Gesù muore per amore. Domenica delle Palme

L'ingresso a Gerusalemme
Foto: pubblico dominio
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Con questa domenica entriamo nell’unica settimana che è qualificata “santa” dalla Chiesa.  La processione con le palme ci ricorda che la Pasqua è ormai vicina. Noi riviviamo, in maniera simbolica e sacra, la scena evangelica dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, gremita di popolo. Gesù viene pubblicamente riconosciuto e accolto come il Messia, il Salvatore atteso da secoli inviato da Dio per la redenzione del mondo.

Tra quella folla festante, coloro che più di altri sono riusciti a cogliere il mistero della Persona di Cristo furono i giovani e i ragazzi. Sono loro che, in mezzo all’ambiente ostile ed avverso degli scribi e dei farisei, cioè della classe politica e religiosa del tempo, lo acclamano e lo accolgono con fede e gioia. La domenica delle Palme, dunque, fa emergere ancora un volta l’incalzante domanda: “Chi è Cristo?”. Ad essa posso rispondere: è il mio Salvatore, il mio Maestro, la mia Guida, il mio Amico, il centro e il fondamento della mia vita.

La loro fede e la loro gioia possono divenire la nostra se noi accogliamo e riconosciamo Cristo centro della storia e fondamento della vita. Il ramo di ulivo che oggi abbiamo nelle mani è il simbolo della vita nuova, della bellezza, della bontà e della pace e della gioia che sgorgano dall’incontro con Cristo, il Dio così vicino che ha accettato di farsi uno di noi per percorre tutte le tappe della nostra intera esistenza, compresa la morte.

E’ per questa ragione che in questa domenica si legge l’intero racconto della Passione nella quale appare evidente che essa è un gesto di solidarietà di Cristo in nostro favore: egli prese su di sé i nostri peccati e morì al nostro posto. Si è trattato di una libera scelta d’amore. Nessuno lo ha costretto a morire. Ognuno di noi, ascoltando e meditando la passione, ha la possibilità di avvertire di essere stato amato personalmente da Cristo, come testimonia s. Paolo: ha amato me e ha consegnato se stesso per me. Nella Passione ci viene svelato, dunque, il volto di Dio, un volto d’amore e di compassione.

Nel racconto secondo Luca ciò che emerge è la preghiera di Gesù nell’orto degli ulivi. Egli è nella prova e la sua preghiera assume la caratteristica della fiducia.

Si tratta di un insegnamento anche per la Chiesa, per noi. La passione è l’ora delle tenebre, cioè il tempo in cui le forze del male sembrano avere il sopravvento, annullare le promesse di Dio; sembrano, addirittura, mettere in discussione l’esistenza stessa di Dio. Si tratta di un’esperienza solo apparente e la smentita, come è accaduto per il Signore, è solo momentanea.

Accanto alla grandezza di Cristo, la passione svela la debolezza dei discepoli che abbandonano il Maestro nel momento dell’arresto, di Giuda che tradisce, di Pietro che rinnega. Tuttavia, al di sopra di tutto emerge l’amore di Cristo che è più forte dell’abbandono dei discepoli. Dio, infatti, è nato soltanto per morire d’amore Ogni domenica professiamo nel credo: Per noi uomini e per la nostra salvezza… patì.

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