I buddisti in Myanmar, una storia antica e una politica attiva

Giovanni Paolo II e Vasana Tara nel 1984
Foto: pd
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Che ci sia un rapporto particolare di rispetto tra Chiesa Cattolica e buddisti è evidente fin dal logo, a forma di cuore, del viaggio del Papa.

Del resto da anni il messaggio della Santa Sede per la festa di Vesah e l’incontro di Giovanni Paolo II nel 1984 con Vasana Tara a Bangkok sono solo un esempio dei rapporti tra cristiani e buddisti. Senza considerare la partecipazione a tutte le preghiere per la pace ad Assisi fin dal 1986.

Papa Francesco si recherà al Kaba Aye Centre, luogo simbolo del buddismo Theravada, è dominato dall’omonima “Pagoda della pace mondiale”, uno dei templi buddisti più venerati dell’Asia. Costruita nel 1952 caratterizzata da un’imponente cupola d’oro.Il Kaba Aye Centre comprende anche la “Maha Pasana Guha” la “Grande grotta”, costruita in una grotta perché il primo Consiglio buddista si tenne all'interno di una grotta in India circa 2.500 anni fa.

Il Papa incontra il Comitato statale “Sangha Maha Nayaka” Istituito nel 1980 per regolare il Sangha il clero buddista in Myanmar. I monaci buddisti in Myanmar sono mezzo milione ai quali bisogna aggiungere 75 mila monache nella stragrande maggioranza appartenenti all’ordine monastico “Thudamma Nikaya”.

Il buddismo di fatto non è una relgione in senso stretto ma una dottrina etico-filosofica elaborata dall’asceta indiano Siddhārtha Gautama, vissuto tra il VI e il V secolo avanti Cristo conosciuto come il Buddha, l’ “Illuminato”. Nel tempo venne predicato come mezzo di salvezza ed è attualmente diffuso in gran parte dell’Asia centrale e dell’Estremo Oriente. Quello Theravada “degli anziani” è una delle prime scuole nate dall’insegnamento del fondatore. Di natura prettamente monastica e ascetica, esso fa riferimento al cosiddetto “Canone Pali”.

La presenza del Buddismo Theravada in Myanmar viene fatta risalire da alcune fonti a più di duemila anni fa, quando sarebbe stato portato da alcuni monaci dallo Sri Lanka, mentre secondo altre fonti risalirebbe all’XI secolo. Esso è strettamente legato alla storia e all’identità nazionale del Paese. Protetto dai vari sovrani birmani che si sono succeduti fino alla colonizzazione britannica nel XIX secolo, esso ha svolto un ruolo di primo piano nella lotta per l’indipendenza.

In questi anni di transizione verso la democrazia in Myanmar, stanno acquistando sempre più peso politico e influenza gruppi di monaci ultranazionalisti che nel 2014 hanno dato vita alla Ma Ba Tha, l’Associazione Patriottica del Myanmar, portando avanti campagne in difesa del buddismo e della purezza della razza birmana. Nel 2015 questo movimento è riuscito a fare approvare dal Parlamento una controversa legge mirata alle minoranze religiose che limita i matrimoni interreligiosi e le conversioni, vieta la poligamia e promuove il controllo delle nascite.

La pratica dei fedeli buddisti in Myanmar ruota attorno a due percorsi: uno è l’acquisto di meriti per ottenere una rinascita favorevole osservanza di cinque precetti e attraverso le opere di carità e le buone azioni che comprendono l’offerta di cibo ai monaci, donazioni ai templi e la frequentazione regolare del tempio per il culto. Il secondo percorso è il “vipassana”, una forma di meditazione che si crede possa condurre all’illuminazione finale.

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