I cattolici in Niger rinascono dopo le violenze integraliste

Una chiesa incendiata in Niger
Foto: missioniassisi.org
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Le violenze contro i cristiani in Niger non hanno fermato la vita delle parrocchie che nelle diocesi di Niamey e Zinder hanno visto un grande sforzo collettivo per ricostruire le chiese. Con il sostegno di cristiani, ma anche di non cristiani i luoghi di culto incendiati all’inizio di quest’anno da gruppi di integralisti islamici stanno rinascendo.

Michel Cartatéguy, arcivescovo emerito di Niamey lo ha raccontato a Linfodrome.com in una lunga intervista. Il vescovo spiega che nelle parrocchie distrutte i restauri stanno procedendo poco alla volta. Saranno necessari 3 milioni di euro per recuperare la chiesa di Zinder e le 6 di Niamey arse dalle fiamme, saccheggiate, derubate e profanate; fino ad ora con le donazioni è stato coperto per cento delle spese previste.

Gli avvenimenti del gennaio scorso hanno turbato molto i cristiani, soprattutto perché le buone relazioni instaurate nel corso di questi anni con la comunità musulmana non facevano temere tensioni o minacce alla pacifica convivenza interreligiosa. Per questo il vescovo è certo che le violenze dei mesi scorsi sono frutto di un integralismo islamico che non nasce in Niger ma altrove, correnti integraliste provenienti da altri Paesi, anche attraverso predicatori stranieri, che avrebbero cambiato la mentalità della gente. E nonostante le violenze anticristiane abbiano seminato tanta paura, aggiunge l’arcivescovo, i fedeli hanno continuato a radunarsi e a prendere parte alle celebrazioni organizzate sulle ceneri delle chiese bruciate, e anzi, alcuni cristiani che si erano allontanati sono tornati a partecipare alla vita della comunità cattolica.

Oggi i cattolici nelle diocesi di Niamey e Zinder sono circa 25 mila di cui 6 mila nativi del Niger, mentre gli altri sono originari del Benin, Burkina Faso, Togo e Costa d’Avorio. I primi missionari sono giunti nel 1929. I sacerdoti diocesani sono una ventina - non tutti autoctoni - mentre sono una dozzina i seminaristi in formazione nel Burkina Faso; il Niger non ha infatti ancora un seminario così come la Costa d’Avorio, sicché la Chiesa locale è sostenuta da quella burkinabè.

Secondo mons. Cartatéguy le violenze esplose in Niger scaturirebbero anche dall’influenza esercitata da Boko Haram e sarebbero anche una forma di rifiuto delle ingerenze dell’Occidente “nelle questioni africane”. “Ci sono forme di democrazia occidentale che si vogliono imporre ovunque – afferma il presule –. Ciò provoca in Africa una certa ostilità verso l’Occidente … E’ questo odio contro i Paesi occidentali che giustifica questa complicità, la parola è forse troppo forte, direi piuttosto questa tolleranza verso Boko Haram”. Ora le due diocesi di Zinder e Niamey stanno tornando alla normalità; l’attuale arcivescovo di Niamey, mons. Laurent Lompo – per 13 anni stretto collaboratore di mons. Cartatéguy – sta proseguendo il lavoro cominciato dal suo predecessore, parla diverse lingue ed è molto vicino alla gente.

 

 

 

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