Gesù è l’Amore che si dona, salva, si sacrifica. Domenica delle Palme

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù entra a Gerusalemme
Foto: pubblico dominio
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Con la domenica delle Palme o di Passione iniziamo la settimana Santa, che la tradizione della Chiesa ha qualificata come “la Grande Settimana” perché essa ha il ha compito di preparaci alla celebrazione dell’evento che ha cambiato la storia, cioè la Resurrezione di Cristo, nella quale la vita esplodere nella sua totalità e pienezza, trionfando sulla morte. 

In questa domenica con la solenne entrata di Gesù a Gerusalemme, anche noi siamo chiamati ad andare incontro a Cristo e a porci le stesse domande degli ebrei, circa l’identità di Gesù. Il “mistero di Gesù”, infatti, ha sempre interrogato l’uomo di ogni epoca; e ancora oggi interpella ciascuno di noi e di fronte a Lui non si può rimanere indifferenti, o si è per Lui o contro di Lui! Sicuri che se saremo dalla sua parte, Egli trasformerà la nostra vita rendendola più piena e bella.

Chi è, dunque, Gesù per me? Come lo considero? Solamente un grande uomo rimasto, però, nel passato al quale dedicare un interesse archeologico? Oppure un genio religioso da affiancare alle numerose personalità che nel panorama mondiale hanno parlato di Dio all’umanità? Solo un semplice profeta, alla stregua di tanti altri, attraverso il quale Dio si sarebbe rivelato? Un super uomo la cui azione o il cui insegnamento possono stimolare azioni eroiche?  Oppure, come Lui stesso si è rivelato, il Figlio del Dio vivente?

Stiamo vivendo giorni tremendi, e il mondo che dovrebbe custodire la vita in tutte le sue varietà e forme, accogliendo e proteggendo in particolare quella più debole ed indifesa, sembra essere diventato un campo di morte. L’uomo in balia di se stesso si sente disorientato e si scopre in pericolo, non percepisce più la gioia di vivere, minacciata dalla paura per il domani e da quello che potrebbe capitargli. L’ansia e l’inquietudine, poi, stanno corrodendo la speranza e la luce sta cedendo il passo all’oscurità. L’uomo sicuro di sé e delle proprie possibilità si sente ora fragile e minacciato nel bene più prezioso: la propria vita e quella dei propri cari. Ebbene in questa situazione solo una luce ci può soccorrere.

Leggevo in questi giorni un bell’articolo di un amico sacerdote il quale scriveva che ognuno “dovrà ripensare la propria appartenenza e il proprio modo di vivere la responsabilità del presente. Nessuno potrà o dovrà tirarsi indietro, ma il compito sarà arduo, perché non ci saranno abitudini o modelli precostituiti. Sarà un compito affascinante ed impegnativo”. Condivido quanto afferma l’amico, tuttavia vorrei ricordare che il cristiano un “modello” ce l’ha. E’ il volto luminoso di Cristo Uomo e Dio. In Lui noi incontriamo l’Amore che si dona, l’Amore che salva, l’Amore che si sacrifica. Da questo “Amore assoluto” nasce un’umanità rinnovata, che sa amare e può attingere da questo Amore un modo nuovo di promuovere iniziative e di assumersi responsabilità.

Con Cristo al centro del nostro cuore diventa più facile donarsi generosamente agli altri e portare alla società idee creative ed originali; con Cristo al centro della nostra intelligenza è possibile avere una visione nuova della storia e della vita; con Cristo al centro della nostra volontà siamo liberati dall’illusione di un’autonomia senza limiti e riconoscenza. Come al tempo di Gesù, anche oggi, la scelta o il rifiuto di Cristo dona la possibilità di un modo di vivere la vita totalmente diverso.

La Chiesa, con la Sua missione è chiamata -  anche se questo messaggio tanti non lo attendono più o non lo gradiscono - ad annunciare che ogni gesto di attenzione verso il fratello è un anticipo della pienezza di vita a cui l’uomo anela; è attesa di un amore più grande a cui tutti siamo chiamati; è rivelazione che il Signore Gesù ci è passato accanto e chiede di essere accolto in maniera stabile e permanente nella nostra vita; è invocazione affinchè il desiderio di infinito che abita il cuore umano sia colmato e diventi, così, manifesto il destino per il quale siamo stati creati: vedere e contemplare Dio .

Forse dalle difficoltà che stiamo vivendo a causa del coronavirus potrebbe emergere una riflessione su ciò che può dare senso alla nostra vita e aiutarci a sbarazzarci del pregiudizio che porta tanti a considerare come alienazione o debolezza contare su Dio. Al contrario invece appoggiandosi su di Lui e cercando in Lui la salvezza, possiamo avere un mirabile progetto da realizzare con Dio.

Concludo questo nostro incontro con una riflessione di Giovannino Guareschi che mi ha profondamente colpito e che mi è stata inviata: “Completa è la mia fiducia nella Provvidenza che, per essere veramente tale, non deve mai essere vincolata da scadenze. Mai preoccuparsi del disagio di oggi, ma avere sempre l’occhio fisso nel bene finale che verrà quando sarà giusto che venga. I giorni della sofferenza non sono giorni persi: nessun istante è perso, è inutile, del tempo che Dio ci concede. Altrimenti non ce lo concederebbe”.

Ti potrebbe interessare