I miracoli di Gesù raccontati sul marmo, i sarcofagi di Bethesda ai Musei Vaticani

Un confronto fra il sarcofago vaticano e quello di Ischia

Il Sarcofago di Ischia
Foto: Musei Vaticani
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Gli studiosi li chiamano i Sarcofagi di Bethesda. Si tratta dei sarcofagi paleocristiani del IV secolo che raccontano alcuni miracoli ed episodi della vita di Gesù sullo sfondo di una città. In particolare il più rappresentato è quello della guarigione del paralitico dopo la immersione nella piscina di Betsaida,  Bethesda appunto.

Un genere molto particolare che racconta l’avvento del Salvatore nel Mediterraneo antico.

Chi visita i Musei Vaticani fino al 29 marzo può ammirare nel Museo Pio Cristiano una mostra che mette in evidenza gli ultimi studi su questo tipo di sarcofagi.

Occasione della mostra è l’opera di recupero di un prezioso esemplare di questa tipologia di decorazione dei sarcofagi ad Ischia. Un sarcofago era fin dal 1866  murato in una parete del Palazzo Vescovile e recentemente distaccato e restaurato in vista di una musealizzazione. Il Vescovo d’Ischia Pietro Lagnese con la Direzione dei Musei Vaticani, guidata da Barbara Jatta hanno così deciso di presentare il sarcofago in una esposizione che s’inaugura dapprima in Vaticano, per poi esser proposta anche al Museo Diocesano di Ischia a partire dalla primavera del 2020.

I Sarcofagi di Bethesda raccontano un chiaro programma iconografico, nel quale la narrazione evangelica del Signore taumaturgo che percorre le strade della Galilea e della Giudea beneficando e risanando tutti si attualizza, per il fedele, nella “guarigione” dalla morte. L’evento salvifico è illustrato dalla figura del paralitico dormiente sul lettuccio, per cui giunge il “tempo favorevole” della risurrezione, evocato sul sarcofago dalla presenza della meridiana che affianca la persona di Gesù.

Il sarcofago di Ischia è eccezionalmente esposto a fianco di un altro dei rari sarcofagi di Bethesda giunti fino a noi ancora sostanzialmente integri.

Si tratta di  quello rinvenuto in Vaticano nei lavori per la costruzione della cinquecentesca Basilica di San Pietro, anch’esso intriso di storia e di percorsi antiquari, nonché oggetto di settecenteschi restauri e oggi vanto della raccolta di sarcofagi paleocristiani dei Musei Vaticani.

La loro esposizione congiunta consente finalmente di raffrontare dal vivo due esemplari del medesimo “tipo” e, contestualmente, di riflettere sul commercio di tali manufatti lungo le coste dell’Impero. Attraverso le rotte marittime, i “sarcofagi di Bethesda” non sono più solo tombe lussuose da esportare: le loro immagini suggellano il diffondersi di una nuova concezione cristiana della morte, il dies natalis, ed echeggiano l’annuncio dell’avvento del Salvatore, nel suo propagarsi «fino agli estremi confini» (At 1, 8) e nel richiamare «le isole più lontane» (Ger 31, 10) a far parte del nuovo Mondo cristiano.

Due altri famosi sarcofagi sono evocati nella mostra. Quello inserito nelle mura della cattedrale di Tarragona in Spagna e quello della catacomba di Pretestato a Roma che in occasione della mostra viene eccezionalmente aperta al pubblico.

L’iniziativa a cura di Umberto Utro e Alessandro Vella (Musei Vaticani) con la collaborazione di Don Emanuel Monte (Museo Diocesano di Ischia) è posta sotto il patrocinio dell’Istituto Patristico Augustinianum, nell’ambito dei cui “Incontri di studiosi delle Antichità Cristiane” il tema è stato per la prima volta presentato. Particolarmente interessante il catalogo con saggi destinati agli addetti ai lavori. 

La mostra resterà aperta fino al 29 marzo 2020.

La visita è inclusa nel biglietto d’ingresso dei Musei Vaticani

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