Gesù non ci lascia soli. Ascensione del Signore

L'Ascensione di Gesù
Foto: Centro Aletti
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La Chiesa celebra oggi la solennità dell’Ascensione di Gesù al cielo. L’evangelista san Marco racconta l’evento con queste parole: Il Signore Gesù, dopo avere parlato con loro [gli apostoli], fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. L’Ascensione testimonia in maniera definitiva che la resurrezione di Gesù non è un ritorno alla vita di prima - come lo fu, invece, ad esempio, la resurrezione del figlio della vedova di Naim - ma l’ingresso in una condizione nuova, nella gloria del Padre. Nella sua nuova condizione Cristo è costituito Redentore e Signore dell’universo e mediatore del dono dello Spirito Santo.  

Agli apostoli il Signore, prima di ritornare al Padre, affida una missione: Andate in tutto il mondo. L’orizzonte di vita del discepoli diviene il mondo intero e, dunque, la missione comporta un andare, che è prima di tutto un uscire da se stessi, per acquisire il Cuore universale di Cristo. 

Il contenuto, poi, della missione è precisato da Gesù stesso: Predicate il Vangelo. I discepoli sono chiamati ad annunciare Gesù Cristo e il suo progetto di vita. Non si tratta di un annuncio lasciato alla discrezione personale, ma di un imperativo perché senza la conoscenza di Cristo l’uomo è cieco e, dunque, incapace di comprendere il senso della propria vita e della storia. Niente, allora, è più necessario all’uomo dell’invito alla conversione, del perdono dei peccati, della grazia e dello Spirito Santo. Al di fuori del Vangelo, al di fuori di Cristo morto e risorto, infatti, non c’è possibilità di salvezza, di trovare una risposta adeguata al problema della finitudine dell’uomo. Solo Dio salva l’uomo dal peccato e dalla sua condizione mortale. 

L’Ascensione appare anche come un distacco, una partenza. Cristo, infatti, dice il testo evangelico, fu elevato in cielo, cioè si sottrae al contatto e allo sguardo dei suoi discepoli. Sorge spontanea una domanda: “Ma perché Cristo lascia soli i suoi quando invece la sua presenza è quanto mai necessaria per l’efficacia della missione?”. In realtà Gesù con la sua Resurrezione e Ascensione non abbandona la sua Chiesa. Egli si rende presente in maniera nuova e diversa. C’è una frase nel Vangelo di oggi che ci ricorda la verità della presenza di Cristo nel tempo della Chiesa: Essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la Parola con i prodigi che l’accompagnavano. I discepoli, dunque, non sono lasciati soli. Gesù, poiché è risorto e quindi vivo, non è più condizionato dal tempo e dallo spazio e pertanto opera nel cuore della Chiesa e nel cuore di ogni battezzato che vive nella grazia di Dio. 

Da ultimo l’Ascensione di Cristo è “primizia ed attrattiva”. Scrive Sant’Agostino: Essa è per te una promessa; l’Ascensione del Signore è la nostra glorificazione. Dopo la morte non c’è l’annientamento totale e nemmeno la diluizione in un grande “tutto impersonale”. Noi sappiamo che siamo destinati a vivere nella gioia per sempre. Siamo fatti per cielo!

L’Ascensione rende concreta la nostra speranza: noi abbiamo già messo piede nel Regno di Dio. La nostra glorificazione non è ancora realizzata, ma esiste già.

Il cantore incomparabile di questa visione realistica del nostro ingresso nel mondo di Dio è S. Leone il quale, nel I Sermone sull’Ascensione, scrive: “Oggi non solo siamo stati confermati possessori del Paradiso, ma abbiamo anche penetrato, in Cristo, le altezze dei cieli: avendo ottenuto per l’ineffabile grazia di Cristo cose più grandi di quelle che avevamo perdute per l’invidia del diavolo. Infatti, quelli che il velenoso nemico scacciò dalla felicità della prima dimora, questi, a sé incorporati, il Figlio di Dio collocò alla destra del Padre”.

Saremo stabiliti in una gloria simile a quella di Dio.

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