo inabita la Divinità, il Corpo di Cristo è tempio di Dio”. Non è quindi possibile conoscere e amare Dio se non per mezzo di Cristo. Comprendiamo perché tutta la liturgia della Chiesa dice riferimento in ogni sua parte a Cristo.

 Ma la realtà del mistero cristiano va ben oltre. San Paolo afferma: “Voi siete il corpo di Cristo” (ICor. 12.27). S. Agostino diceva ai suoi fedeli: “Quando il sacerdote vi dice: ‘il Corpo di Cristo’, voi rispondete Amen a ciò che voi siete nel Cristo”. Così non solo il corpo risuscitato di Cristo è il “nuovo Tempio” ma lo è anche la Chiesa la quale è chiamata a celebrare l’offerta della vita di Cristo. 

La liturgia che la Chiesa quotidianamente celebra rende presente il mistero di Cristo e ci offre la possibilità di incontrare il Signore Gesù, di appartenere a Lui, per vivere in Lui la nostra esistenza, la quale diviene, così, un culto gradito a Dio come lo è stata la vita di Cristo. In unione a Cristo io posso offrire al Padre tutta la mia vita: il mio lavoro, la mia sofferenza, le mie gioie, le mie delusioni, le mie speranze, la mia fatica, la mia incapacità ad amare…e rendere gloria al Padre.

Come Gesù è divorato dallo zelo, cioè dall’amore per Dio, così Egli è tormentato d’amore per la sua Chiesa e per i credenti nei quali lo Spirito dimora come in un tempio. Anche in questi atri ci possono essere dei mercanti. Commenta S. Agostino: Chi sono quelli che nel tempio vendono buoi? Cerchiamo di capire nella figura il mistero racchiuso in questo fatto. Chi sono quelli che vendono le pecore e le colombe? Sono coloro che nella Chiesa cercano i loro interessi e non quelli di Cristo. A ogni battezzato è chiesto di vegliare, cioè di vigilare perché il suo amore per Cristo e la Chiesa siano veramente disinteressati e animati dall’unico desiderio di cercare l’amicizia e la comunione con Colui che ha avuto una sola ragione di vita: la gloria del Padre.

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