I figli di Don Orione non lasciano l'Ucraina per sostenere la popolazione

Padre Carollo racconta il lavoro dei confratelli a Kiev

Don Orione in Ucraina
Foto: https://www.operadonorione.it/
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“La Provvidenza ci ha dato subito la possibilità di vivere, in pratica, quello che predichiamo a parole. Mi riferisco al fatto che l’emergenza Ucraina sta avendo una risposta generosa e impressionante da parte di tutti. Per prima cosa, voglio rimarcare l’eroico lavoro che i nostri confratelli e sorelle, rimasti sul luogo di guerra, stanno svolgendo. Mi piacerebbe pensare che don Orione sarebbe subito corso in aiuto a quelle popolazioni come fece in occasione dei due terremoti: don Egidio Montanari, don Moreno Cattelan e il ch. Mykhailo Kostiv sono diventati, oggi, le sue mani”.

Così ha scritto il Superiore Generale, p. Tarcisio Vieira, nella lettera inviata alla Famiglia Orionina, in occasione della ricorrenza del 82° anniversario della nascita al cielo di san Luigi Orione: “Coraggio, fratelli! Con le maniche rimboccate, poniamoci in prima linea per rispondere a tutte le povertà con dei segni concreti e dare così risposta alle sfide che questo mondo nuovo ci lancia ogni giorno di più”.

Partendo da questa lettera abbiamo chiesto al direttore della provincia italiana ‘Madre della Divina Provvidenza’, p. Giovanni Carollo, di raccontarci la situazione in Ucraina: “L’Opera don Orione ha due comunità religiose in Ucraina: a Kiev e a Leopoli. Dal 24 febbraio, inizio dei bombardamenti, i due Confratelli di Kiev sono stati svegliati dal rumore infernale delle bombe che distruggevano l’aeroporto militare della capitale e, di conseguenza, hanno dovuto abbandonare la città e raggiungere gli altri due Confratelli a Leopoli. Naturalmente, la nostra casa di Leopoli è aperta all’accoglienza dei profughi e al sostegno delle persone bisognose di generi di prima necessità”.

In quale modo la Congregazione sta aiutando la popolazione?

“Oltre al primo ‘pronto soccorso’ appena descritto, la fase più impegnativa è aiutare i profughi ad uscire dall’Ucraina ed essere accolti, per quanto ci riguarda come ‘Opera Don Orione’ in Italia, presso la nostra nazione. Pertanto, pullman e pulmini offerti e pagati da tanti generosi benefattori raggiungono le frontiere ungheresi o rumene per prelevare i profughi accompagnati dai nostri missionari al punto di ritrovo, per poi passare in Italia fino a destinazione: istituti, famiglie, associazioni…

Alla data del 10 marzo, abbiamo accolto 171 profughi, tra cui giovani disabili e ciechi, e abbiamo disponibili 299 posti. Nel frattempo, proseguono anche le raccolte di beni materiali ed economici. Per i primi, in particolare viveri, medicinali e vestiti, abbiamo indicato tre centri di riferimento: Roma (al Centro Don Orione di Monte Mario), Bergamo e Genova. Il materiale che viene raccolto verrà poi inviato in Ucraina grazie all’aiuto della onlus ‘Need you’ di Acqui Terme (AL) nella persona del presidente Adriano Assandri. Infine, per quanto riguarda la raccolta fondi, prosegue quella organizzata dalla Fondazione Don Orione Onlus (www.fondazionedonorione.org)”.

Perché la Congregazione ha scelto di restare in Ucraina?

“Rispondo con le parole dei nostri sacerdoti in Ucraina: Non abbandoniamo il popolo ucraino in questo momento di grande prova”.

Per quale motivo gli orionini si trovano in Ucraina?

“A questa domanda rispondo, innanzitutto, con le parole di Gesù: ‘Andate in tutto il mondo, annunciate il Vangelo e battezzate nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo’. Gli orionini hanno piantato la prima tenda in terra ucraina nel 2001 a Leopoli e, successivamente, dal 2018 a Kiev per servire questo popolo nel nome della carità di Cristo e di don Orione.

L’annuncio del Vangelo è accompagnato dalla testimonianza della carità. A Leopoli, infatti, nel cosiddetto monastero, sono ospitati: la comunità religiosa, eventuali seminaristi e dieci disabili in forma permanente. Inoltre, annessa alla Chiesa parrocchiale vi è un oratorio per i bambini e i giovani e la Caritas. A Kiev, nuovo germoglio, dopo aver acquistato un terreno, abbiamo installato due container, di cui uno funge da Chiesa e uno da Caritas e oratorio, secondo le esigenze del momento”.

Perché fate tutto questo?

“Stiamo sperimentando concretamente quello che il Vangelo ci ha sempre indicato, cioè che il Signore non abbandona mai i suoi poveri e che l’onda della solidarietà e dell’amore alla quale stiamo assistendo è in grado di contrastare anche il terribile tsunami della guerra, che vuole provocare solo morte e distruzione. 

In pochi giorni, senza una grande organizzazione iniziale, la volontà di volersi fare prossimo agli altri ha portato veramente a constatare con mano che, come diceva don Orione, ‘la carità non avrà mai fine’ e ‘salverà il mondo’. Ma, consapevoli che la carità ha fame di azione, ci siamo rimboccate le maniche per farci prossimi alle necessità dei fratelli che soffrono per questa guerra”.

 

 

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