I cattolici, la Dottrina Sociale, e il rischio della controtestimonianza

L’ultimo volume del vescovo Mario Toso sulla “Dimensione sociale della fede” non fa solo un aggiornamento della vita sociale. Si chiede il senso della presenza dei cristiani nel mondo

Il vescovo Mario Toso di Faenza - Modigliana
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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In una società digitale e multiculturale, ha ancora senso parlare di umanesimo a ispirazione cristiana? È la domanda di fondo dell’ultimo volume del vescovo Mario Toso di Faenza _ Modigliana, La Dimensione Sociale della Fede. Sintesi aggiornata della Dottrina Sociale della Chiesa (Edizioni LAS).

Perché c’è bisogno di una sintesi aggiornata della Dottrina Sociale della Chiesa? Perché il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa è stato pubblicato nel 2004, ma poi è venuta un’altra enciclica sociale ad affrontare temi nuovissimi come la crisi finanziaria e l’ulteriore esplosione della globalizzazione, che è la Caritas in Veritate di Benedetto XVI. Papa Francesco ha invece voluto focalizzarsi sull’ecologia integrale con la Laudato Si, ma ha dato cenni di dottrina sociale anche nella esortazione Evangelii Gaudium, nonché nei suoi discorsi ai movimenti popolari.

Il vescovo Toso, che non solo è stato segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ma è anche stato tra gli estensori della Caritas In Veritate, mette così mano ad un materiale corposissimo, e ne tira fuori un volume in sedici capitoli, che dà una panoramica generale della Dottrina Sociale, della sua storia, e del modo in cui questa possa avere impatto oggi. Viene detto che è un manuale da scuola teologica, ma in realtà è un manuale di aggiornamento nel quale tutti possono trovare ispirazione per le loro buone pratiche.

Tra i vari temi, va segnalato quello che riguarda i media, che è un tema cruciale nel giorno di oggi. Il vescovo Toso, nel 2017, commentando il messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quell’anno dedicato alla non violenza, parlo anche della violenza dei media. Ed è un tema che torna nelle pagine del suo testo, perché l’educazione, sostiene il vescovo, è importantissima, e lo è in particolare nel settore mediatico complesso e a volte aggressivo, che risponde più agli interessi economici. La risposta della Dottrina Sociale è sempre quella del servizio alla persona umana, e dunque è una risposta anti-economica per eccellenza: non serve una comunicazione per il profitto, ma una comunicazione per l’uomo e per la verità.

Ed è per quello che la presenza dei cattolici dei media, così come in tutti i campi della società, è necessaria, perché altrimenti il rischio è di dare una controtestimonianza.

Dunque, la risposta finale è quella che sì, c’è ancora bisogno di un umanesimo cristiano in questa società sempre più veloce. Un umanesimo che sappia riconoscere le sfide del tempo, ma rimanendo ben ancorato in quella dottrina sociale che comincia con la Rerum Novarum di Leone XIII, ma che tiene le sue radici ben piantate nello storico impegno sociale della Chiesa. Un impegno fatto per gli ultimi, ma con una visione di insieme che mira a cambiare la società. Una società che cambia, come si s. Ma senza dare le spalle alla sua tradizione. Anzi, traendone frutto.

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