I Papi scrivevano in quechua, la visita di Papa Francesco alla Biblioteca vaticana

Un momento della vista del Papa alla Bav
Foto: pd
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Ieri mattina il Papa ha visitato la Biblioteca Vaticana e l' archivio segreto in forma strettamente privata. Nella edizione di oggi de L’ Osservatore Romano ci sono alcuni dettagli dell’evento. “La parola di Dio contenuta nelle Scritture ispirate e le parole degli uomini come fiumi che confluiscono in due delle più antiche e importanti istituzioni culturali della Santa Sede è stato il filo conduttore della visita privata.

Il Papa è stato accompagnato dall’arcivescovo José Tolentino de Mendonça, bibliotecario e archivista di Santa Romana Chiesa, e dai prefetti delle due istituzioni, monsignor Cesare Pasini e il vescovo barnabita Sergio Pagano, che gli hanno presentato tutti i dipendenti.

Come riporta il quotidiano vaticano “In biblioteca il Pontefice ha visitato il Salone sistino, il magazzino degli stampati e le sale di studio dove gli sono stati mostrati due dei più antichi e importanti testimoni del testo biblico, il papiro Bodmer XIV-XV (denominato p 75 o Hanna i) e il celeberrimo codice b, uno dei sedici manoscritti sopravvissuti dell’era precolombiana, il Borgiano messicano 1, e un originale della Bibbia di Gutenberg.

Francesco ha poi potuto vedere tre monete menzionate nei vangeli tra le centinaia conservate nel Gabinetto numismatico: un siclo di Tiro, come quelli ricevuti da Giuda, un denario romano coniato al tempo dell’imperatore Augusto e una monetina simile all’offerta della vedova, che ha molto colpito il Pontefice.

In archivio il Papa ha visitato la sala degli indici e i depositi sotterranei, dove ha visto una lettera su corteccia di betulla degli indiani Ojibwe dei Grassy Lakes nell’Ontario a Leone XIII, il tòmos del patriarca Atenagora per la revoca della scomunica pronunciata nel 1054 dal suo predecessore Michele Cerulario, la rubrica contenente i nomi dei sacerdoti rinchiusi a Dachau, alcune notizie sulla deportazione delle sorelle Edith e Rosa Stein, un breve di Clemente VIII in lingua quechua e l’approvazione da parte di Onorio III della regola di san Francesco d’Assisi”.

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