Gesù scardina la mentalità del mondo. XXIX Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù con i discepoli
Foto: pubblico dominio
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Il vangelo di questa domenica ci presenta due apostoli, Giacomo e Giovanni, i quali domandano a Gesù di avere posti di onore nel suo regno. Si tratta di una richiesta che esprime un desiderio naturale frutto dell’ambizione umana, considerato che i discepoli non avevano ancora compreso l’identità e la missione di  Cristo.

I due apostoli, come del resto anche gli altri dieci, ritenevano che il Messia atteso avrebbe instaurato un regno sulla terra. Cristo, per aiutarli ad entrare nel mistero della sua persona, rivela loro che la sua gloria sarà segnata dalla sofferenza  e dalla morte in croce. In tale modo Gesù dichiara che il suo modo di “regnare” è molto diverso dalla concezione che ha il mondo di potere. Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano…Fra voi, però, non è così; ma chi vuole essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà il servo di tutti.

I pensieri di Gesù sono molto lontani da quelli dei discepoli e anche dai nostri! In diverse occasioni il Signore dichiara che non è venuto per essere servito, ma per servire. E in effetti tutta la sua vita è stata un servizio a Dio e ai fratelli. Ai due discepoli ambiziosi di dominare, Gesù dichiara che “il primo è l’ultimo” e “il servo è il primo”. Si tratta di un’autentica rivoluzione che scardina la mentalità del mondo che ha come criterio il potere, il prestigio, l’abuso dell’autorità, la strumentalizzazione del fratello. Il discepolo di Cristo, invece, è chiamato ad imitare il Maestro e a porre l’amore al centro della sua vita.

Ma come è possibile assumere un simile atteggiamento dal momento che l’istinto di dominare è profondamente radicato nel cuore dell’uomo e lo corrompe quanto la ricchezza? Guardando a Gesù, il cui servizio si è spinto fino al sacrificio della croce. Egli nonostante la sua dignità e autorità (è figlio di Dio) non si è comportato da dominatore, ma da servo fra gli uomini ed anche nella cerchia dei suoi discepoli non ha mai assunto un atteggiamento da padrone.

Anzi nell’ultima cena lavando i piedi ai suoi discepoli ha assunto un servizio che era proprio degli schiavi per offrire loro l’esempio. Con questo gesto ha voluto anticipare la sua morte in croce nella quale ha reso, in obbedienza a Dio, il supremo servizio agli uomini. Ha dato la sua vita perché noi potessimo avere vita e salvezza.

La Chiesa, oggi, rivive il sacrificio di Cristo soprattutto nella celebrazione dell’Eucaristica. In tale modo tutti coloro che entrano in rapporto con Lui possono trovare la forza di fare quello che ha fatto Lui.

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