I vescovi d' Europa chiedono la fine della guerra in Ucraina

In un appello ai capi delle Nazioni al termine dell'incontro annuale di CCEE e CEC

La riunione del comitato CCEE- CEC
Foto: CCEE
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

“La religione non può essere usata come mezzo per giustificare questa guerra. Tutte le religioni, e noi come cristiani, siamo uniti nel condannare l'aggressione russa, i crimini che vengono commessi contro il popolo dell'Ucraina e la blasfemia che rappresenta l'uso improprio della religione in questo contesto”.

Lo scrivono i membri del Comitato Congiunto della Conferenza delle Chiese Europee (CEC) e del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE)  in un appello ai capi delle Nazioni e alla comunità internazionale affinché facciano tutto ciò che è in loro potere per porre fine all'attuale guerra che sta distruggendo vite e causando indicibili sofferenze.

Il Comitato Congiunto CEC-CCEE ha rilasciato una dichiarazione durante l’incontro del 21 marzo a Bratislava, in Slovacchia. La dichiarazione sottolinea che il “cuore della fede cristiana sono la pace e la riconciliazione, esemplificate nella vita di Gesù Cristo”.

Nel testo i vescovi scrivono: “Assistendo alla grande sofferenza di coloro che vivono in Ucraina e fuggono da essa, esortiamo le autorità religiose e politiche a impegnarsi in un vero dialogo e a promuovere una pace duratura. Ringraziamo per l’enorme lavoro svolto dalle Chiese e dalle ONG, così come dalle autorità locali e statali nei paesi confinanti con l'Ucraina e non solo, nell’accogliere coloro che lasciano le loro case e fuggono dalla guerra.  Riconosciamo anche le voci del popolo russo che sta coraggiosamente protestando contro l'invasione, e siamo solidali con loro nella loro lotta. Esortiamo a continuare tutte le iniziative che sostengono la vita e che testimoniano l'amore di Cristo per il prossimo. Continuiamo a pregare per il dono della pace e invitiamo tutti i cristiani a unirsi a noi in preghiera, rafforzando i loro sforzi per affermare il valore della vita e per promuovere attivamente la riconciliazione”.

Ti potrebbe interessare