Hilarion a Bari, “San Nicola riavvicina le Chiese cattolica e ortodossa”

Il rettore della Basilica di San Nicola, padre Distante, l'arcivescovo Cacucci e il Metropolita Hilarion alla presentazione del libro sulla traslazione di San Nicola, 19 dicembre 2018
Foto: Arcidiocesi di Bari - Bitonto
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Lo sguardo alle tensioni in Ucraina, e la denuncia di una persecuzione contro gli ortodossi fedeli al Patriarcato di Mosca durante il processo per la costituzione di una Chiesa autocefala ucraina. Ma, soprattutto, la sottolineatura dei rapporti tra Chiesa cattolica e ortodossa, cementati dalla traslazione delle reliquie di San Nicola in Russia lo scorso anno.

Il metropolita Hilarion, capo del Dipartimento di Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca, torna a Bari ancora una volta. Vi era stato per la cerimonia che portò, per la prima volta nella storia, una piccola reliquia del vescovo di Myra, presa all’altezza del cuore, in Russia, dove è stata venerata da milioni di fedeli. Vi era tornato per ricevere una laurea honoris causa. E oggi vi torna per presentare un libro, da lui curato insieme all’arcidiocesi di Bari – Bitonto, che ripercorre proprio la traslazione del santo a Mosca e San Pietroburgo, “La traslazione della reliquia di San Nicola il Taumaturgo da Bari in Russia (21 maggio – 28 luglio 2017)”.

Davanti alla delegazione vaticana guidata dal Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, il Patriarca Kirill ha detto nell’omelia di San Pietroburgo del 28 luglio che “la traslazione temporanea delle reliquie di San Nicola in Russia - ha contribuito al riavvicinamento tra la le nostre Chiese più di tutta la diplomazia ecclesiastica, siccome a questo evento ha partecipato la Chiesa intera, e tutto il paese sapeva che è stato reso possibile grazie all’accordo raggiunto durante l’incontro a l'Avana”.

Secondo i dati ufficiali, le reliquie di San Nicola a Mosca sono state visitata da 2 milioni e 392 mila persone, che non venivano solo dalla Russia, ma anche da Ucraina, Bielorussia, Moldavia e altri paesi, mentre c’erano circa 14 mila volontari per aiutare i pellegrini.

Questa venerazione, racconta il metropolita Hilarion, ha radici antiche. “La venerazione di San Nicola – sottolinea - ebbe un ruolo enorme nel rapporto tra la Russia antica e Roma ancora nel Medioevo. Questa venerazione giunse in Russia da Bisanzio dopo il Battesimo della Russia, ma divenne particolarmente diffusa verso la fine del XI secolo, proprio a causa della traslazione delle reliquie del santo da Myra a Bari”.

E ancora, “secondo gli studiosi, l’introduzione della festa occidentale della Traslazione delle reliquie di San Nicola nella Chiesa russa potrebbe aver avuto luogo circa l’anno 1092, cioè pochi anni dopo l’introduzione di questa festa da parte del Papa Urbano II”.

Il metropolita ci tiene a sottolineare che tutto sia stato reso possibile grazie all’incontro dell’Havana del 12 febbraio 2016, ma anche che la traslazione abbia coinciso con il centesimo anniversario della Rivoluzione russa, che “segnarono l’inizio del cammino del Calvario della Chiesa russa e del popolo russo”, mentre quest’anno si ricorda il centenario “della fucilazione della famiglia reale ad Ekaterinburg nel luglio 2018”.

Hilarion nota che l’ultimo imperatore russo fu chiamato Nicola proprio in onore del Santo, e nel 1892, non ancora imperatore, fu a Bari a visitare la Basilica, e fu lui che il 9 maggio 1913, giorno della festa delle reliquie della traslazione, iniziarono i lavori di costruzione della Rappresentanza della Chiesa Ortodossa Russa.

Una Chiesa – aggiunge il capo delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca – che sta vivendo, insieme a tutta l’ortodossia, “tempi difficili a causa della tesa situazione politica ed ecclesiale in ucraina”, e denuncia la persecuzione “dei vescovi e i preti della canonica Chiesa ortodossa ucraina”, che sarebbe, nelle sue parole, quella legata al Patriarcato di Mosca, che considera l’Ucraina suo territorio ecclesiastico. Hilaron denuncia che “con tutti i mezzi” si cerca di “inclinare questi sacerdoti alla partecipazione a radunamenti arbitrari che mirano a creare una nuova struttura ecclesiastica, spaccata dalla Chiesa russa” – ed è la Chiesa ortodossa Ucraina, il cui tomos di autocefalia sarà consegnato al primate eletto Epifanij dal Patriarca Bartolomeo il prossimo 6 gennaio al Fanar.

Il metropolita Hilarion sottolinea che “episcopato, clero e fedeli” stanno “fermi alla guardia dell’unità ecclesiastica, non cedendo alle minacce e alle attrattive dei principati, delle potestà e di quelli che chiama, citando la lettera agli Efesini di San Paolo, “Dominatori di questo mondo di tenebra”.

E così, questo lavoro vale anche “per il difficile cammino dell’unità dei cristiani”, ed è proprio San Nicola “venerato sia in Oriente che in Occidente” a riavvicinare “la Chiesa ortodossa e quella cattolica, il che si sente in modo particolare qua, a Bari – una città che ha un ruolo particolare del ponte tra l’Oriente e l’Occidente grazie alla permanenza delle reliquie del santo di Dio in questa Basilica”.

Da parte sua, l’arcivescovo Francesco Cacucci ha detto che l’incontro non è solo “una memoria di un evento storico, quello della traslazione di una reliquia di San Nicola a Mosca e San Pietroburgo nel 2017, ma anche un voler rinsaldare l’amicizia con la Chiesa ortodossa russa”, perché “da quel momento gli incontri si sono moltiplicati. Abbiamo avuto modo lo scorso anno di incontrarci per conferirgli la laurea ad Honorem da parte della Facoltà teologica pugliese, e noi ne siamo molto onorati".

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