È realtà la Chiesa ortodossa autocefala ucraina. Quali conseguenze per i cattolici?

Il metropolita Epifaniy, primo primate della Chiesa Ortodossa Ucraina, durante una Divina Liturgia
Foto: Twitter @Epifanyi
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Il primo primate della Chiesa ortodossa ucraina è Epifaniy Sehiy Dumenko, ed è stato eletto il 15 dicembre al termine del Sinodo che ha sancito la nascita della Chiesa nazionale ucraina. Non ha avuto il titolo di patriarca, ma quello di metropolita di Kiev e di tutta l'Ucraina, per evitare ulteriori frizioni con Mosca. Tuttavia, l'elezione non mancherà di conseguenze, sia all’interno della galassia delle Chiese ortodosse che nei rapporti tra Chiesa Cattolica e mondo ortodosso.

La nascita dell’autocefalia ucraina è stata benedetta dal Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, che ha esercitato il suo ruolo di primo nella sinassi ascoltando prima la richiesta del presidente ucraino Petro Poroshenko, quindi incontrando il Patriarcato di Mosca, cui era stata affidata nel XVII secolo la nomina del metropolita di Kiev, quindi inviando due esarchi in Ucraina e infine decidendo per la concessione del documento di autocefalia.

Decisione, quest’ultima, fortemente contestata dal Patriarcato di Mosca, che vi ha visto una invasione del suo territorio canonico, tanto che il Patriarcato è arrivato a rompere la comunione con Costantinopoli.

Eppure, da tempo si parlava di una Chiesa nazionale ucraina, e la presenza di due realtà ortodosse autocefale, seppure scismatiche (il Patriarcato di Kiev e la Chiesa Autocefala Ortodossa) stava a testimoniare che c’era, da tempo, una idea di una Chiesa nazionale. Idea che poi si è rafforzata anche per via della volontà, tutta politica, di sganciarsi ulteriormente da Mosca, di cui l’Ucraina denuncia l’aggressione, e che le due Chiese autocefale hanno sostenuto, tanto da sciogliersi per costituire una nuova entità ufficiale.

Tutto, insomma, si gioca sullo sfondo del conflitto dimenticato in Ucraina, cui si aggiunge invece il conflitto che c’è tra Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli e Patriarcato di Mosca, con quest’ultimo che non vuole riconoscere all’altro il ruolo di guida che gli viene dal fatto di essere primo della sinassi, e che non ha nemmeno partecipato al Grande e Santo Concilio Panortodosso di Creta del giugno 2016, quando anche la questione di una Chiesa ortodossa nazionale ucraina sarebbe dovuta essere discussa.

A dare l’annuncio dell’avvenuta nascita dell’autocefalia, un comunicato del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, che ha sottolineato “con lode a Dio, gioia e soddisfazione” la fine del “Sinodo Unificante (Sohor) che ha fondato la nuova Chiesa Autocefala Ortodossa Ucraina”.

Come detto, il metropolita Epifaniy è stato eletto primate, e subito, si legge nel comunicato, ha “contattato il Patriarca Ecumenico, ha espresso il suo rispetto, e chiesto gli auguri e le benedizioni della Chiesa Madre per il suo ministero di primate, affinché cominci sotto buoni auspici”.

Per tutta risposta, il Patriarca Ecumenico Bartolomeo ha invitato Epifaniy al Fanar, ad Istanbul, per celebrare la Divina Liturgia nella “grande festa della Teofania”, il Natale ortodosso, che si celebra il 6 gennaio. Nell’occasione, il Patriarcato Ecumenico darà al nuovo primate il tomos di autocefalia.

Si conclude così un primo processo, che non rimarrà senza conseguenze. Al Sinodo di unificazione, cui hanno partecipato 192 delegati. Tra questi, 40 vescovi del Patriarcato di Kiev, 12 della Chiesa Autocefala Ortodossa, solo 2 del Patriarcato di Mosca. Ha partecipato anche il presidente Petro Poroshenko, che ha salutato l’evento come il giorno della indipendenza finale dalla Federazione Russa”, perché “la questione dell’autocefalia è una questione di sicurezza nazionale”.

Tutto era stato fatto perché il Sinodo fosse svolto in maniera tranquilla. Già il 13 dicembre, il Consiglio dei Vescovi della Chiesa Ortodossa Ucraina – Patriarcato di Kiev aveva nominato il suo candidato unico, e non era il Patriarca Filaret, che si era messo alla guida dell’organismo nel 1992, staccandosi da Mosca. Sul territorio Ucraino c’è anche la Chiesa Autocefala Ortodossa, guidata dal primate Makarij, mentre fino ad ora Kiev era legata a Mosca, che ne nominava in metropolita, attualmente Onufryi. Resteranno, comunque, le parrocchie di Mosca a Kiev, anche se ora potranno scegliere se aderire alla nuova Chiesa nazionale ucraina. Onufryi perde il titolo di Metropolita di Kiev, invece, e avrà il titolo di metropolita del Patriarcato di Mosca a Kiev. 

Il nuovo primate Epifaniy è nato nel 1979, vieen dalla Zona di Odessa, e si è laureato nel 1999 al Seminario Teologico di Kiev e nel 2003 dall’Accademia Teologica. Dal 2003 al 2006 è stato segretario dell’amministrazione diocesana di Rivin, dal 2006 al 2007 ha studiato filosofia ad Atene, e poi dal 2007 ha cominciato il suo lavoro come insegnante all’Accademia Teologica di Kiev. Monaco dal 2007, è stato segretario del Patriarca Filaret dal 2008, anno in cui è diventato archimanandrita, mentre nel 2009 è stato nominato vescovo di Vsyhhorod, e nel 2012 il Patriarca Filaret lo ha elevato al rango di arcivescovo. Nel 2013 è stato elevato al rango di metropolita di Pereyaslav-Khmelnitsky e Bila Tserkva.

Una carriera, insomma, tutta all’ombra di Filaret, considerato scismatico dal Patriarcato di Mosca per aver fondato, nel 1992, il Patriarcato di Kiev. Ancora non ci sono state reazioni ufficiali da Mosca, che ha notato però come nessuna Chiesa ortodossa abbia mandato messaggi augurali. E resta da vedere in che modo questo colpirà anche le relazioni con la Chiesa cattolica.

Mosca non si è appellata a Papa Francesco – e farlo avrebbe significato mostrare in pratica il “primato” della sede di Roma, primato tra l’altro accettato in teoria dalla dichiarazione di Ravenna nel 2007 –, ma nei giorni scorsi ha inviato una lettera anche al Papa, nonché a varie agenzie ONU, denunciando le pressioni statali prima del Sinodo dell'Unificazione. In più, il Patriarcato di Mosca ha fatto sapere che non avrebbe più partecipato al tavolo teologico congiunto cattolico – ortodosso, perché lì vi sedeva Bartolomeo, con il quale era stata rotta la comunione eucaristica. 

Questa decisione va a colpire il dialogo ecumenico, che invece Papa Francesco vuole portare avanti con forza. Forse è per questo che si è atteso per annunciare il viaggio in Romania previsto, mentre sono state rese note le date del viaggio in Bulgaria e Macedonia: il Patriarca Daniel di Romania si è schierato con Mosca in questa diatriba.

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