Gli studenti dell'istituto Giovanni Paolo II chiedono spiegazioni per il cambio di linea

Cresce lo scontento, la testimonianza diretta di una studentessa

San Giovanni Paolo II
Foto: www.appellostudentigp2.com
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Nella scorsa settimana in piena estate un cambiamento epocale ha scosso la Pontificia università Lateranense e il mondo accademico. Una profonda revisione della struttura dell’ Istituto voluto da Giovanni Paolo II su matrimonio e famiglia ha creato un dibattito dai forti accenti.

Lo sconcerto per certe scelte arriva dal basso, dagli studenti oltre che dagli studiosi.  Quella che pubblichiamo è la riflessione libera di una studentessa dell’ Istituto e del suo disappunto.

 

L’Istituto Giovanni Paolo II inserito nella Pontificia Università Lateranense è stato distrutto da un terremoto. Si tratta di una scossa di grado molto elevato  iniziata nel settembre del 2017 con la lettera apostolica in forma di Motu Proprio di Papa Francesco Summa Familiae Cura con cui si è istituito il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, venendo a sostituirsi così al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia  voluto dal Santo Pontefice Giovanni Paolo II e fondato nel 1982 per sua stessa volontà.

Il Motu Proprio recita: “Animato dalla più grande cura per la famiglia, san Giovanni Paolo II, dando seguito al Sinodo dei Vescovi del 1980 sulla famiglia e all’Esortazione apostolica post-sinodale Familiaris consortio, del 1981, con la Costituzione apostolica Magnum Matrimonii sacramentum , conferì stabile forma giuridica al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, operante presso la Pontificia Università Lateranense. Da allora esso ha sviluppato un proficuo lavoro di approfondimento teologico e di formazione pastorale sia nella sua Sede Centrale di Roma, sia nelle Sezioni extra-urbane, ormai presenti in tutti i continenti”.   

Questa opera di restyling è stata perfezionata dal Gran Cancelliere dell’Istituto Mons. Vincenzo Paglia in queste torride giornate del mese di luglio 2019. 

In spirito di obbedienza alla Chiesa e alle libere decisioni del Papa, nasce comunque spontaneo il desiderio di capire il perché è stata voluta questa sostituzione che, ovviamente, non consiste solo nell’attribuzione di una nuova intestazione  alla medesima istituzione accademica.  C’è sicuramente dell’altro. Infatti, papa Francesco nel Motu Proprio esprime l’opportunità di ampliare  il campo di interesse, sia in ordine alle nuove dimensioni del compito pastorale e della missione ecclesiale, sia in riferimento agli sviluppi delle scienze umane e della cultura antropologica in un campo così fondamentale per la cultura della vita”, ponendo come base di questo nuovo corso  l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia, pubblicata il 19 marzo 2016.

Personalmente, anche in qualità di studente presso l’Istituto Giovanni Paolo II, posso accogliere con entusiasmo  l’intenzione di ampliamento e di rinnovamento degli insegnamenti: mi sembra cosa “buona e giusta” e consentitemi questa espressione. 

Ma quando un cambiamento equivale ad eliminare i pilastri fondativi di un precedente insegnamento, ad eliminare dei professori e , cosa assai più grave, a fare tutto questo seguendo una modalità poco cristiana, senza rispettare alcun criterio di incontro e di condivisione tanto caro alla Chiesa, in una parola, un modo becero di agire, allora salta fuori un problema serio e preoccupante. Perché tutto questo? Perché? Noi studenti abbiamo scritto le nostre reazioni di dolore e di richiesta di chiarimenti, rivolgendoci alle autorità accademiche, per capire, per sapere cosa succede, per esprimere la nostra vicinanza a quei professori che sono stati espulsi dall’oggi al domani, è il caso di dirlo, da un’istituzione accademica solo perché eredi spirituali e culturali di Giovanni Paolo II, solo perché credono negli insegnamenti sul Matrimonio e sulla Famiglia in linea con l’Humanae Vitae.

Al momento non ci sono state risposte particolarmente chiare e riconcilianti, almeno non mi sembra.  Piuttosto, risulta normale aver pubblicato  un nuovo Ordinamento e  nuovi Statuti, senza mettere al corrente in modo trasparente delle modifiche che il  nuovo corso prevede, senza confrontare o almeno informare in anticipo quanto stava per accadere anzi, provvedendo con grande fretta a sospendere alcuni professori dal loro incarico. Abbiamo assistito a quello che sembra un  “colpo di Stato”, non un’integrazione o un affiancamento di corsi e di professori nuovi a quanto già esistente e funzionante, ma è  la fine di un’epoca con l’allontanamento di persone serie e amabili. Siamo davanti ad una rivoluzione il cui potere assoluto è accentrato nelle mani di una persona: Mons. Vincenzo Paglia.

Peccato, un vero peccato per la testimonianza della Chiesa nel mondo. Mi piace pensare che ci siano degli errori di comprensione da parte nostra: forse non abbiamo interpretato bene o forse non ci hanno dato il tempo per entrare in questo cambiamento accademico. Mi auguro che le conseguenze  del Motu Proprio, alle  quali stiamo partecipando, non siano state concepite in questo modo da Papa Francesco, mi auguro che la situazione sia “sfuggita di mano” e che si possa rivedere il tutto e per questo prego lo Spirito Santo perché illumini i responsabili di queste decisioni e li porti ad un serio ripensamento e ad una revisione di quanto deciso e fatto tra pochissimi addetti ai lavori.

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