Giubileo 2025, in pellegrinaggio verso la speranza

Il motto del Giubileo 2025 è Peregrinantes in Spem, pellegrini di speranza. Presentato il logo. Si va verso il grande evento del Giubileo

Il logo del Giubileo 2025
Foto: Comitato Giubileo 2025
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Sono quattro figure stilizzate, a significare l’umanità che arriva dai quattro angoli della terra, a campeggiare al centro del logo del Giubileo del 2025. Ma la prima di queste figure è aggrappata alla croce, e il motto riguarda la speranza. Pellegrini di speranza. Perché è nella croce che il cristiano ha la speranza, anzi, la certezza della vita eterna. E questo nonostante la vita non navighi sempre acque tranquille, come testimoniano le onde alla base del logo.

Con il logo e il motto comincia a concretizzarsi l’idea del Giubileo del 2025, appuntamento ordinario dopo quello del 2000, e inframezzato dall’Anno Santo Straordinario della Misericordia voluto da Papa Francesco nel 2015. Non sappiamo ancora che mondo sarà nel 2025, ma sappiamo già che ci sarà l’evento delle famiglie, che in qualche modo sostituirà la Giornata Mondiale delle Famiglie, e sappiamo che ci sarà qualcosa di ecumenico, perché è il 1700esimo dal Concilio di Nicea e perché la Pasqua sarà celebrata insieme da cattolici e ortodossi.

L’arcivescovo Rino Fisichella, che sta organizzando questo Giubileo, ha sottolineato che la preparazione sarà articolata, per volere di Papa Francesco, in due momenti.

“Il 2023 – ha detto - sarà dedicato alla rivisitazione dei temi fondamentali delle quattro Costituzioni conciliari perché la Chiesa possa respirare di nuovo del profondo e attuale insegnamento prodotto dal Vaticano II, di cui il prossimo 11 ottobre si celebrerà il 60° anniversario della sua apertura”. Saranno anche prodotti dei sussidi per spiegare il Concilio.

Il 2024, invece, “sarà un anno dedicato alla preghiera in modo da creare un contesto favorevole al Giubileo e permettere che i pellegrini possano prepararsi a questo evento, che è anzitutto spirituale, in modo coerente ed efficace”.

L’agenda è in via di definizione, tutto sarà comunicato a tempo debito. Ma, aggiunge Fisichella, “questi due anni servono anche per rendere Roma e l’Italia una città e un Paese che ancora una volta può mostrare il meglio di sé con la sua tradizione di accoglienza che nel corso dei secoli l’ha resa patria communis”.

Dopo i ringraziamenti di prammatica al governo e alle autorità, l’arcivescovo Fisichella sottolinea anche come questo sarà anche un Giubileo “digitale”.

“Le giovani generazioni sono i figli di questo nuovo mondo – spiega - che porta con sé prospettive talmente audaci da apparire ancora fantascienza, insieme a grandi limiti che minano le storiche conquiste di verità e libertà creando un nuovo paradigma antropologico. Il prossimo Giubileo non può esimersi dall’entrare in questa cultura e per questo stiamo studiando come comunicare in maniera fattiva e diretta assumendo le conquiste che la scienza e la tecnica mettono nelle nostre mani”.

Dunque, “si dovrà consentire a milioni di utenti di diventare pellegrini anche attraverso il digitale e muoversi per i cammini cogliendo la bellezza e la sacralità del momento attraverso la ricezione di notizie che mentre consente di fare memoria di secoli di storia obbliga comunque a rimanere radicati al presente con l’impegno che questo richiede”.

Il logo è stato selezionato tramite un concorso internazionale e scelto tra 294 proposte. A vincere, l’idea di Giacomo Travisani, che spiega: “Quando ho voluto “personificare” la Speranza ho avuto subito chiara un’immagine: la Croce; la Speranza, mi sono detto, è nella Croce. Ho immaginato il Papa, Pietro di oggi, guidare il popolo di Dio verso la mèta comune, abbracciando la Croce, che diviene un’ancora, quale saldo riferimento per l’umanità; e noi, popolo, stringerci tra noi e a lui come fossimo stretti a quell’ancora anche noi evocando simbolicamente i pellegrini di ogni tempo”.

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